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André Wogenscky, "l'ombra discreta" di Le Corbusierdi Riccardo Forte - 27 novembre 2004
L'acquisita indipendenza professionale non interromperà mai, tuttavia, il legame, quasi simbiotico, di collaborazione con il grande maestro, i lavori del quale proseguirà spesso ben oltre la morte di quest'ultimo, nel 1965. Wogenscky è il regista del piano urbanistico per Saint-Dié e dirige personalmente i cantieri di alcune tra le icone mondiali dell'opera lecorbusieriana e del razionalismo francese e internazionale: l'Unité d'habitation di Rezé-lès-Nantes (1953-1955) e di Firminy (1962-1968), il complesso conventuale de La Tourette, nella Loira (1956-1959), lo stadio di Firminy (1966-1968).
Per lui, l'architettura non è fatta esclusivamente di cemento, di pietra o dei materiali comunemente utilizzati; essa è generata dall'organizzazione delle forme nello spazio. Le proporzioni, i volumi, l'ordine prestabilito, tutto ciò compone l'architettura nel suo fondamento. Come è stato ricordato, il ritmo, componente essenziale dell'opera di André Wogenscky, «proviene dalla giustapposizione nello spazio delle differenti forme, in modo tale da costituire un'unità che, al di là di ogni questione funzionale, diviene puramente estetica». La sua produzione architettonica, feconda e variegata, comprende la realizzazione delle Facoltà di Medicina degli ospedali parigini di Saint-Antoine (1963) e di Necker (1966), la Prefettura (1968) e il Palazzo di Giustizia del dipartimento des Hauts-de-Seine a Nanterre (1973), il centro ospedaliero di Corbeil-Essonnes (1980). Tra le opere pi_ significative, la Maison de la Culture di Grenoble (le "Cargo" - 1967), che diventerà il prototipo dei centri culturali promossi da André Malraux.
Con quella tensione ideale e quell'entusiasmo cronico che hanno contrassegnato la fase "eroica" del Movimento moderno, Wogenscky è stato l'ultimo testimone e alfiere di un realismo illuminato dall'Utopia, espressione universale di quella architecture active et vivante, etica ed estetica ad un tempo, che si invera nella dimensione umana, nella fiducia illimitata verso un avvenire di progresso sociale. Come ha recentemente ricordato l'architetto Roger Aujame - l'ultima "memoria vivente" dell'atelier di Le Corbusier - le opere di Wogenscky «sono il riflesso di un uomo appassionato, teso alla ricerca del bello nell'utile. Esse resisteranno alle ingiurie del tempo, poiché l'equilibrio e l'armonia che si sprigionano dalla loro architettura ne fanno dei nuovi testimoni del valore umano».
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Ragionpolitica, periodico on line n.85 del 26/11/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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