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6 marzo 2008
 
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André Wogenscky, "l'ombra discreta" di Le Corbusier

di Riccardo Forte - 27 novembre 2004

Ministero della Difesa, Beirut - Libano (1965), in collaborazione con l'arch. Maurice HindiéIl mondo dell'architettura piange la scomparsa di una delle sue personalità più eminenti. Il 5 agosto scorso si è spento, all'età di 88 anni, nella sua casa di Saint-Remy-lès-Chevreuse (Yvelines), André Wogenscky, uno dei più stretti collaboratori di Le Corbusier, suo discepolo e "figlio spirituale". Nato il 3 giugno 1916 a Remiremont, nella regione francese dei Vosgi, Wogenscky si iscrive nel 1934 all'Ecole des Beaux-Arts, che abbandona due anni più tardi per dedicarsi alla pratica professionale. Nel 1936 entra nell'atelier parigino di Le Corbusier in Rue de Sévres, dove, nel corso degli anni, ricopre successivamente l'incarico di assistente, chef d'agence, e architetto associato dal 1945 al 1956, anno in cui apre un suo proprio studio.

L'acquisita indipendenza professionale non interromperà mai, tuttavia, il legame, quasi simbiotico, di collaborazione con il grande maestro, i lavori del quale proseguirà spesso ben oltre la morte di quest'ultimo, nel 1965. Wogenscky è il regista del piano urbanistico per Saint-Dié e dirige personalmente i cantieri di alcune tra le icone mondiali dell'opera lecorbusieriana e del razionalismo francese e internazionale: l'Unité d'habitation di Rezé-lès-Nantes (1953-1955) e di Firminy (1962-1968), il complesso conventuale de La Tourette, nella Loira (1956-1959), lo stadio di Firminy (1966-1968).

Maison de la Culture (le "Cargo") a Grenoble (1967)Il "traghettatore discreto" delle idee di Le Corbusier (come lo ha definito recentemente, in un articolo, il quotidiano parigino Le Monde) ha contribuito in misura decisiva a valorizzare, preservando nel tempo, con profonda umiltà e devozione quasi fideistica, l'eredità spirituale della creazione architettonica del suo maestro. A un giornalista che gli domandava come un architetto potesse lavorare sotto l'incombente presenza di un tale genio, egli replicava: «è vero, io sono solo l'ombra, ma di quale sole!». Nella sua funzione, spesso ingrata ma assolutamente insostituibile, di "braccio operativo" di Le Corbusier, André Wogenscky ha saputo tuttavia costantemente dimostrare il suo brillante talento creativo, facendo propri e interpretando con originalità di intenti gli elementi lessicali del linguaggio lecorbusieriano. Il Modulor, alla cui stesura contribuisce in prima persona, rappresenta una sorta di "credo laico" a cui sistematicamente si attiene nella elaborazione di ogni singolo progetto. La costruzione della sua casa d'abitazione a Saint-Rémy-lès-Chevreuse (1950-1952), nella campagna collinare a sud di Parigi (nel 1997 vincolata come monumento storico), realizzata per sé e la moglie, la scultrice ungherese Martha Pan, è la trasposizione letterale di tali enunciati.

Per lui, l'architettura non è fatta esclusivamente di cemento, di pietra o dei materiali comunemente utilizzati; essa è generata dall'organizzazione delle forme nello spazio. Le proporzioni, i volumi, l'ordine prestabilito, tutto ciò compone l'architettura nel suo fondamento. Come è stato ricordato, il ritmo, componente essenziale dell'opera di André Wogenscky, «proviene dalla giustapposizione nello spazio delle differenti forme, in modo tale da costituire un'unità che, al di là di ogni questione funzionale, diviene puramente estetica». La sua produzione architettonica, feconda e variegata, comprende la realizzazione delle Facoltà di Medicina degli ospedali parigini di Saint-Antoine (1963) e di Necker (1966), la Prefettura (1968) e il Palazzo di Giustizia del dipartimento des Hauts-de-Seine a Nanterre (1973), il centro ospedaliero di Corbeil-Essonnes (1980). Tra le opere pi_ significative, la Maison de la Culture di Grenoble (le "Cargo" - 1967), che diventerà il prototipo dei centri culturali promossi da André Malraux.

Prefettura e Palazzo di Giustizia del dipartimento des Hauts-de-Seine a Nanterre (1968-1973)Nelle sue più celebri architetture realizzate all'estero - il Ministero della Difesa (1965) e L'Università del Libano a Beirut (1968), in collaborazione con Maurice Hindié; l'Holiday Inn (1971), l'ospedale e centro di medicina sportiva a Ryad (1981), l'Università delle Arti a Takarazuka, in Giappone (1986) - traspare una sensibilità non comune per il dettaglio architettonico, associata ad una affinata adattabilità al contesto urbano, espressione di quella liberté nouvelle che si ispira ai dettami di Le Corbusier e alle visioni creative di Oscar Niemeyer.

Con quella tensione ideale e quell'entusiasmo cronico che hanno contrassegnato la fase "eroica" del Movimento moderno, Wogenscky è stato l'ultimo testimone e alfiere di un realismo illuminato dall'Utopia, espressione universale di quella architecture active et vivante, etica ed estetica ad un tempo, che si invera nella dimensione umana, nella fiducia illimitata verso un avvenire di progresso sociale. Come ha recentemente ricordato l'architetto Roger Aujame - l'ultima "memoria vivente" dell'atelier di Le Corbusier - le opere di Wogenscky «sono il riflesso di un uomo appassionato, teso alla ricerca del bello nell'utile. Esse resisteranno alle ingiurie del tempo, poiché l'equilibrio e l'armonia che si sprigionano dalla loro architettura ne fanno dei nuovi testimoni del valore umano».

! Riccardo Forte
  1. Ministero della Difesa, Beirut - Libano (1965), in collaborazione con l'arch. Maurice Hindié
  2. Maison de la Culture (le "Cargo") a Grenoble (1967)
  3. Prefettura e Palazzo di Giustizia del dipartimento des Hauts-de-Seine a Nanterre (1968-1973)

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