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numero 280
6 marzo 2008
 
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The Village

di Andrea Fontana - 5 novembre 2004

The VillageThe village non è un film di paura. È il primo film del geniale M. N. Shyamalan a distaccarsi decisamente da un'ottica soprannaturale, per immergersi in un discorso assolutamente reale quale il male nel mondo o il dolore causato da esso. È la storia di un villaggio circondato da un bosco, in cui abitano le "creature innominabili", con cui la gente del quieto villaggio ha firmato un patto: non disturbarsi a vicenda è alla base della pace fra le due razze. Ma quando Lucius (Joaquin Phoenix) è ferito seriamente dal proverbiale pazzo del Villaggio, Ivy (Bryce Dallas Howard), la donna che lo ama, non esita ad attraversare il bosco per andare a prendere le medicine in città, necessarie per salvarlo.

Shyamalan conferma le sue doti di prodigioso regista, con un film che probabilmente conta più per il suo aspetto tecnico. La regia è magistrale, assolutamente virtuosa senza mai sfociare nella maniera, le splendide musiche accompagnano le immagini tetre, caratterizzate da dolly, carrellate, primi piani (pochi) e campi lunghi (molti). La fotografia coglie ogni aspetto dell'ambiente, che per minuziosità artistica ricorda l'espressionismo tedesco degli anni '20. La recitazione della compagnia di attori è ottima, senza sbavature, con un Phoenix magistralmente sotto le righe e un Hurt sommesso ma vigoroso quando serve, per non parlare di Brody, premio Oscar per Il pianista, che fa esprime con perfezione la "normalità" della sua pazzia.

The VillageThe Village è, prima di tutto, un film d'amore. i contorni soprannaturali si spezzano sotto i colpi di scena, che si susseguono in continuazione. E' un film sulla libertà di scelta, la gioia di vivere accanto all'uomo che più si ama, senza alcun pregiudizio. Non fa paura, come meschinamente il trailer cerca di far intuire, ma almeno due sequenze sono da brivido, costruite talmente bene, disarmanti nella loro semplicità, da far apparire qualsiasi horror oggi in circolazione una love comedy. The Village ha molto in comune con i lavori precedenti del regista di origini indiane, il cui secondo nome è assai significativo: Night, notte. Illustra con leggerezza della macchina da presa la reazione di persone semplici di fronte ad una situazione fuori dal normale, il precario equilibrio di una realtà in costante bilico verso un trascendente incomprensibile.

Ma soprattutto The Village è la metafora esplicita di un'America circondata da un terrorismo incontrollabile (le creature innominabili), tesa a chiudersi al suo interno per difendersi da un attacco esterno, da parte di qualcosa (si può personificare il male del Terrorismo?) che non si conosce.

Forse non è il miglior film di Shyamalan, ma di sicuro conferma pienamente le sue straordinarie doti, sempre al di sopra della media.

! Andrea Fontana
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