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La riforma della Costituzione contro il secessionismo dell'Ulivodi Andrea Borneto - 23 ottobre 2004 L'officina riformatrice della CdL lavora a pieno ritmo e venerdì 15 ottobre la Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge che riforma la seconda parte della Costituzione. Il testo approvato è molto fedele alla bozza presentata in Parlamento il 15 settembre dal ministro Calderoli. In primis, è stata approvata la devolution, ossia l'attribuzione alle Regioni di competenze esclusive in materia di scuola, sanità e polizia amministrativa locale. Contestualmente, sono state riaffidate allo Stato alcune competenze assolutamente non frazionabili come la distribuzione dell'energia elettrica, le reti di trasporto e comunicazione e l'ordinamento delle professioni, che la riforma ulivista del Titolo V aveva incomprensibilmente affidato alle Regioni. La revisione del federalismo era urgentissima per eliminare i pericoli per l'unità del Paese introdotti dalla riforma dell'Ulivo, che aveva desovranizzato lo Stato. Sono stati perciò introdotti strumenti come la clausola di supremazia dello Stato, il concetto d'interesse nazionale e la sussidiarietà, che sono presenti in tutte le costituzioni e che solo dei salumieri costituzionali come gli "esperti" dell'Ulivo potevano dimenticare. Un altro punto fondamentale della riforma è l'approvazione del Premierato, ossia l'attribuzione ai cittadini del diritto di scegliere il Primo Ministro al quale vengono conferiti alcuni nuovi poteri (come ad es. quello di nominare e revocare i ministri). La formula scelta è quella del "governo di legislatura della maggioranza" ed è basata sull'obbligo di mantenere invariata la maggioranza uscita dalle urne. Il sistema adottato è innovativo, (non segue i due principali modelli che sono quello britannico-svedese e quello tedesco-spagnolo) e consiste in un'inedita norma antiribaltone bilaterale, che si basa sull'obbligo per il premier di dimettersi se sopravvive ad una votazione fiduciaria grazie all'apporto determinante dei deputati dell'opposizione e nello scioglimento obbligatorio della Camera, nel caso che la maggioranza, dopo aver sfiduciato il premier, non riesca a sostituirlo rimanendo invariata. Il bicameralismo perfetto è stato superato: la Camera sarà competente sulle leggi che vertono sulle materie di competenza statale e il Senato Federale lo sarà per le leggi che vertono sulle materie a competenza concorrente tra Stato e Regioni e sarà escluso dal circuito fiduciario. Anche il nuovo modello di bicameralismo si basa su istituti inediti: i conflitti di competenza Camera/Senato saranno risolti dai Presidenti delle due Assemblee o da una commissione mista di deputati e senatori. Infine, è stato stabilito che qualora il Primo Ministro ritenga che una legge di competenza del Senato sia essenziale per l'attuazione del programma di Governo potrà chiedere al Presidente della Repubblica di farla adottare dalla Camera. Dulcis in fundo, il numero dei parlamentari e dei consiglieri regionali sarà tagliato. Le iniziative dell'opposizione in Parlamento sono state incomprensibili: le sinistre hanno votato contro l'istituzione della figura del capo dell'opposizione e, smentendo la politica fino ad oggi sostenuta, contro l'attribuzione in esclusiva del potere di grazia al Presidente della Repubblica. Fuori dal parlamento è andata anche peggio: Astrid, l'associazione dei cost-cons (i costituzional-conservatori, così definiti da il Riformista), presieduta da Bassanini, già in estate aveva fissato una manifestazione di piazza da tenersi con il sostegno dei sindacati. Poi, quando quelli di Astrid hanno saputo che al posto dei sindacati (utili a fare massa, dato che gli amici di Astrid sono, secondo Il Foglio solo il 3,8% dei giuspubblicisti che, tra l'altro, non sono milioni) avrebbero partecipato solo i sindacalisti, cioè Epifani e le segretarie di Angeletti e di Pezzotta, Bassanini ha dovuto convertire la manifestazione dalla piazza al teatro. Così Bassanini, per la prossima manifestazione, per evitare "buche" ha deciso, con un colpo di genio, di fissarla direttamente nella sede centrale della CGIL. Con la settimana sociale di Bologna è andata anche peggio: i giuristi cattocomunisti relatori (Casavola etc.) hanno affermato che -bum- la riforma della Costituzione era addirittura contraria alla dottrina sociale della Chiesa, perché, secondo loro, il Premierato viola la separazione dei poteri tra legislativo ed esecutivo. Alcuni, però, come Dino Boffo, su l'Avvenire, si sono accorti che forse le riforme istituzionali, che maggiormente feriscono la dottrina sociale della Chiesa e la Costituzione stessa, sono i nuovi Statuti delle Regioni rosse che disconoscono le radici cristiane, pretendeno, ad esempio, di riconoscere le coppie di fatto. Peggio di così non gli poteva andare!
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Ragionpolitica, periodico on line n.80 del 22/10/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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