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The Villagedi Andrea Fontana - 5 novembre 2004
Shyamalan conferma le sue doti di prodigioso regista, con un film che probabilmente conta più per il suo aspetto tecnico. La regia è magistrale, assolutamente virtuosa senza mai sfociare nella maniera, le splendide musiche accompagnano le immagini tetre, caratterizzate da dolly, carrellate, primi piani (pochi) e campi lunghi (molti). La fotografia coglie ogni aspetto dell'ambiente, che per minuziosità artistica ricorda l'espressionismo tedesco degli anni '20. La recitazione della compagnia di attori è ottima, senza sbavature, con un Phoenix magistralmente sotto le righe e un Hurt sommesso ma vigoroso quando serve, per non parlare di Brody, premio Oscar per Il pianista, che fa esprime con perfezione la "normalità" della sua pazzia.
Ma soprattutto The Village è la metafora esplicita di un'America circondata da un terrorismo incontrollabile (le creature innominabili), tesa a chiudersi al suo interno per difendersi da un attacco esterno, da parte di qualcosa (si può personificare il male del Terrorismo?) che non si conosce. Forse non è il miglior film di Shyamalan, ma di sicuro conferma pienamente le sue straordinarie doti, sempre al di sopra della media.
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Ragionpolitica, periodico on line n.82 del 5/11/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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