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De Nittis. Impressionista italiano

di Paola Di Giammaria - 13 novembre 2004

La storia del pittore Giuseppe De Nittis (1846-1884) ha un inizio infelice, la morte del padre quand'era ancora bambino, e una fine precoce, ma la storia che è nel mezzo è davvero da raccontare. L'occasione per approfondire meglio la conoscenza di questo maestro, ben presto dimenticato, è data dalla mostra aperta al Chiostro del Bramante di Roma dal 12 novembre al 27 febbraio prossimo (si sposterà poi il 17 marzo fino al 12 giugno alla Fondazione Mazzotta di Milano), col titolo "De Nittis. Impressionista italiano".

Già, De Nittis e l'impressionismo: una questione delicata. Un termine, quello di "impressionismo", che è stato aggiunto o tolto al pittore per ragioni di mercato o di lettura parziale della sua produzione. Se l'impressionismo è un movimento tipicamente francese è pur vero che De Nittis ha partecipato alla prima mostra del gruppo nel 1874 ed, essendo vissuto a lungo in Francia, ha comunque respirato il clima di straordinarie novità introdotte dagli impressionisti nel campo figurativo. Ciò che conta di più nel titolo della mostra è l'aggettivo "italiano". Infatti, se da un lato il termine impressionista applicato a De Nittis serve a storicizzare il momento in cui egli è vissuto e a restituire l'onore perduto a un artista che la critica francese ha sempre considerato un intruso, dall'altro l'aggettivo "italiano" offre la possibilità di contenere tante altre tipologie di pittura che vanno al di là della cifra stilistica del movimento francese.

Dunque "impressionista italiano" sembra la definizione più opportuna per questo pittore che dalla nativa Barletta andò a cercare fortuna in Francia e poi anche a Londra, tanto da far dire al critico Vittorio Pica che De Nittis era «meridionale al sud, francese a Parigi e londinese a Londra», proprio per evidenziarne l'universalità e l'europeismo ante litteram. Tutto ciò si può osservare nei suoi quadri, da quelli a soggetto paesaggistico, dipinti a Napoli nella prima giovinezza sotto l'influenza della Scuola di Posillipo, a quelli che hanno per tema il viaggio, condizione costante nella vita dell'artista. Da Barletta, giovanissimo, era andato infatti a Napoli per iniziare gli studi all'Istituto di Belle Arti, poi si era recato a Firenze, Roma, Torino, fino ad approdare a Parigi, che gli darà fama e agiatezza. Dopo la rottura col suo mercante, Goupil, emigra infine a Londra in cerca di nuovi committenti. Sia a Parigi, dove arriva nel 1867, che a Londra dipinge scorci della trasformazione urbanistica, le corse dei cavalli viste come luogo della modernità, le figure femminili eleganti e altere all'interno delle loro case borghesi o nei momenti della vita sociale. E' innegabile come egli abbia introdotto nella veduta urbana un nuovo senso dello spazio e della prospettiva aerea.

Il nucleo principale della mostra, curata da Renato Miracco, proviene dalla Pinacoteca Comunale G. De Nittis di Barletta, che possiede la donazione delle opere dell'artista fatta, alla morte del pittore, dalla moglie Léontine, in segno di protesta al silenzio dei francesi sulle sorti del marito. In mostra ci sono 180 dipinti e 25 opere su carta di questo pittore assolutamente libero e dall'occhio molto acuto.

L'itinerario si apre con l'"Autoritratto" del 1883, un modo per entrare nella sua vita e nella sua produzione, e prosegue articolato in nove sezioni. Alla prima appartengono i quadri da lui realizzati nel periodo giovanile della cosiddetta "Scuola di Resina" o "Repubblica di Portici", cenacolo fondato insieme ai suoi amici Adriano Cecioni, Mario De Gregorio e Francesco Romano. Da vedere gli studi sulla natura eseguiti durante i suoi numerosi soggiorni napoletani.

Il titolo della sezione successiva è esemplare: «Conosco tutti i colori, tutti i segreti dell'aria e del cielo» e fa riferimento al periodo 1864-66, quando le sue ricerche convergono sulla rappresentazione della luce. Gli studi di questa fase ("Foschia", "Golfo di Napoli", "Plenilunio", "Campo di biche") sono esposti per la prima volta e preludono alle sofisticate vedute atmosferiche e di paesaggi del soggiorno francese.

La mostra dedica uno spazio anche agli innumerevoli viaggi del pittore. Quadro cardine è "La strada da Napoli a Brindisi" inviato da De Nittis al Salon di Parigi nel 1872, opera assente dalla scena espositiva da quasi cent'anni e rinvenuta in America grazie all'intervento della Fondazione Foedus, che ha dato rilevante sostegno all'iniziativa.

Seguono quadri famosi dedicati ai treni, alle carrozze, a Parigi e Londra, due capitali europei all'epoca in continua evoluzione: ecco "Lungo la Senna", "Place de Pyramide (II)", "Nubi su Westminster" e "Trafalgar Square". Ampie la sezioni dedicate alla mondanità ("Al Bois de Boulogne" - 1873, "Le corse a Longchamps", "Il salotto della Principessa Matilde", - 1883) e al fulcro dei salotti mondani, ossia la donna o meglio "La sofisticata bellezza della donna moderna" che dà il titolo all'insieme di opere raffiguranti l'immagine femminile. Infine "Il matrimonio con la Musa giapponese", cioè l'influsso del japonisme nella pittura di De Nittis, è il titolo dato a un insieme di opere che testimoniano l'accurata ricerca di materiali, soggetti e tecniche condotta dal pittore insieme a Manet, Degas, Van Gogh, dopo la grande Esposizione Universale parigina del 1867 che ospitò per la prima volta un padiglione giapponese ("Il ventaglio di Léontine", "Il paravento giapponese", - 1878 e "La signora sul divano rosso").

La vita di questo artista impaziente ed ingenuo finì a soli 38 anni in seguito ad un'emorragia cerebrale. Edmond de Goncourt lamentò la morte di quest'uomo «così pieno d'ingegno da riempirvi di piacere e di gioia, di questo pittore così pittore, tranne che per gli invidiosi e i nemici»

Paola Di Giammaria

Notizie Utili

"De Nittis. Impressionista Italiano"
Chiostro del Bramante, Via della Pace - 00186 ROMA
Tel. 06/68809035
12 novembre 2004 - 27 febbraio 2005

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