|
|||||||
|
|
L'Università: aspettando la rinascitadi Pietro De Leo - 27 novembre 2004 Quello che è successo un mese fa all'Università La Sapienza di Roma può essere assunto a paradigma della nostra situazione universitaria: l'intervento dell'allora vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini, organizzato dai gruppi studenteschi di Forza Italia e An a conclusione della campagna elettorale per l'elezione dei rappresentanti interni, è stato annullato. Fin qui, nulla di strano. Il motivo, però, è inquietante: Fini ha dovuto soprassedere per motivi di sicurezza; l'opposizione smodatamente vivace e inopportuna degli attivisti universitari della sinistra ha fatto venir meno le condizioni per la sua presenza. Ora, a parte la situazione in sè, quello che ci fa riflettere è l'ennesima dimostrazione dello stato di salute della nostra università: sempre meno un luogo di confronto e di formazione, sempre più un sistema in cui si mescolano lottizzazioni politiche, clientele, ghettizzazioni culturali. Il risultato, purtroppo, è palese: un'università lontana dallo studente, burocratizzata, impantanata dalla logica delle lobbies culturali. L' Università è nata in Italia, nelle campagne bolognesi, intorno all'anno mille: gruppi di studenti pagavano un esperto di una determinata materia con cui concordavano il cammino di apprendimento da intraprendere, e poi si dava il via al ciclo di lezioni. Ne nascevano competenze, fervore culturale, interesse. Tutto basato su un rapporto professore-studente finalizzato alla vera formazione. Sarebbe bello poter salvare almeno questo rapporto dalla nostra antichità, ma purtroppo non è così. Oggi, per chi fa un minimo di vita o politica universitaria, per chi frequenta forum nel web dedicati agli studenti, non è raro recepire un senso di sfiducia e di ostilità da parte degli studenti nei confronti dei loro professori. Professori che, quando va bene, li si incontra solo agli esami, e l'atteggiamento che sfoderano non è certo quello di chi sa di aver di fronte un ragazzo con cui ha diviso una parte di cammino formativo. Altro capitolo sono le disfunzioni interne: una burocrazia straziante che, finché l'università è di piccole dimensioni, è solo un fastidio ma, quando ci si trova iscritti ai centri accademici più grandi, girare in continuo fra decine di uffici per ricevere un'informazione che non arriva mai, può essere un inutile stress che leva tempo prezioso all'attività didattica. Molti atenei si fanno grandi per investimenti nell'informatizzazione, ma i servizi che spesso offrono in internet sono malfunzionanti o comunque non rispondenti alle esigenze degli studenti. E continua, nel frattempo, ad imperare la politica malvagia degli sprechi. Investimenti posti in essere non per migliorare la vita accademica degli studenti, ma troppo spesso per finanziare attività o progetti di ricerca fini a sé stessi e che non suscitano il benché minimo interesse presso i destinatari. Perciò, un Governo come questo, che vuole approvare una legge finanziaria al fine di tagliare i costi inutili, non uccide i servizi, semmai dà un freno a molte velleità. Difficile è poi la gestione del programma di studio con il sistema del 3+2, ereditato dal governo D'Alema. E' difficile calibrare i propri ritmi di studio e gli studenti, molto spesso, si trovano di fronte a materie cui è stato assegnato un "peso in crediti" basso ma dalla grande corposità che vanno preparate in poco tempo. Così si perde quella razionalizzazione del cammino di studio che dovrebbe portare ad assimilare la materia in maniera adeguata. La visione liberale del sistema formativo di un Paese porta ad essere molto affini nelle aspettative tra scuola ed università. Due istituzioni fondate sull'individuo, che tengano conto delle richieste di mercato senza mai dimenticare di dare ascolto alle esigenze individuali che man mano possono verificarsi nel cammino formativo. Un sistema che premi la meritocrazia, sia nella valutazione degli studenti sia nell'assegnazione delle cattedre. Questo vuole la stra-grande maggioranza degli studenti. Peccato che però, molti di loro li ritroviamo fianco a fianco con i loro professori nelle pagliacciate antigovernative di esami in piazza o lezioni davanti ai cancelli dell'Ateneo. Il fine è il mantenimento dello status quo: quello che a loro, ai ragazzi, non farebbe di certo del bene.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.85 del 26/11/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||