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Appunti sul Congresso di Viennadi Erik Marangoni - 11 dicembre 2004 La convocazione di un congresso internazionale a Vienna venne inserita nel primo Trattato di Parigi e imposta alla Francia dalle potenze vincitrici, per dare un nuovo assetto all'Europa uscita dall'esperienza napoleonica. Il Trattato non prevedeva variazioni territoriali a spese della Francia; essa venne semplicemente restaurata nei suoi confini pre- rivoluzionari del 1792 e sul trono francese venne chiamato Luigi XVIII, della Casa dei Borboni. Il Congresso delle potenze vincitrici si riunì a Vienna nel settembre 1814 e terminò i propri lavori qualche mese dopo, in tutta fretta in quanto Napoleone, esiliato sull'Isola d'Elba, aveva ricostituito il proprio esercito e si apprestava ad affrontare gli eserciti nemici a Waterloo. La seconda sconfitta della Francia spinse le potenze europee ad interrogarsi circa l'effettiva affidabilità dei francesi, perciò il secondo Trattato di Parigi, del novembre 1815, fu per il governo di Parigi più punitivo. La Francia perse una parte del proprio territorio, dovendo ritornare alle frontiere del 1790, le venne imposta una pesante indennità e dovette subire l'onta dell'occupazione di una parte del suo territorio da parte delle truppe degli Stati vincitori, come garanzia contro future avventure imperialistiche. Come sappiamo, Napoleone aveva per molti anni imperversato in Europa e le sue azioni avevano suscitato forti preoccupazioni, soprattutto in Gran Bretagna, il cui governo temeva la possibilità di un'Europa unita sotto le sue insegne. Per questo, durante il Congresso di Vienna, i vincitori intesero ripristinare al più presto lo status quo ante, favorendo il ritorno sul trono dei legittimi sovrani spodestati da Napoleone. Il principio di restaurazione fu quindi (insieme al principio di legittimità), almeno nelle fasi iniziali del congresso, il principio- guida per tutti gli statisti europei. Naturalmente la Francia, con Napoleone esiliato all'Elba, era la più fervente sostenitrice del principio di restaurazione, non solamente perché ciò le consentiva di uscire integra da una pesante sconfitta militare, ma anche perché, in tal modo, avrebbe potuto continuare ad esercitare una sorta di protettorato sui numerosi staterelli tedeschi d'oltre Reno in cui stavano prendendo corpo idee pericolose di unità nazionale, di patria tedesca, di unione dei popoli tedeschi, che la guerra contro Napoleone aveva contribuito a creare e a diffondere. Il rappresentante francese al Congresso di Vienna fu un personaggio molto famoso: il vescovo di Talleyrand. Già funzionario durante l'Ancien Regime, Talleyrand era divenuto successivamente ministro di Napoleone, ma dopo la sua sconfitta decise di abbracciare prudentemente il nuovo regno di Luigi XVIII. Scaltro come pochi, la diplomazia era la sua arma più importante e, contando sulla sua abilità, cercò in tutti i modi di far acquisire alla Francia un ruolo centrale in sede di congresso, compito non facile, ma che egli riuscì a realizzare sfruttando le rivalità che esistevano all'interno della coalizione di Stati che avevano contribuito alla sconfitta di Napoleone: Gran Bretagna, Russia, Prussia e Austria. Russia e Prussia nel 1813 avevano sottoscritto il Trattato di Kalisch, nel quale la Russia manifestava la volontà di annettere tutta la Polonia, mentre la Prussia puntava alla Sassonia e, in futuro, agli stati tedeschi, in contrasto con le ambizioni imperiali dell'Austria. L'accordo, naturalmente mise in allarme l'Austria che, unitamente alla Gran Bretagna, non poteva accettare il rafforzamento, specie tra gli Stati tedeschi di un possibile diretto rivale, capace in futuro di sostituire la Francia quale potenza egemone del continente. Talleyrand cercò subito di approfittare delle rivalità alleate e offrì l'appoggio francese, nell'eventualità di una guerra, a Gran Bretagna e Austria. L'alleanza segreta venne redatta personalmente dal premier britannico Lord Castlereagh, ma non trovò mai applicazione; infatti, la questione della Polonia e della Sassonia venne risolta in tempi ristretti, mentre la posizione di Talleyrand venne resa più ardua dal contemporaneo ritorno di Napoleone dall'Isola d'Elba e dal rinnovarsi delle ostilità. La sconfitta di Napoleone a Waterloo e la necessità di garantire l'Europa da future ambizioni continentali da parte della Francia, spinse le potenze alleate ad applicare, nel tentativo di ripristinare l'ordine europeo, oltre al principio di restaurazione (e di legittimità) anche i principi di sicurezza e di compensazione. L'idea era di costituire una sorta di "cordone sanitario" attorno alla Francia, composto di Stati