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Caso Van Gogh: l'esportazione della sharia

di Stefano Magni - 19 novembre 2004

L'attentato alla vita di Theo Van Gogh e tutta la scia di violenze che ha provocato in Olanda è un fatto finora inedito per il terrorismo islamista. Fino ad ora gli Islamisti avevano condotto azioni terroristiche massicce in Occidente, per colpire civili di paesi considerati nemici. Quello delle Torri Gemelle fu un vero e proprio "politicidio": sterminio di massa condotto contro un nemico politico, un gruppo di civili che lavorava per istituzioni giudicate ideologicamente nemiche. L'attentato in Spagna fu un grave crimine di guerra: uno sterminio di civili di una nazione che aveva dichiarato guerra al terrorismo islamico e manteneva un contingente in Iraq. Sono gravi crimini di guerra anche i rapimenti di civili occidentali e iracheni in Iraq: un modo barbarico di combattere un conflitto in corso.

Mentre tutti i casi di terrorismo e di mega-terrorismo sopra citati ci hanno fatto capire, purtroppo, come gli Islamisti combattono la guerra, l'omicidio di Van Gogh ci fa toccare con mano come gli stessi Islamisti intendono la pace. È per questo che si può considerare un fatto inedito e molto chiarificatore degli intenti dei terroristi. L'Olanda è sì un paese dell'"Asse dei Volenterosi", ma non è per questo motivo che un attentatore islamista ha colpito. In Olanda, gli estremisti islamici si sono insediati con intenti "pacifici": in quel paese non hanno obiettivi militari da colpire, né obiettivi simbolici. L'Olanda non rientra nell'elenco dei nemici dichiarati di Osama bin Laden. Non è né il Grande Satana, né il Piccolo Satana. Non è terra di Ebrei, né di Crociati.

I motivi dell'omicidio Van Gogh sono altri: per gli integralisti, anche se il documentarista non era un musulmano doveva, da bravo infedele, rispettare le regole della "dhimmitudine", della sottomissione ai musulmani. Gli Islamisti, a partire dal regime iraniano, hanno già dimostrato di voler perseguitare tutti coloro che sono considerati blasfemi ovunque nel mondo. In quei casi si trattava di musulmani che avevano, nell'ottica degli estremisti, violato la loro stessa legge. Si trattava, dunque, di casi di esportazione della repressione all'estero, tipica di tutti i totalitarismi: anche i sovietici erano soliti perseguitare e anche uccidere i loro dissidenti all'estero.

Ma questo caso è ancor peggiore, se possibile: Van Gogh non era un musulmano, non era un dissidente di un Paese islamico fuggito in Olanda per cercarvi rifugio, ma era un cittadino olandese che non era mai stato musulmano e che era sempre vissuto in un Paese libero. Però i suoi documentari sono stati ritenuti offensivi nei confronti del Corano e, come sarebbe accaduto all'interno di un regime teocratico, è stato condannato e freddato senza processo. Perché la sua uccisione non è opera di un pazzo isolato, di una testa calda che ha reagito d'impulso. L'uccisione di Van Gogh è stata pianificata, decisa da un gruppo di estremisti islamici organizzati, per arrestare i quali, nel loro covo all'Aja, ci sono volute ore di assedio da parte della polizia olandese: una vera battaglia, in cui tre agenti sono rimasti gravemente feriti dal lancio di una granata da parte degli islamisti. Agli atti di vandalismo anti-musulmano, dovuti ad una reazione (quella sì impulsiva e non pianificata) degli Olandesi, gli estremisti hanno anche risposto, danneggiando una chiesa cristiana. Quindi si è trattato di un'azione pianificata, decisa da più persone e poi anche sostenuta con azioni di contro-rappresaglia.

Si tratta anche di un'azione che, in qualche modo, ha un precedente: l'assassinio di Pym Fortuyn, il politico libertario, omosessuale, che non sopportava l'intolleranza degli islamisti. Fortuyn fu ucciso da un altro Olandese e il suo caso non fece testo. Però gli Islamisti d'Olanda, gli imam più radicali in testa, lo avevano già condannato. Non ci avesse pensato quel folle che si richiamava a vaghi ideali ecologisti, il leader politico di "destra" sarebbe, molto probabilmente, finito accoltellato da qualche islamista.

Questa è la coesistenza secondo gli Islamisti: i musulmani devono seguire la legge, gli infedeli devono essere sottomessi. Quelli che osano alzare la testa, devono essere eliminati. Siamo di fronte, ormai, all'esportazione del totalitarismo islamista all'estero. Quello dell'Olanda, proprio perché è un caso finora inedito, è diventato un vero e proprio banco di prova per tutti. La reazione del governo olandese, ma soprattutto degli Olandesi, può determinare le future mosse degli Jihadisti d'Europa e fornire l'esempio agli altri governi. Nelle mani di una piccola e pacifica nazione occidentale, dunque, è finita una responsabilità enorme e immeritata. Il governo olandese dovrà riuscire a stroncare il sorgere di un movimento totalitario d'importazione al suo interno e, allo stesso tempo, salvare la grande libertà individuale che l'ha sempre contraddistinta e l'ha sempre resa un fiore all'occhiello per tutta l'Europa.

I cittadini olandesi, volenti o nolenti, dovranno rendersi conto che, per salvare la loro libertà, che hanno conquistato nei secoli, devono combattere fino in fondo contro un movimento che la vuole distruggere, che vuole negare agli Olandesi persino il più basilare diritto di libera espressione. E così la città dei commercianti, degli hippy e dei fiori, può essersi già trasformata in una Stalingrado europea nella nuova guerra contro l'Islamismo, senza che tutti noi europei ce ne rendessimo conto.

! Stefano Magni
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