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La laicità è dei cristiani

di Paolo Gambi - 4 dicembre 2004

Laici, clericali, cristiani, anticlericali... Parole che risuonano nella nostra coscienza di occidentali, condite dagli spunti della più recente cronaca culturale e politica. Proprio in queste settimane i media ci raccontano con insistente puntualità una realtà che sembra divisa in due: da un lato i "cattolici", quelli con addosso odore di sagrestia, un cero in mano e la velleità di affermare la propria morale; dall'altro i "laici", spiriti illuminati e sopra le parti che perseguono il bene comune al di fuori di ogni faziosità. Questa immagine che mi si è affacciata alla mente mi ha però messo addosso qualche dubbio ed un'aureola di perplessità. Un po' perché sono cristiano. E un altro po' perché sono laico. Secondo la versione che sembra essere passata all'opinione comune, io - come tutti quelli che sono nella mia condizione - starei giocando una partita di pallone in tutte e due le squadre contemporaneamente.

Ecco perché credo che l'immagine "laici contro cristiani" sia quantomai fasulla. Una partita che non si sta più giocando. Almeno perché rischierei di continuo l'autogol. È davvero così impossibile essere cristiani e vivere a fondo il valore della laicità senza rinunciare ai dettami della propria fede? Non si può essere insieme, e coerentemente, cristiani e laici? Bisogna intanto chiarire cosa si intende con il termine "laicità". Se laicità significa distinzione tra ciò che appartiene al mondo della spiritualità e della morale, e ciò che invece rientra nella sfera del convivere pubblico, non solo si può essere cristiani e laici. Ma la laicità è un frutto maturo del cristianesimo, e di quel suo "date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio" che ha attraversato la storia e cambiato il mondo. Se laicità significa questo, significa cioè creare un hardware comune su cui possano girare liberamente tutti i sofware dei vari sistemi di pensiero - eccetto naturalmente i virus - la laicità diventa un valore importantissimo, una garanzia del pacifico convivere. E i cristiani ne sono insieme fruitori e costruttori.

Se laicità significa invece ateismo di Stato, ideologismo laicista coronato magari da un inspiegabile filoislamismo, non ci stiamo capendo. Stiamo semplicemente trasformando la laicità, che è l'hardware, in un software, trasformandola in una ideologia vera e propria.

Non si capisce bene però - sia la laicità quanto esposto sopra o qualcos'altro - perché solo alcuni sembrano legittimati a far prevalere la propria morale nell'agone pubblico. O, per seguire la metafora, perché solo alcuni sofware hanno diritto di girare sull'hardware. Chi vuol far prevalere il concetto secondo cui la famiglia è un'unione di due meri soggetti, non importa se uomini, donne, cani, cavalli o tortore, con il conseguente corollario che la famiglia fatta da uomo+donna+bambini è qualcosa di vecchio e sorpassato che spetta al massimo ai nostri nonni, riceve plauso e certificati di stima. Chi invece crede che la famiglia-tipo sia fatta da una coppia uomo+donna con un'apertura all'arrivo di figli, e conseguentemente pensa che due uomini che vivono insieme non facciano una famiglia, è considerato un clericale, un nemico della laicità che vuole imporre la propria morale. E magari non è neppure adatto a fare il commissario europeo.

Insomma, laico significa per forza credere che l'aborto sia una cosa buona e giusta di cui far bandiera? Significa credere che progresso significhi prevalentemente giocare con embrioni e magari pure cloni umani per trovare soluzioni a malattie e malformazioni, e magari nel contempo essere contrari alla vivisezione perché maltratta gli animali? Io continuo a credere che così non sia. Continuo a credere che essere laici prescinda dalla morale a cui si aderisce e sia, piuttosto, una propensione psicologica e non il contenuto del pensiero. Eppure, nella dialettica fra le opposte fazioni, c'è da cogliere e da sottolineare ancora una volta il significato più vero di questo dibattito non sempre cordiale fra cristiani e non cristiani all'arrembaggio della laicità. Un significato così profondo da affondare le proprie radici in quel terreno metafisico che contiene tutti i massimi principi. Stiamo ancora parlando di libertà. Una libertà che informa tutto il nostro "essere occidentali". Libertà di coscienza, di pensiero, di religione. Libertà di realizzarsi come uomini e come donne, libertà di costruirsi una propria felicità. Libertà persino di sbagliare e di sprecare la propria vita. Libertà di riempire di donne nude giornali e televisioni. Libertà di criticare le donne nude che abbiamo messo sui giornali e nelle televisioni. Libertà persino di autodistruggersi. Rimane ovviamente saldo il fatto che se anche si è liberi di fare una cosa non significa che quella cosa sia necessariamente buona. Ma qui si entra nel terreno della morale, e quindi - molto laicamente - mettiamo un bel punto e a capo.

Paolo Gambi

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Ragionpolitica, periodico on line n.86 del 4/12/2004
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 9/9/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore editoriale: Alessandro Gianmoena, Direttore responsabile: Aurora Franceschelli, Redazione: Gianteo Bordero
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