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Umano e antiumanodi Stefano Doroni - 30 ottobre 2004 In questo momento storico particolare, in cui l'idea comunista risorge in forma noglobal e finto pacifista, e il cristianesimo nella sua versione sociale fa comunella con gli amici del nemico, è più che mai necessario ricordare cos'è umano e cosa no. Il comunismo è antiumano, il cristianesimo no: è fede dell'uomo in Dio e di Dio nell'uomo. Mentre il comunismo come idea è antiumano, come progetto ideologico e non come manifestazione storica, elemento di cui i neocomunisti si liberano facilmente come un fatto passato che non avrebbe più un peso. L'alleanza fra idea comunista e cristianesimo è nefasta per la nostra civiltà perché la espone a pericoli gravissimi facendole perdere la capacità di proteggersi e di difendere i propri valori.
Il comunismo è antiumano perché mette al centro della storia e della politica un elemento collettivo: la classe sociale, il gruppo umano. La storia è fatta di scontro di classi, e il paradiso - in terra - che l'ideologia promette è la società senza classi dove l'individuo, ridotto a livello di «uomo sociale», sarà assorbito in un mondo senza bisogno di Stato né di ordine costituito perché le opinioni personali, e quindi la possibilità della discussione e del dissenso, saranno bandite dai cervelli tutti ugualmente indottrinati.
Il cristianesimo è umano perché mette al centro la persona e non la comunità, e quindi non può che essere liberale. Il padrone della parabola dei talenti non considera i suoi servi come classe sociale: li conosce uno per uno e a ciascuno chiede di far fruttare i propri talenti. Quando il padrone punisce il servo che non ha fatto fruttare la sua dote, cioè non ha messo in gioco se stesso, segna la nascita del liberalismo, inteso come pensiero che si impernia sulla possibilità del singolo di essere protagonista della propria esistenza e del proprio destino. Nella parabola dei talenti c'è la smentita della massima marxista: «Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni». Infatti il padrone non rende a ciascun servo secondo i suoi bisogni, bensì in base ai suoi meriti. E i meriti sono qualcosa di personale, non dipendono dal collettivo.
La fede cristiana non può condividere alcunché con il comunismo perché la sua logica è agli antipodi di esso. Ma proprio per questo è umana, nel senso che risponde perfettamente ai bisogni e alle domande delle persone. Perché per ciascuna di esse Cristo è venuto. Nella parabola della pecorella smarrita Gesù racconta come il Buon Pastore sia pronto a recuperare la singola pecora che è rimasta fuori dal gregge. E conclude: «Et si contigerit ut inveniat eam, amen dico vobis quia gaudebit super eam magis quam super nonaginta novem quae non erraverunt» («E se gli avviene di trovarla, in verità vi dico che si rallegra per essa più che per le novantanove che non si sono smarrite»). Questa è la prova che per Dio viene prima il singolo e poi la comunità. Se Cristo fosse stato un comunista avrebbe chiamato la percora smarrita «dissidente», «nemico del popolo e della rivoluzione» e l'avrebbe rinchiusa in un campo di concentramento, fino alla morte o alla «rieducazione», cioè alla perdita della propria indipendenza mentale. Invece la fede cristiana è un progetto di salvezza per l'umanità, cioè per ogni individuo: Gesù fa sacra la persona, soggetto primo e unico della salvezza, portatore di personalità e diritti. Però Cristo non fa sconti. Non si sta con il Messia se non si crede che l'uomo sia qualcosa di più che carne, sangue e apparato digerente. La fede cristiana è umana e umanista perché dell'uomo individuale, e non «sociale», fa il destinatario del suo messaggio. Senza obbligare nessuno, presentandosi come proposta e non come coercizione; comunque per ciascun uomo individuale Cristo muore sulla croce. Quando giudicherà chiederà conto di come ciascuno ha saputo far fruttare quell'amore che il Signore ci ha trasmesso: allora potremo constatare che Dio non è un buonista (come vogliono farci credere i cattocomunisti) ma un amico severo. La religione comunista è antiumana perché ignora l'uomo individuale, perché è pensata contro le esigenze e i desideri più intimi della persona. Sembra offrire all'umanità risposte definitive mentre scippa gli individui - omologandoli - della propria dignità. Il comunismo, in sostanza, non vuole che si salvi la pecora. Proprio perché cristianesimo e comunismo sono divisi per sempre da una diversa idea dell'uomo il cattocomunismo, cioè quella deviazione del cristianesimo che privilegia le dimensione sociale della pratica politica rispetto alla tensione mistica della fede, è un'eresia. Il pacifismo ideologico, quello che fa preferire Bin Laden a Bush e fa schierare molti europei dalla parte di chi ci ammazza, è il frutto dell'abbraccio mortale fra l'ideologia comunista e il cristianesimo deviato. La logica cristiana è rovesciata rispetto a quella comunista, e generalmente rivoluzionaria, che ha riempito di sé il XX secolo bollandolo come l'epoca dei totalitarismi. Questa logica subordinava i singoli ai destini dei gruppi. Invece nell'ottica cristiana le esigenze di molti non valgono per forza di più di quelle di pochi, o di uno. In un film della serie Star Trek, cinematografia spocchiosamente denigrata dagli intellettuali «impegnati», tristi e sfigati per tendenza, sinistroidi, ciarloni e salottieri, l'intero equipaggio di una nave spaziale mette a repentaglio la propria vita per recuperare e salvare uno di loro. Perché lo fanno? La risposta è nelle parole pronunciate, alla fine del film, dal capitano della nave: «Perché le esigenze di uno valgono più di quelle dei molti». Questo è cristianesimo. Poiché pone le classi, cioè i gruppi umani, uno contro l'altro, il comunismo è una cultura dell'odio; quella dei pacifisti e dei buonisti che oggi fanno tendenza è cultura di guerra, proprio perché l'odio sociale non conosce tregua fino all'annientamento del nemico (Berlusconi, Bush, l'America, l'Occidente). La scelta per la menzogna umanitaria è la scelta del nemico; l'opzione per l'idea comunista nascosta sotto la coltre rassicurante del pacifismo e benedetta dal buonismo cattolico è il viatico per le tenebre, per quel destino temuto da San Giovanni: «La luce è venuta nel mondo ma gli uomini scelsero le tenebre piuttosto che la luce, perché le loro opere erano malvagie» (Gv. 3,19). Sono anticomunista perché non amo le tenebre; vorrei nel mondo la luce della libertà piuttosto che il buio dell'oppressione. Ma credo anche che nessuno sceglierebbe le tenebre se solo avesse chiaro in partenza di che si tratta: l'anticomunismo serve a far luce sulla menzogna, onde evitare che troppe persone la scambino per una verità. È qui che bisogna distinguere fra umano e antiumano: quando è necessario optare per ciò che è fatto per la vita e ciò che rischia di consegnarci alla morte.
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Ragionpolitica, periodico on line n.81 del 29/10/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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