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numero 280
6 marzo 2008
 
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Mario Sossi

Nella prigione delle BR

recensione di Rita Bettaglio - 27 novembre 2004

Il ricordo di quel 18 aprile 1974 si perde nella notte della Repubblica e tra le righe della mia infanzia. Facevo seconda elementare, a Genova, e ricordo la notizia ed i commenti uditi in casa. Ricordo anche quella foto con Sossi, sotto la stella a cinque punte della BR e un po' mi stupisco della mia memoria di bambina. Quel fatto così clamoroso, il rapimento di un magistrato da parte dei brigatisti rossi, venne vissuto intensamente da parte di tutti, ma a Genova era diverso, perchè era un attacco anche ai genovesi, alla città, a noi. Poi vennero l'omicidio di Coco, il sequestro Moro, l'esecuzione di Guido Rossa e gli allarmi bomba nelle scuole. Ricordo distintamente una mattinata passata nella chiesa parrocchiale di N. S. delle Grazie, bambini sfollati dall'antistante scuola elementare Maria Mazzini a causa di un allarme bomba. Anche per questo ho letto tutto d'un fiato il volume Nella prigione delle BR di Mario Sossi, ripresentato ora nella sua quarta edizione e ringrazio l'editore Cigra che ha dato voce ad una vittima del terrorismo, mentre molti si affannano ad accaparrarsi i deliri dei terroristi più o meno pentiti, invitandoli nelle aule universitarie e persino nelle sale parrocchiali.

Maurizio Puddu, presidente della torinese Associazione Vittime del Terrorismo, riporta nel relativo sito internet (www.vittimeterrorismo.it) la triste contabilità del terrorismo italiano: 455 morti e 4529 feriti o invalidi dal 1969 al 1989. E per loro non c'è, in Italia, neppure una stele con tutti i nomi.

Il sequestro di Sossi fu il primo grave ricatto tentato contro lo Stato italiano e, dalle memorie contenute nel presente volume, lo Stato o, meglio, il Governo, non si dimostrò all'altezza della situazione. Sossi, integerrimo servitore dello Stato, magistrato della Procura genovese, fu rapito il 18 aprile 1974 davanti alla propria abitazione e detenuto in un cosiddetto "carcere del popolo" sulle colline nei pressi di Tortona per 35 giorni. In cambio della sua vita le BR chiesero il rilascio, dapprima anche l'espatrio, dei gappisti, gli otto del gruppo 22 Ottobre, condannati per l'omicidio, durante una rapina, del fattorino Alessandro Floris.

Sossi era stato fatto oggetto di pesantissime minacce nei mesi precedenti il rapimento ed i muri di Genova si erano ricoperti di promesse di morte all'indirizzo del pubblico ministero. Ma nessuno prese provvedimenti e diede una protezione al magistrato che continuava ad andare e tornare dal lavoro con l'autobus, come un normale cittadino. Quei 35 terribili giorni, seguiti con grande partecipazione popolare, furono due volte drammatici: le BR rapirono il servitore dello Stato e questo lo abbandonò al suo destino trincerandosi dietro un'improvvisata fermezza. Si era alla vigilia del referendum sul divorzio, Rumor era presidente del Consiglio, Leone presidente della Repubblica ed il genovese Taviani ministro dell'Interno.

Sossi era rinchiuso come un topo in un box metallico di 2 metri per 2, in balia dei deliri mistico-rivoluzionari di Franceschini, detto il Laureato, e Bertolazzi, il Gregario. Non sapeva nulla di cosa succedeva nel mondo esterno, ma nessuno dei molti estremisti di sinistra da tempo noti alle forze dell'ordine fu tratto in arresto. Circondata da parenti ed amici lottava, sola contro tutti, la signora Grazia Sossi, che comprese ben presto che l'unico modo per liberare il marito era prendere l'iniziativa attraverso i media. Consigliata dall'amico di famiglia, avvocato Marcellini, e dal giornalista Luciano Garibaldi (estensore del testo ora riproposto al pubblico), ella intraprese un'intelligente e disperata campagna mediatica: si mobilitò anche papa Paolo VI, che indirizzò un accorato appello ai rapitori.

Con il comunicato 6, fatto pervenire alla stampa il 18 maggio 1974, i brigatisti, che chiedevano il rilascio dei gappisti detenuti, diedero un ultimatum di 48 ore, al termine del quale, promettevano, «Mario Sossi verrà giustiziato». La palla passò, allora, alla Procura genovese, mentre il potere politico continuava a recitare la parte della verginella violata ed irreprensibile. Poichè nessuno degli avvocati difensori degli otto della 22 ottobre si era ancora deciso a sollecitare la libertà provvisoria per i propri assistiti, Marcellini stesso, a nome della signora Sossi e delle figlie, presentò l'istanza alla Corte d'Assise d'Appello di Genova. Gli otto componenti della Corte d'Assise, i due magistrati De Vita e Scala, e sei giudici popolari accolsero l'istanza di libertà provvisoria, vincolata all'accertamento dell'incolumità fisica di Sossi. Il procuratore generale Coco, che perirà di lì a due anni sotto il piombo delle BR insieme ai due agenti di scorta Saponara e Dejana, pur adempiendo ai doveri del ruolo istituzionale ricoperto, nella speranza di veder salvo il giovane magistrato della propria Procura, tenne quattro giorni nel cassetto il dovuto ricorso alla Cassazione e lo inoltrò solo a liberazione di Sossi avvenuta.

Drammatici ed amari quei 35 giorni, ripercorsi dal volume di Sossi, estremamente amari: vinse, fortunatamente, il cosiddetto ‘partito degli amici di Sossi', cui partecipò attivamente anche Enzo Tortora. Per questo possiamo ancora parlare con un anziano e lucidissimo signore, uomo di legge perfezionato dalla sofferenza personale e dalla fede, discreto e deciso come un vero genovese all'antica: il politicamente scorretto Mario Sossi.

! Rita Bettaglio
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Nella prigione delle BR
  • Autore:
    Mario Sossi
  • Editore:
    Cigra
  • Prezzo: 13,00 €
  • Pagine: 254

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.85 del 26/11/2004
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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