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numero 280
6 marzo 2008
 
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Il vuoto liberale e l'identità classista

di Gianni Baget Bozzo - tratto da Tempi del 10 novembre 2004

La sinistra italiana aveva scommesso sul candidato democratico ed ha perduto. Ciò conferirà nuove dimensioni all'antiamericanismo della sinistra, che oggi si trova di fronte ad un presidente che è interamente al di fuori di ogni concezione propria della sinistra.

La legittimità politica della sinistra, infatti, è oggi data dalla sua ala estrema, che si esprime ancora in richieste di tipo classista. Non è un caso che un consigliere comunale romano, D'Erme, abbia avallato un esproprio proletario, abbandonando al saccheggio dei negozi un corteo dei lavoratori precari. Finito il partito comunista, una dimensione massimalista è tornata nella sinistra italiana ed ha assunto un predominio ideale tale da condizionare le posizioni da essa diverse.

Bertinotti è sempre la chiave dell'identità con cui le politiche devono confrontarsi. Ciò rende difficile la ricerca di quell'elettorato moderato che sarebbe la chiave del successo della sinistra nelle elezioni politiche. Il linguaggio politico dei postcomunsiti del Ds è meramente pragmatico e non fornisce una chiave identitaria.

Ad un convegno dell'Ulivo, Massimo Cacciari ha dichiarato che la coalizione di sinistra debba cercare il suo elettorato con un linguaggio di sinistra e lo ha motivato con la vittoria americana di Bush, cioè con una vittoria culturale. Secondo il filosofo veneziano, solo una tematica di sinistra può dare alla coalizione un significato culturale; Cacciari ha così scoraggiato ogni linguaggio che guardi al centro. Non a caso, su un tema così qualificante come la presenza delle truppe italiane in Irak, la G.A.D ha mantenuto le posizioni di richiesta del ritiro totale delle truppe. L'antiamericanismo viene così ad essere un riferimento rafforzato dalla vittoria del presidente americano, che non offre alcuno spiraglio che possa essere valorizzato dalla politica della sinistra.

Ciò pone in difficoltà particolarmente la Margherita, che vorrebbe essere la componente di centro della G.A.D e non può scostarsi, se non nel linguaggio, dalle posizioni che l'estrema sinistra impone. La forza dell'estrema sinistra è quella di parlare il linguaggio della negazione della società di mercato, di riprendere in modo organico i concetti statalisti che sono parte fondante di tutte le tradizioni della sinistra, anche di quelle riformiste. Le forze di centro incluse nella G.A.D non possono parlare che il linguaggio del rigetto di Berlusconi, contribuendo a farne una questione morale.

Questa visione negativa, che pure la Margherita ha della società italiana, non conferisce alcuna prospettiva di carattere ideale e culturale. E così è indotta a potenziare le opzioni dell'estrema, che mantengono la prospettiva di un modello sociale ancora utopico ma per questo appunto politicamente fascinoso. Se si cerca un'idea della coalizione di sinistra, questa non si trova nel centro ma si situa nell'estrema sinistra. La negatività verso una politica che rappresenta come modello la libertà politica e la società di mercato come il governo Berlusconi induce la Margherita alla subalternità del linguaggio utopico dell'estrema sinistra.

Massimo D'Alema, che rappresenta la tradizione postcomunista, non può che parlare il linguaggio della cautela e della prudenza, ma questo non è un sufficiente antidoto all'utopia dell'estrema. Il mito dell'eguaglianza sociale gioca ancora un riflesso in questa cultura che non accetta le concezioni liberali della vita e quindi mantiene il ruolo di dominanza dello Stato nella vita sociale. La debolezza della G.A.D sta proprio nella mancanza di un linguaggio sul modello sociale e quindi permette che l'estrema sinistra faccia avanzare il suo modello in nome dell'identità della tradizione di sinistra.

! Gianni Baget Bozzo
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Ragionpolitica, periodico on line n.83 del 12/11/2004
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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