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Quindici anni di libertàdi Simone Rosti - 13 novembre 2004 E' accaduto il 9 novembre di quindici anni fa. Io avevo undici anni e, con lo stupore di un bambino, rimasi impressionato dai volti di una folla festante che picconava un muro, ci saliva sopra ed esultava. Mio padre sorrideva. Allora gli chiesi cosa stesse succedendo perchè, con la mia ingenuità, sapevo che distruggere qualcosa fosse un'azione da biasimare e condannare. Ma quando mi rispose se mi fosse piaciuto avere un muro nella camera tra me e mio fratello e ad ogni tentativo di raggiungerlo mi avesse sparato, iniziai a capire il senso di quel gesto. Appresi poi qualcosa al liceo, nonostante i tentativi della professoressa di storia di limitare gli approfondimenti, e poi all'università, dove finalmente la libertà di studiare mi permise di capire che quel gesto era il simbolo di una libertà riacquisitata. Oggi, quindici anni dopo, ci troviamo di fronte all'ennesima dimostrazione storica che il comunismo, oltrechè un sistema criminale, è anche una forma politica totalmente fallimentare. Otto fra i dieci paesi che, il primo maggio 2004, hanno aderito all'Unione Europea, provengono dal blocco che fino al 1989 era dominato dalle imposizioni sovietiche. La libertà è stata riconquistata, lottando per anni e affrontando un lungo e faticoso percorso verso la democrazia e l'economia di mercato. Vi è tuttavia, ancora oggi, un vasto movimento culturale che tende a dimenticare volontariamente la memoria collettiva europea che passa anche per quell'avvenimento storico. L'ultimo, goffo tentativo è stato del cancelliere Schroeder. Il leader socialdemocratico, infatti, aveva ipotizzato, fra le altre misure tese a neutralizzare la situazione economica negativa tedesca, la cancellazione della festa di riunificazione delle due Germanie, avvenuta il 3 ottobre 1990. Successivamente, grazie ad una ferma opposizione all'idea, il capo del governo rosso-verde ha dovuto desistere. Vi immaginate se, in Italia, un governo proponesse di abolire, per motivi meramente economici, la festa del 25 aprile? Il punto è che a tre lustri dal 1989 si è ancora lontani dal ritenere la caduta del Muro di Berlino come uno degli eventi da custodire nella memoria collettiva europea. E' altrettanto evidente che, davanti al nichilismo dominante nel vecchio continente, non ci sia da stupirsi che una data così significativa non sia politically correct da ricordare. Se si è voluto rinunciare a 2000 anni storia omettendo, nel Trattato Costituzionale Europeo, il riferimento a quelle radici da cui sono nati i nostri popoli, come sarebbe possibile gridare allo scandalo perché ci si è dimenticati, o ci si vuole dimenticare, di ciò che è successo quindici anni fa? Quasi trent'anni (il muro fu costruito nel 1961) di frattura fisica e morale che hanno lacerato una città (Berlino), una nazione (la Germania), ma soprattutto i popoli europei, costretti ad odiarsi per le scelte criminali dei dittatori rossi e dei partiti comunisti. Più di mille persone ammazzate per il solo desiderio di raggiungere la libertà. E' ora che l'Europa li ricordi e, insieme a loro, ricordi le decine di milioni di morti che il socialismo reale ha mietuto. E' importante che il Parlamento Europeo istituisca una giornata della memoria in ricordo di un totalitarismo che dal 1917 al 1989 ha operato per l'annullamento fisico, morale e culturale della persona umana. E' altresì necessario che gli storici, gli intellettuali, gli accademici e tutti coloro che si occupano di storia operino per mantenere viva la coscienza di una ferita che ha insanguinato e diviso l'Europa per quasi cinquant'anni. I segnali culturali del vulnus di questo evento sono drammatici: secondo un'istituto demoscopico berlinese, un terzo dei tedeschi non sa cosa sia accaduto il 9 novembre 1989, e la percentuale cresce sensibilmente fra i giovani intervistati. Come potrebbero conoscere un fatto se non lo possono studiare a scuola? Questo è l'esito di un'azione di insabbiamento culturale, portato avanti a tutti i livelli dalla sinistra europea, dall'ambito artistico a quello scolastico, dall'editoria alla stampa. E' la vittoria del nichilismo, la permanenza di una simpatia della cultura dominante e politically correct verso un simbolo - falce e martello - che ha violentato la coscienza umana. Finchè non ci sarà una presa di coscienza di chi, lasciandosi dietro una storia politica che ha difeso il comunismo, non vuole ammettere di essere stato storicamente sconfitto, non si potrà mai avere una memoria condivisa, con il risultato di continue contrapposizioni ideologiche che, quella sera di quindici anni fa, quei giovani picconatori speravano di aver spazzato via, riconquistando la libertà.
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Ragionpolitica, periodico on line n.83 del 12/11/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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