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Esproprio proletario del buonsenso

di Pietro De Leo - 13 novembre 2004

Forse Michail Bakunin sarebbe molto orgoglioso di loro. La loro veemenza volta a scagliarsi contro qualsiasi autorità, la loro repulsione verso qualsiasi istituzione avrebbero fatto nascere, nel rivoluzionario russo, l'illusione di essere immortale, di poter continuare a vivere nei cuori degli eroi a gettone dell'esproprio proletario. Anche se, molto probabilmente, loro non lo sanno, visto che a scuola molto spesso possono permettersi di studiare molto meno di altri. Forse anche Marx avrebbe avuto di che compiacersi, visto che cercano sempre di dare alle loro azioni un fondamento economico. Anzi, da buon comunista, avrebbe fatto finta di non distinguere un atto vandalico dalla protesta, la volontà di distruggere e di mettersi in mostra dalla sensibilità verso certi problemi e avrebbe piegato tutto alla propaganda del proprio pensiero.

Così, probabilmente, avrebbero reagito due padri nobili, quello del pensiero (e pratica) anarchico e quello del pensiero (e pratica) comunista, alla notizia del saccheggio di due megastore romani (un centro commerciale e una grande libreria del centro) avvenuto sabato per mano di una truppa di no-global.

Sarebbe da incoscienti sminuire il fatto. Chi l'ha compiuto, come i soliti esponenti politici che fanno da contorno istituzionale all'orde dei barbari metropolitani, cerca di farlo apparire come una legittima manifestazione, pretendono di farci credere che il tutto sia una leva, l'estrema ratio per sollevare l'interesse dell'opinione pubblica nei confronti delle condizioni in cui vivono i ceti meno elevati. «Avrebbero fatto le prime pagine sulla manifestazione, se fosse stata una sfilata un po' mortuaria?» Dice Luca Casarini in un'intervista su Liberazione del 09 novembre.

Però, nelle persone di senso comune, e di buon senso, l'effetto è stato opposto. Di questo sabato di massimalismo non ci resta che una triste conclusione: esiste un movimento che, ormai, non si ferma più dinanzi a nulla. Ci auguriamo che le direzioni delle due aziende colpite facciano i dovuti passi legali, affinché si dia un'esplicita condanna a queste opere di furti di massa ad uso e consumo di giornali e Tv. Anche se c'è da temere che non sarà il primo ed ultimo episodio e nessuno di quei "social-briganti" ammetterà le proprie gravissime responsabilità senza sparare a zero contro uno Stato plutocrate che cerca di mettere il bavaglio ai movimenti di dissenso (Luca Casarini, nella già citata intervista, afferma che, guarda caso, «la violenza è quella del Ministero degli interni»).

I mentori del movimento no-global sembrano moralmente impermeabili alle denunce che collezionano e, men che meno, si fanno scrupoli nel compiere, di volta in volta, azioni criminose.

Se facciamo un flashback da oggi al G8 di Genova vediamo che a quasi ogni uscita in piazza di queste persone dobbiamo assistere ad una lista sempre più densa di atti vandalici, aggressioni a pubblici ufficiali e propaganda di messaggi sovversivi e criminosi che si allunga di volta in volta. E ci preoccupiamo ancora di più quando, parallelamente a questo, sentiamo di ordigni più o meno potenzialmente dannosi fatti esplodere accanto ad obiettivi importanti e bossoli inviati ad esponenti politici. Sarebbe ipocrita scindere i due fenomeni. Perché i messaggi che sentiamo, francamente, non sono mai diversi. C'è lo stesso linguaggio costruito ad arte, con la semplicità dei concetti associata alle impalcature articolate delle tesi dietologiche, e non sorprende che i centri sociali sono ritenuti vivaio per il nuovo terrorismo politico.

Fondamentali nel "movimento", sono le figure e il ruolo dei leaders. Le solite facce, i soliti primi attori che non si tirano mai indietro se c'è un obiettivo di una telecamera. Sono i vari Luca Casarini o Nunzio D'Erme, che si mettono alla testa di ogni manifestazione guadagnando gli onori delle cronache. I contestatori "comuni" fanno semplicemente quello che si sentono di fare e quello che viene loro infuso su internet e nei centri sociali, ma i veri beneficiari delle mobilitazioni sono loro, non i precari o i senza casa. Chi va a Porta a Porta, in fin dei conti, è Luca Casarini. Chi sfiora un seggio (o lo ottiene, come Agnoletto) è Nunzio D'Erme, il consigliere comunale di Roma che, dal momento in cui rovesciò alcuni bidoni di letame davanti al portone della casa romana di Berlusconi è diventato un po' la griffe della contestazione capitolina.

In mille si mobilitano, ma a beneficiare non sono neanche dieci. E' questa la reale logica del movimento. Altro che precari o senza casa. A questo punto, dopo averci pensato un po', forse Bakunin si rivolterebbe nella tomba.

! Pietro De Leo
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Ragionpolitica, periodico on line n.83 del 12/11/2004
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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