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6 marzo 2008
 
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Ivanov: depressione d'autore

di Elena Siri - 5 novembre 2004

Spettacolo di particolare originalità "Ivanov" di Anton Cechov ha inaugurato con successo l'apertura della nuova stagione teatrale dello Stabile di Genova al Teatro Duse. Nell'anno del centenario della morte del grande autore russo, assistiamo alla rappresentazione di un testo datato 1887 (la prima opera cechoviana in più atti) che sembra parlare più che mai a noi uomini contemporanei. L'attualità di un tema come la depressione, infatti, ci avvicina in modo impressionante al protagonista dell'opera; il male di vivere, la malattia moderna che sembra oggi pervaderci tutti inevitabilmente, essendo nell'epoca storica del nulla, è descritta da Cechov con lucidità straordinaria.

La regia di Juri Ferrini è ormai una garanzia di qualità nel panorama teatrale italiano e il gruppo URT non delude neanche questa volta. Il personaggio di Ivanov (interpretato dallo stesso Ferrini) attraversa un percorso di dissolvimento psicologico e di nausea della vita che lo porta al suicidio come ultima soluzione di una esistenza che ha irrimediabilmente perso ogni senso.

Pur appartenendo alla Russia di fine ottocento, Ivanov è un personaggio totalmente moderno: la sua sofferenza è così credibile e contemporanea che ogni spettatore vi si può agevolmente riconoscere oggi tragicamente. Anton Cechov con il suo stile letterario "umano", "semplice", "quotidiano", forma una galleria di personaggi gustosi e disgustosi insieme, e costruisce una serie di quadri intensi e realistici. Il risultato è un opera straordinariamente "universale", "poetica", con quel solito senso di "sospensione" del tempo insito nel teatro cechoviano.

La regia sceglie di trascurare la ricostruzione storica, l'ambientazione e l'atmosfera ottocentesca a favore della messa in scena di uno spettacolo postmoderno utilizzando anche linguaggi multimediali: la narrazione è spesso contrappuntata da proiezioni del back-stage dello spettacolo stesso e di immagini che sembrano uscire direttamente dall'inconscio dei personaggi.

L'utilizzo del video, le immagini e le musiche suggestive, la scelta di una rilettura contemporanea di questo testo fanno di "Ivanov" un percorso innovativo e suggestivo.

Spicca su tutti, in una compagine peraltro validissima, la vivida interpretazione di Federico Vanni. Un Ferrini coraggioso che ricerca attraverso il teatro i percorsi dell'intelligenza e dell'arte con tutto se stesso, mettendosi anche in gioco personalmente senza imbarazzo e senza vergogna.

Ivanov, infatti, è uno spettacolo che nasce anche come esperienza autobiografica sul peso dell'esistenza e sulla depressione che Juri Ferrini affronta da uomo, a testa alta, e con determinazione presentando al pubblico sé stesso come Ivanov e Ivanov come sé stesso. Energia, ironia, innovazione e freschezza sono gli ingredienti di uno spettacolo di gusto.

Da lodare un finale insolito con la struggente musica di Vasco Rossi che il regista propone al tradizionale pubblico dello stabile, non come una provocazione ma come un bisogno di svecchiamento e di nuove risorse estetiche.

! Elena Siri
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Ragionpolitica, periodico on line n.82 del 5/11/2004
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