sufficientemente forti da poter bloccare un eventuale attacco francese il tempo necessario da permettere l'intervento degli eserciti alleati. In base al principio di sicurezza, l'Austria rinunciò ai territori corrispondenti all'attuale Belgio, che vennero ceduti al Regno dei Paesi Bassi, ottenendo come compensazione, appunto, Venezia. La Prussia ricevette alcuni territori renani, la Svizzera ottenne il raddoppio dei suoi cantoni, mentre al Regno Sabaudo venne accorpato il territorio della gloriosa Repubblica di Genova. Infine, il vecchio Sacro Romano Impero subì una radicale trasformazione: gli originari 300 Stati vennero ridotti a poche decine, riuniti nella Confederazione Germanica e posti sotto la presidenza dell'Austria. Nei confronti degli altri Stati che non si trovavano a diretto contatto con la Francia e che, perciò, non rientravano nell'ambito di applicazione del principio di sicurezza, si continuò ad agire secondo il principio di restaurazione e legittimità: nel Regno di Napoli come nello Stato pontificio e nei ducati emiliani. Alla fine dei lavori del Congresso di Vienna rimasero aperte 3 questioni, particolarmente sentite dalle potenze vincitrici. La prima riguardava il mantenimento dell'alleanza anti- francese. Contro la Francia venne confermata, da parte di Russia, Prussia, Austria e Gran Bretagna, la Quadruplice alleanza, in base alla quale ogni Stato si impegnava a fornire almeno 60.000 uomini in un'ipotetica futura guerra anti-francese. La seconda riguardava la difesa delle basi assolutistiche dei regimi monarchici degli Stati alleati, contro le tendenze liberali dell'epoca. Nacque cosi la Santa Alleanza tra Austria, Russia e Prussia (non la Gran Bretagna perché era già retta da una monarchia parlamentare), il cui scopo precipuo era quello di creare una unione "spirituale" tra le monarchie assolute dei tre Paesi (più tardi anche la Francia venne cooptata nella Santa Alleanza). Il progetto era il frutto della mentalità visionaria dello zar di Russia, Alessandro, che temeva fortemente le spinte liberali dell'opinione pubblica europea, accentuate dagli eventi successivi alla Rivoluzione Francese. Il governo britannico definì la Santa Alleanza una sciocchezza, ma la appoggiò, in quanto poteva rappresentare un utile strumento di stabilità in Europa. Infine, l'esigenza forse più fortemente sentita da tutte le potenze europee e particolarmente dalla Gran Bretagna, riguardava la necessità di evitare future crisi dell'equilibrio europeo.Occorreva sostanzialmente creare qualche strumento in base al quale le potenze europee potessero risolvere pacificamente le questioni che sarebbero sorte in Europa, in futuro. La Gran Bretagna puntava particolarmente all'obiettivo del mantenimento dello status quo europeo, in quanto il governo di Londra, dopo le acquisizioni di Malta, delle isole Ionie, del Sud Africa e dell'isola di Ceylon, a seguito delle guerre napoleoniche, si trovava all'apice dello sviluppo del suo impero coloniale e mirava soprattutto a consolidare i propri possedimenti d'oltremare. Per raggiungere tale obiettivo era naturalmente necessario che il continente europeo rimanesse pacificato. Nacque quindi il Concerto di Potenze, in base al quale le grandi potenze europee avrebbero dovuto riunirsi in occasione di eventi pregiudizievoli per il mantenimento dello status quo e decidere quali misure adottare. Ovviamente le piccole potenze avrebbero dovuto accettare le decisioni delle grandi. Nel corso degli anni successivi alla conclusione del Congresso di Vienna, la Quadruplice Alleanza perse gradualmente l'importanza originaria anche perché la Francia si comportò tutto sommato bene e, pur deplorando le clausole territoriali del Trattato di pace, di fatto accettò il nuovo ordine europeo. Contemporaneamente la Santa Alleanza, la "sciocchezza" per i britannici, perse importanza per l'assenza appunto della Gran Bretagna. Rimase quindi in piedi solamente il Concerto di potenze, strumento del tuttto informale, ma che svolse un ruolo fondamentale nel mantenimento dell'equilibrio europeo. Il Concerto infatti, riuscì a evitare contrasti generalizzati tra le grandi potenze europee in pratica fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Attraverso periodiche riunioni, le grandi potenze poterono affrontare e risolvere questioni gravi come i moti rivoluzionari che imperversarono in Europa, in reazione al ristabilimento dell'ordine post-napoleonico e la costituzione di nuovi Stati in Europa: Belgio, Italia e Germania.
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Ragionpolitica, periodico on line n.87 del 11/12/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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