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Forza di un votodi Gianni Baget Bozzo - tratto da Panorama del 22 ottobre 2004 La Costituzione italiana del '48 è stata sostanzialmente mutata. L'impresa, che si è trascinata per cinque legislature attraverso le commissioni bicamerali, è stata condotta a termine da una maggioranza di governo. Ma anche la precedente riforma, quella del titolo V sul federalismo, era stata fatta da un'altra maggioranza di governo. Ciò che ambedue le parti hanno, in tempi diversi, superato, è il concetto della bicamerale, cioè l'idea di costruire insieme la riforma, così come era accaduto per la Costituzione vigente. Fu possibile adottare a quasi unanimità la Costituzione del '48 perché allora l'unità politica del paese era fragilissima, quasi in uno stato di potenziale guerra civile. Il voto unitario alla Costituzione espresse il desiderio delle opposte parti di mantenere l'unità dello Stato e della Nazione e di evitare lo scontro armato tra democratici e comunisti. La Grecia, allora in stato di guerra civile, era il modello da scongiurare. Le condizioni sono oggi molto diverse, l'unità del paese è ben solida, è dunque possibile che la Costituzione sia votata con la normale regola della democrazia: a maggioranza. Il Presidente della Repubblica e il Presidente della Camera rivolgono appelli all'unità del voto nella Costituzione, ma questi appelli cadono nel vuoto: e la Costituzione si muta secondo le regole di una democrazia ormai stabilizzata. La Casa delle libertà esce rafforzata da questo voto, che ha diviso radicalmente il centro democristiano presente in ambo gli schieramenti e, quindi, ha trasformato l'Udc in un partito del centro destra anche a livello costituzionale. Non a caso l'intervento più appassionato del centro sinistra contro la riforma è stato quello di Ciriaco De Mita, che ha rivolto all'Udc un appello alla cultura democristiana della mediazione, invitandola a evitare la "rozzezza" del nuovo impianto costituzionale. Ora la Casa delle libertà è unita da qualcosa di più profondo della convergenza in un programma di governo, è determinata a dare forma costituzionale alla seconda Repubblica. Questo obiettivo sembrava anche proprio della sinistra, non a caso D'Alema si era tanto impegnato nella commissione bicamerale. Rifiutando ogni dibattito sui contributi della riforma, che pure aveva sostenuto nel corso della passata legislatura, il centro sinistra sempre deciso a riaffermare il principio della sacralità della Costituzione del '48, che pure esso ha modificato in senso federale: tanto che la riforma del centro destra rappresenta il paradosso del rafforzamento del potere centrale con il voto determinante della Lega Nord. La divisione che verrà presentata agli elettori nel referendum costituzionale che la sinistra si accinge a promuovere, sarà quindi tra prima e seconda Repubblica. La sinistra sembra dunque abbandonare la linea che sostenne durante gli anni '90, come se, la grande crisi delle istituzioni repubblicane in quegli anni non avesse significato nulla. Attaccandosi a un referendum abrogativo, la sinistra contraddice la sua stessa storia, quella che nel '96, determinò il primo Ulivo. Agli elettori italiani sarà dunque chiesto se vogliono conservare un testo costituzionale nato da un compromesso storico di cui non esistono più i termini o accettare il fatto che la democrazia italiana sia Costituzione a se stessa e quindi possa, mediante un voto maggioritario, definire i testi normativi più alti.
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Ragionpolitica, periodico on line n.80 del 22/10/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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