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Una "Scala" per rinasceredi Elena Siri - 11 dicembre 2004 «Onore al merito». Questa volta è proprio il caso di dirlo. Tra i tanti meriti dell'operazione di riapertura del Teatro alla Scala si notano il progetto dell'architetto Mario Botta, rivelatosi vincente sia dal punto di vista estetico che dal punto di vista tecnico della funzionalità della struttura. Non un passivo restauro di ricalco sull'antico gusto architettonico del passato, né uno stravolgimento gratuito delle linee originali, ma uno straordinario equilibrio tra antico e moderno, tra gusto e geometria. La nuova torre scenica di trentotto metri che ospita il palcoscenico (finalmente all'avanguardia nelle tecnologie) e l'ellisse che comprende i camerini e le sale di servizio sono davvero all'altezza del famoso teatro milanese. Onori naturalmente all'amministrazione della città e agli Enti pubblici e privati che in soli due anni hanno ridato a Milano il Teatro rinato nell'antico splendore. Onore alla regia di Luca Ronconi, a Pier Luigi Pizzi e al Maestro Muti, agli artisti e ai tecnici che hanno realizzato la messa in scena di "Europa riconosciuta", l'opera di Salieri del 1778 con la quale questo teatro venne inaugurato. Il pubblico ha applaudito, la critica ha approvato. Onore alla platea dei presenti, elegantissimi e consapevoli di presenziare non solo ad un grande evento mondano, ma anche ad una serata storica e ad un'occasione unica. Tutti i giornali hanno dato rilievo allo straordinario evento e alcuni vi hanno addirittura visto il segno e la cifra di un nuovo inizio di vitalità della cultura italiana. L'aria di una nuova attenzione per il prodotto culturale italiano, con la presenza del teatro su tutte le prime pagine nazionali, è certamente di buon auspicio per un settore sempre trascurato nel nostro paese. Onore quindi anche alla stampa. La proposta è quella di ritrovare anche un pubblico di appassionati che frequentino la musica colta in un tempio che offra loro repertori selezionati di livello, che non escludano la musica contemporanea. La speranza è quella di ritrovare sul palcoscenico della Scala gli artisti e i direttori di fama mondiale. Intanto, già in programma, troviamo grandi nomi quali Lorin Maazel, Roberto Abbado, Zubin Mehta e naturalmente Riccardo Muti. Vorremmo una Scala a cui il mondo potesse guardare come ad un esempio, sia nella creazione artistica che nella corretta gestione; un teatro capace di esportare il suo celebre nome come una gloria italiana non ancora tramontata; una struttura che promuova il made in italy nella cultura e nella creatività. L'evento della riapertura è stato vissuto da tutti con gioia ed emozione, senza polemiche politiche (una volta tanto!), senza attacchi, senza indici puntati, senza recriminazioni e rivendicazioni, come se davvero l'arte e la cultura italiana potessero diventare un terreno d'incontro per tutti, maggioranze e opposizioni, su cui costruire il futuro.
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Ragionpolitica, periodico on line n.87 del 11/12/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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