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Prodi, Prc e Rep. Tutti pazzi per le tassedi Gianni Baget Bozzo - tratto da Tempi del 9 dicembre 2004 Già il primo governo Prodi era stato l'insegna del rapporto con Bertinotti. Ciò era richiesto dal problema di sganciarsi da una dipendenza prevalente dal Pds. Quando Bertinotti venne meno, cadde il governo Prodi. Ora si delinea una situazione in cui Rifondazione non è solo chiamata a votare ma a partecipare al governo: e l'intesa è sulla questione fiscale. Da quando Berlusconi ha posto il problema del fisco nel senso di una rimodulazione dell'imposte sui redditi, il tema fiscale è diventato oggetto di politica. La sinistra ha indicato una sua linea a questo problema con l'imposta al 20% di investimenti finanziari ed il 5% che colpirebbe coloro che hanno beneficiato dello scudo fiscale che con la legge di Tremonti permetteva il rientro dei capitali espatriati. La chiave della linea di accordo con Bertinotti è un'imposta sui patrimoni, che Bertinotti vorrebbe chiamare un'imposta sulle grandi ricchezze: su di esse si trova d'accordo anche Eugenio Scalari. Giuseppe De Rita ha offerto nel bilancio annuale del Censis le basi di questa politica. Scrive il Censis sul rapporto: oggi i processi mutanti sono due: la divaricazione crescente tra ceti patrimonializzati e ceti di libero reddito e la tendenza a testarsi tutti a quella combinazione antica dei comportamenti economici (la combinazione tra sobrietà e medietà) che ha fatto la nostra storia. Per De Rita le componenti impoverimento quelle dei percettori di reddito fisso e la componente di arricchimento (ceti patrimonializzati), come si vede il partito delle tasse è all'opera ed intende colpire l'investimento popolare in Italia e l'investimento sul mattone: questa è la base dell'accordo Prodi-Bertinotti su cui Repubblica è d'accordo. La questione fiscale è divenuta dominante e la sortita di Berlusconi ha messo in chiaro le intenzioni fiscali del prodismo. Bisogna vedere se questa intesa tra il gran capitale ed il prodismo coinvolgerà anche le altre componenti del nuovo Ulivo, del partito riformista, ma è chiaro che la sinistra può ricorrere ad uno strumento della patrimoniale usata solo negli anni '40 per colpire le ricchezze nate dal mercato nero, gli arricchimenti dovuti alle circostanze drammatiche in cui è stato coinvolto il paese. Questa linea non corrisponderebbe finora ad una scelta globale della coalizione di sinistra, ma essa copre componenti significative che il grande capitale che Scalfari rappresenta e l'estrema sinistra. Sarà così evidente che chi vota per la sinistra, vota per l'inasprimento delle imposte sui ceti medi e medio alti. L'intesa fra Prodi e Rifondazione è sempre stata la chiave del podismo che vuole bilanciare l'alleanza con il Pds come una combinazione più a sinistra. Nessun paese europeo conosce l'imposta patrimoniale e quindi è improbabile che essa possa avere un consenso diffuso, ma il fatto che sia stata manifestata ed avallata con il rapporto Censis indica che il pericolo è reale e colpirebbe la proprietà della casa almeno ad un certo livello di reddito e scoraggerebbe gli investimenti finanziari. La società italiana ha trovato un suo equilibrio nella sobrietà e medietà, e sobrietà e medietà per usare un linguaggio del Censis, sono richieste anche ai politici ed ai legislatori. L'Ulivo non ha ancora fatto la sua scelta ma questa rischia di essere imposta dall'alleanza tra Prodi e Bertinotti portando a livello più alto la già elevata pressione fiscale sul popolo più tassato d'Europa.
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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