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Quando la fanteria vuole il computerdi Francesco Tomasinelli - 30 ottobre 2004 Molto si è parlato, soprattutto negli ultimi tempi, di progetti riguardanti il soldato del futuro, quello che viene definito "fante del XXI secolo". Il settimanale Specchio dedicò addirittura la copertina a questo tema, con la suggestiva immagine di un soldato equipaggiato con una varietà di dispositivi dal look molto avvenieristico. Anche mensili come Focus e Quark dedicarono un certo spazio alla vicenda. In effetti sembra che la tecnologia possa garantire un radicale potenziamento di quella che viene definita la regina delle battaglie, la fanteria, che con le missioni di peacekeeping, i frequenti scontri urbani degli ultimi anni e la lotta al terrorismo sta lentamente riguadagnando un posto importante nei bilanci della difesa. Ma molti entusiasmi iniziali circa "straordinari miglioramenti" in questo campo sono davvero da ridimensionare. Uno sforzo per migliorare il povero fante andava senz'altro fatto. Sostanzialmente, dopo l'invenzione del fucile d'assalto alla fine della seconda guerra mondiale (arma lunga con munizioni da fucile in grado di sparare anche a raffica), ma che ha raggiunto ampia diffusione negli anni '60, poco è cambiato. Certo adesso ci sono, almeno nei paesi avanzati, visori notturni ad ogni livello, ottiche avanzate, radio migliori, giubbotti protettivi, lanciamissili, mitragliatrici leggere e affidabili. Ma un combattente della seconda guerra mondiale si troverebbe subito a sua agio anche con un equipaggiamento abbastanza moderno. E' così che alcuni, governi, con gli Stati Uniti in prima linea come di consueto, hanno avviato nei primi anni ‘90 programmi di ricerca e sviluppo atti a rivoluzionare l'equipaggiamento della fanteria. Ma, contrariamente a quanto spesso si pensa, questa rivoluzione non riguarda tanto le armi, quanto piuttosto la dotazione elettronica del soldato. In pratica la filosofia operativa suona come qualcosa del genere: più informazioni disponibili = maggiore consapevolezza della situazione = maggiore letalità = perdite inferiori (e superiori per il nemico). Il programma americano Land Warrior, il progetto più avanzato in questo ambito, prevede oltre a nuove divise e protezioni ultraleggere, che ogni soldato sia dotato di un piccolo computer da campo, l'equivalente di un nostro PDA civile (i cosiddetti palmari) in grado di fornire in tempo reale la sua posizione su mappe, oltre a quella dei compagni e delle formazioni di nemici, rilevati grazie ad una varietà di sensori e condivise in una rete informatica. Il soldato potrà accedere a queste informazioni guardando attraverso un visore montato sull'elmetto, sul quale si trovano anche radio individuale e sistemi di biomonitoraggio, per consentire ai caposquadra e ai medici di conoscere lo stato di salute di ogni combattente. L'arma individuale sarà dotata di una costoso ottica con visore termico, in grado di rilevare il calore dei nemici mascherati, di un cannocchiale e di una telecamera che consente di osservare e fare fuoco esponendo solo l'arma dietro ad un ostacolo. Nel programma americano molti fucili (sistema XM-8, versione modificata del HK G-36 tedesco) saranno anche dotati di un costoso lanciagranate semiautomatico, in grado di impegnare anche nemici nascosti dietro ad ostacoli, grazie a sofisticate munizioni dotate di spoletta a tempo. Tutto bene quindi? L'Occidente potrebbe guadagnare, anche negli scontri di fanteria, quella totale superiorità che per ora vanta, contro avversari di medio e basso livello, quando si parla di aerei e, in misura minore, di forze corazzate? Sulla carta il sistema dimostra potenzialità straordinarie: un piccolo reparto, con fortissima coesione (tutti sanno dove sono e cosa fanno gli altri) e alta qualità dell'informazione (vedono e colpiscono per primi il nemico) potranno fare quello che, solo pochi anni prima, avrebbe richiesto una formazione grande il triplo. Nonostante ciò la questione è al centro di dibattiti piuttosto accesi. I primi "fanti del futuro" dovevano entrare in servizio già quest'anno nell'US Army ma così non è stato, nonostante l'incentivo dell'Iraq. Sono stati distribuiti soltanto alcuni computer portatili da campo, i CDA, che hanno ricevuto ottime recensioni, ma sono solo un primo, minuscolo passo. In realtà integrare migliaia di combattenti in una rete che sia robusta, affidabile e facilmente impiegabile è di una complessità sconvolgente. Non siamo nella cabina pressurizzata di un jet con un pilota addestrato e avvezzo all'elettronica. Qui l'utente è il soldato comune, nel fango, sotto la pioggia e al sole, con le sue inquietudini e le sue paure. Progettare un interfaccia che funzioni come si deve probabilmente richiederà più dei due anni ipotizzati dall'US Army per distribuire i primi sistemi operativi. E poi c'è il problema delle batterie e dei pesi. Tutto questo equipaggiamento in funzione consuma tantissima energia: abbiamo radio, visore fucile, sistema biomonitoraggio, PDA con GPS, e chissà cos'altro. Risultato: le batteria ricaricabili durano 4-10 ore a seconda dei test. E se l'energia finisce troppo presto tutto diventa completamente inutile: 10 kg di gadget inservibili. Insomma, i problemi da risolvere non mancano anche senza parlare di costi, peraltro notevoli: siamo oltre 50.000 dollari per un soldato completamente equipaggiato. Con il paradosso che il suo fucile "nudo" costerà meno di 1000 dollari. Sono in molti a ricordare che un militante con un vecchio Kalashnikov da 100 dollari può essere, in determinate situazioni, altrettanto pericoloso. Anche in Europa ci si è mossi con un a certa rapidità. Un po' tutti i maggiori paesi europei hanno il loro programma per il "fante digitale" L'Italia ha recentemente presentato la dotazione del "Soldato futuro", un progetto che sembra ben bilanciato, non troppo ambizioso e prevede il coinvolgimento di diverse aziende nazionali. Bisognerà, anche in questo caso, aspettare diversi anni prima di vedere qualche sistema operativo.
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Ragionpolitica, periodico on line n.81 del 29/10/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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