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6 marzo 2008
 
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Caravaggio. L'ultimo tempo 1606-1610

di Paola Di Giammaria - 30 ottobre 2004

Di Caravaggio si è detto di tutto e di più. Il "pittore maledetto" per eccellenza. La sua fama di uomo dal carattere difficile e violento va di pari passo con il rifiuto di molti suoi dipinti, dove santi e madonne sembrano uomini di borghi malfamati, con i piedi sporchi e le vesti stracciate. Dove compaiono cose umili, quotidiane, in colori foschi squarciati da improvvisi bagliori di luce.

Eppure basta solo il nome di questo straordinario pittore per attirare folle di visitatori ad una mostra. "Caravaggio. L'ultimo tempo 1606-1610", in corso al Museo di Capodimonte di Napoli fino al 23 gennaio 2005, è una «piccola mostra», come ha scritto nel catalogo anche il curatore Nicola Spinosa, Soprintendente al Polo Museale partenopeo. Non più di una ventina di tele o poco meno, tutte sicuramente di mano del maestro lombardo, alle quali si è ritenuto opportuno affiancare sia alcune antiche copie, sia un limitato nucleo di dipinti per i quali, seppur tra molti dubbi, si è proposto l'attribuzione alla fase finale della sua attività.

La mostra, infatti, è dedicata alla fase finale della "carriera", se così si può chiamare, del pittore. Sono gli anni che lo portano a fuggire da Roma dopo aver ucciso in una lite di gioco Ranuccio Tommassoni, suo compagno di strada, sbronze e avventure, e a riparare a Napoli nell'estate del 1606. Ma anche nella città partenopea non trova pace e prosegue verso Malta, la Sicilia e di nuovo a Napoli, quel girovagare disperato che ne ha fatto l'icona dell'irrequietezza. Nel 1610 apprende la notizia della grazia papale e si imbarca su una feluca verso Roma con tre dipinti da donare al cardinale Scipione Borghese, potente nipote del Papa, ma, sbarcato a Porto Ercole, muore in completa solitudine probabilmente per febbri malariche o tifoidee.

Così finisce la vita di Caravaggio, nato nell'omonimo paese lombardo nel 1571 e giunto a Roma intorno ai vent'anni, la cui pittura, vera, reale, drammatica, lontana da ogni trionfalismo religioso, costituisce la grande rivoluzione figurativa del Seicento. Un nuovo modo di rappresentazione, assolutamente non convenzionale, ma immediato e diretto, che blocca sulla tela, tra contrasti laceranti di ombre e luci, frammenti di verità, di vite vissute, colte nel momento di maggiore tensione non solo fisica ma soprattutto psicologica ed emotiva. Un modo di rinnovare la pittura nel profondo e dal profondo che gli aveva consentito durante gli anni del suo esordio a Roma, nella bottega del Cavalier d'Arpino, in un ambiente legato alle tendenze della Controriforma e del tardo manierismo, di stringere legami profondi, non solo professionali, con esponenti prestigiosi del mondo romano, sia religioso che non. Tra questi il cardinale Scipione Borghese, i marchesi Giustiniani, Ciriaco Mattei, e il cardinale Francesco Maria del Monte. Gli incarichi al Caravaggio non mancarono anche fuori Roma, in quel suo peregrinare affannoso e inquieto. Negli ultimi quattro anni di vita, anni di fughe rocambolesche ed evasioni, egli dipinge un gran numero di quadri, tutti portatori di irripetibili novità figurative.

Per scoprire quale sia la sconvolgente natura religiosa di Caravaggio basta avvicinarsi al quadro "Le Sette Opere di Misericordia", per l'occasione rimessa a nuovo grazie ad una ripulitura. La scena sembra ripresa dal vero, in uno di quei vicoli bui e maleodorante della Napoli spagnola, dove una donna semplice dai capelli scomposti, la Vergine, ha in braccio il Bambino; dove un povero attende in primo piano l'elemosina e un ubriacone beve assetato addirittura da una mascella d'asino. E' la Madonna "senza seggiola", come l'aveva definita ironicamente Roberto Longhi, il grande storico dell'arte che per primo scoprì la grandezza del Caravaggio, proprio per confermare come nel pittore non ci fosse alcuna intenzione di santificare l'immagine divina. L'esistenza quotidiana, fatta di miserie e dolori individuali, nasconde tuttavia dentro di sé l'umanità più vera e una religiosità profonda. Tutti questi frammenti di vita sono legati ad un fervore, quello delle opere di misericordia e sanciscono come per Caravaggio il valore dell'arte non sia nella nobiltà dell'argomento, ma nell'impegno responsabile di affrontare la realtà e partecipare alle pene altrui. E la luce radente, che squarcia nel buio corpi e visi, non fa che rafforzare la materialità della pittura e l'intenzione del pittore.

In mostra anche "La Flagellazione", dipinta ai primi tempi del suo soggiorno napoletano per la chiesa di San Domenico Maggiore, la "Cena in Emmaus" della Pinacoteca di Brera a Milano, la "Crocifissione di Sant'Andrea" del Museo di Cleveland, le due redazioni della "Salomè con la testa del Battista" della National Gallery di Londra e del Palazzo Reale di Madrid, tutte tappe fondamentali del percorso al tempo della sua prima sosta a Napoli. Per le tele siciliane si segnalano "La Resurrezione di Lazzaro" e "Il Seppellimento di Santa Lucia", quest'ultimo frammento di una vicenda umanissima, di un dramma individuale e collettivo, colto nella tensione culminante e fissato sulla tela tra bagliori improvvisi entro ombre dilaganti.

A chiusura dell'itinerario tele da mozzare il fiato: il "David con la testa di Golia" della Galleria Borghese, la "Negazione di Pietro" del Metropolitan di New York, il "Martirio di Sant'Orsola" della Collezione di banca Intesa e il "San Giovannino nel deserto", sempre della Borghese, che fu consegnato al cardinale Scipione dopo la morte del pittore; si tratta di uno dei tre dipinti che Caravaggio portò con sé verso Roma.

Corollario alla mostra alcune antiche copie da originali dispersi e alcuni dipinti attribuiti, pur con molti dubbi, alla mano del maestro, tra cui un "Ecce Homo", ritrovato da Mina Gregari e una "Salomè con la testa del Battista", riscoperta da Ferdinando Bologna in una collezione privata a Lecce, opere per la prima volta esposte in una mostra.

Paola Di Giammaria

Notizie utili

Caravaggio. L'ultimo tempo 1606-1610
Museo di Capodimonte, Via di Miano, 1 - 80100 Napoli
Tel. 081/7499111
www.caravaggioultimotempo.it

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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