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Le buone pratiche di ateatrodi Elena Siri - 13 novembre 2004 Sabato 06 novembre, presso la Scuola d'Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, si è tenuto un incontro sul teatro davvero non consueto. Intanto per il sistema di organizzazione che ha riunito centinaia di operatori del settore e di realtà molto diverse tra loro con un appuntamento diffuso via internet. Il sito di "ateatro" (www.ateatro.it) ha tra i suoi pregi quello di avere costruito negli anni un luogo virtuale d'incontro e di dialogo fra i teatranti italiani. Ciò ha un valore enorme in quanto il settore degli operatori del teatro in Italia è incapace di darsi strutture e di produrre sistemi organici di confronto; le realtà teatrali convivono spesso le une accanto alle altre quasi ignorandosi tra loro e non circuitano idee, programmi, tecniche, esperienze. L'incontro di Milano è stato anche inconsueto per il tema scelto: "Le buone pratiche. Una banca di idee per un nuovo teatro". Non un convegno di proteste e lamentele sulla crisi del settore, sulla morte del teatro, sulla mancanza di fondi, ecc. (argomenti in auge dagli anni settanta e mai tramontati), ma qualcosa di nuovo, di positivo, di propositivo: esperienze concrete nel settore teatrale che hanno portato a nuove forme di produzione o di distribuzione o altro. Per questo durante il convegno hanno testimoniato la loro esistenza e i loro metodi compagnie grandi e piccole, circuiti di ogni tipo, gruppi di lavoro diversi. Gli interventi sono stati numerosi ed interessanti, alcuni davvero di "buone pratiche" e altri di pratiche, forse, solo "vendute come buone" e assolutamente discutibili. Tuttavia il convegno è stato gustoso, appena un po' troppo informale forse, ma serio e concreto: non abbiamo assistito ad autocelebrazioni, a compiacimenti, a complimenti, a congratulazioni, non ci si è parlati addosso; gli interventi erano brevi e scorrevoli e non seguiva ad ognuno l'insopportabile applauso di rito. Il convegno aveva un certo contenimento civile e non era fondato sugli attacchi a Berlusconi (irrinunciabili ormai ad ogni occasione) né sulle critiche al governo, se si escludono due imbarazzanti interventi di due nostalgici irriducibili della sinistra che con toni catastrofici hanno denunciato una situazione politica ed economica "gravissima" (!) piagnucolando un elogio funebre al teatro (o alla sinistra?). Curiosamente, o forse no, visto il luogo e la situazione, questi due interventi, (che non hanno naturalmente rinunciato a condannare "il mercato", la libera concorrenza privata, l'economia della cultura), sono stati applauditi: unici in tutto il convegno durato sei ore! Insomma si respirava l'appartenenza alla sinistra dell'intero settore teatrale italiano, ma questo è noto. Una proposta venduta come "buona pratica", ma assolutamente discutibile è stata una lettera firmata da Mimma Gallina, Franco Quadri, Franco D'Ippolito e Oliviero Ponte di Pino e della quale è stata chiesta sottoscrizione ai partecipanti che chiedeva al Dr. Nastasi direttore generale del Ministero dei Beni Culturali di rivedere le assegnazioni economiche del F.U.S. deliberate dalla commissione prosa (non ancora rese pubbliche, ma di cui tutti in modo "informale" erano al corrente), come dire al Dr. Nastasi: "ritenta sarai più fortunato!" Porsi certe domande sul criterio di scelta della commissione ministeriale è oltremodo legittimo, soprattutto quando gli stanziamenti vengono fatti a novembre cioè al termine dell'anno in oggetto. Le difficoltà nelle quali si trovano alcune compagnie che assistono alla diminuzione o addirittura all'azzeramento della sovvenzione è oggettiva ed è ingiusto che sia loro comunicato alla fine dell'anno quando si sono fatti i salti mortali per realizzare i requisiti minimi ministeriali esponendosi anche economicamente. Sul merito delle scelte della commissione francamente non vedo nessuna novità: era arbitrario dieci anni fa come è arbitrario ora; forse la polemica nasce perché cambiando i membri della commissione sono cambiati i protetti, gli amici degli amici e i raccomandati? Beh, in questo non si può che riconoscere l'alternanza e quindi la diversificazione delle risorse pur nello scandalo oggettivo del metodo. L'unica via di uscita lo sappiamo è l'affermazione di criteri oggettivi di finanziamento e strumenti di controllo che risolvano la discrezionalità ora e per sempre sia sotto questo governo che sotto un prossimo (speriamo remoto) governo alternativo.
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Ragionpolitica, periodico on line n.83 del 12/11/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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