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Monet, la Senna e le ninfeedi Paola Di Giammaria - 23 ottobre 2004 Monet come in Italia non si è mai visto, per una grande mostra che apre la lunga stagione dell'arte a Brescia. Oltre cento dipinti collocati in un allestimento che ricostruirà addirittura il bateau-atelier, l'imbarcazione con cui Monet si spostava mentre dipingeva lungo il fiume. Ha tutto il sapore della novità la mostra "Monet, la Senna e le ninfee" che apre i battenti dal 23 ottobre fino al 20 marzo 2005 presso il Museo di Santa Giulia a Brescia. A curarla è Marco Goldin che per i prossimi anni ha in cantiere, sempre nella cittadina lombarda, la realizzazione di mostre su Van Gogh, Gaugin, i fauves e gli espressionisti tedeschi. Si parte con Claude Monet, il padre dell'impressionismo, il movimento artistico di fine ‘800 che è alla base dell'arte moderna e che, non a caso, prende il nome da un quadro del celebre maestro, dal titolo "Impression. Soleil levant", datato 1874. In questo anno Monet è tra i promotori della prima mostra impressionista che si tiene nello studio del fotografo Nadar. L'esposizione, divisa in otto sezioni, intende ripercorrere il cammino che ha portato Monet da una visione di impianto descrittivo e naturalistico fino alla dissoluzione dentro la materia, la luce e il colore del dato di natura. E' la Senna il motivo conduttore di tutto l'itinerario. Fiume che, fin da certe prove degli anni Sessanta del XIX secolo, resta come un vero filo rosso dentro l'opera del pittore, segnandone spesso le svolte più importanti e decisive. Lo studio della natura, degli effetti di luce sull'acqua, la pittura en plein air sono tratti caratteristici di tutti gli impressionisti, ma Monet, più degli altri, ha fatto di questa indagine, dell'amore per l'acqua, l'elemento costante della sua ricerca artistica. Ha dipinto il mare e le spiagge della Normandia, ha lavorato sulle rive della Senna, si è spinto fino a Venezia per ritrarre la Laguna nelle diverse ore del giorno. Ha dipinto battelli ancorati sulle sponde del fiume. Nel 1890 ha comprato una proprietà a Giverny e qui, dopo aver deviato il corso dell'Epte, un affluente della Senna, ha creato per sé uno splendido giardino, con un ponte giapponese e uno stagno per le ninfee. Ecco il soggetto preferito degli ultimi anni, le ninfee. Una pittura nata dalla dissoluzione di luce, forme e colore in un impasto cromatico irripetibile e unico. Per lui, ormai vecchio e quasi cieco, ciò che vale non è più l'impressione visiva ma il sentimento interiore e la comunione con la natura. La mostra ripercorre anche il cammino iniziale del maestro, il suo alunnato con Boudin in Normandia davanti al mare di Le Havre e poi il passaggio nella foresta di Fontainebleau, che diventa per lui il vero primo atelier dentro la natura. Ecco le prime descrizioni della Senna, nei pressi della foce, poi dentro Parigi fino alla sua identificazione con l'elemento naturale. Fiume che ci offre la possibilità di valutare con attenzione il procedere della sua pittura verso un'interiorizzazione dell'immagine naturale. Fino alla celebre serie, tra il 1896 e 1897, dedicata ai "Mattini sulla Senna", quando il reale è già dissolto in luce. Uno dei capolavori in mostra è "I glicini", che il Gemeentemmuseum dell'Aja presta per la seconda volta nella sua storia. Costituisce la naturale conclusione del percorso: la fioritura, infatti, è sospesa sopra uno stagno di ninfee ed è inscritta in un cielo azzurro. E il riflesso si trasforma lentamente in astrazione, fino a confondersi con l'acqua. Tra le novità più interessanti la ricostruzione del bateau-atelier, resa possibile grazie ad un'attenta analisi attraverso quadri, disegni, lettere degli amici di Monet. Un maestro d'ascia veneziano ha ricostruito in legno l'imbarcazione, anche con lo studio interno della cabina. Per rendere la mostra più completa, soprattutto dal punto di vista storico, sono presenti all'inizio dipinti di Corot e Daubigny, i pittori che rappresentano, prima dell'impressionismo, il punto di partenza delle ricerche sulla natura anche per Claude Monet. E a fare da corona alla sua opera saranno una cinquantina di dipinti dei suoi veri compagni di strada: Pissarro, Renoir, Sisley e Caillebotte. Molti i capolavori che ritraggono il fiume in diversi momenti della giornata o delle stagioni. Anche scene di vita, regate e gite in barca. Eccezionale l'accostamento delle due versioni de "I canottieri ad Argenteuil", che Monet e Renoir realizzarono lavorando fianco a fianco nel 1874. Da questo confronto emergerà certo la grandezza di questi pittori, ma ancor più il genio di Claude Monet, la cui arte si pone all'interno di confini nuovi, ormai pienamente novecenteschi. Nel terreno, cioè, dello sprofondamento psicologico della visione e della pittura. Ecco perché occorreva, alla fine della mostra, indicare anche lo stagno di Giverny e le straordinarie ninfee, come ulteriore spazio di una grandezza pittorica che aveva già toccato vertici sublimi. Paola Di Giammaria Notizie utili"Monet, la Senna e le ninfee" |
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Ragionpolitica, periodico on line n.80 del 22/10/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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