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numero 280
6 marzo 2008
 
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L'uomo senza sonno

The machinist

di Andrea Fontana - 17 dicembre 2004

L'uomo senza sonnoTrevor Reznik non dorme più da un anno. Non conosciamo la causa di questo suo grave problema, però siamo consci degli effetti che ha su di lui nel presente. Al lavoro (Trevor è operaio) provoca incidenti, comincia a sospettare di un complotto a suo danno, si isola completamente.

L'uomo senza sonno (The machinist) è un film anomalo. Già dalla costruzione narrativa presenta certa tematica che si è fatta strada nel corso dell'ultimo decennio, diventando vera e propria ossessione filmica dell'oggi. La memoria, la realtà e il sogno sono tutti ambiti di cui il cinema si è occupato assiduamente, spesso con ottimi risultati. Il film inizia con una sequenza, che si spezza per dar vita ad un flashback, che brevemente ci illustra i fatti antecedenti. Ma la realtà oggettiva dell'immagine è viziata. Se una volta non c'erano dubbi su ciò che vedevamo, oggi i registi contemporanei si divertono a destrutturate tale certezza, per rendere immagine e cinema qualcosa di fittizio, di relativo. In effetti L'uomo senza sonno è un viaggio nella mente del protagonista, è lui che ci guida, spesso inconsapevolmente, nei meandri delle sue immagini, dei suoi ricordi. E come ben sappiamo, la mente non è elemento fisso e assoluto, ma immagine riflessa di passati e memorie, spesso tremolante, spesso fumosa, ancor più spesso ingannatrice, nel suo incastrare eventi reali e non, senza un criterio logico (almeno in apparenza).

L'uomo senza sonnoIl sonno è elemento cardine del tutto. Non più gesto subordinato, talvolta ignorato o sostituito dalle nostre occupazioni, ma fonte di sostegno per la regolarità della realtà personale di ciascuno noi. Come già aveva dimostrato Cristopher Nolan nel suo sublime Insomnia, l'assenza di sonno può non essere semplice malattia, ma effetto concatenato di qualcosa che sta ben più in profondità dell'epidermide della patologia, si insinua nella nostra coscienza, diventando agente incontrollato che ci ricorda di non dimenticare: una sorta di contrappasso dantesco, con una funzione più intermediaria. Inoltre nel film c'è la coscienza del protagonista che si fa corpo, che lo insegue ovunque, lo costringe a ricordare ed agire di conseguenza (il finale). Trevor tenta di liberarsene, cercando di ucciderla metaforicamente, ma la sua coscienza è ancora lì, sorridente.

L'uomo senza sonnoDal punto di vista tecnico, il regista Brad Anderson (autore dello sconosciuto Session 9), gioca con i suoni ed i colori. I primi li amplifica distorcendoli, un po' come è abitudine fare per Lynch, i secondi li affida alla bellissima fotografia che dà sul nero e sull'azzurro metallico, sfruttando a pieno i chiaroscuri. Anderson utilizza una serie di simbologie ricorrenti, che sono direttamente collegate alla realtà dei fatti, riproponendoli di continuo, svelandone il significato solo alla fine, probabilmente prevedibile, ma di bell'impatto. Il protagonista è interpretato da Christian Bale, che fa impressione per l'erosione fisica cui è andato incontro per dar corpo al suo personaggio. Lo vedremo l'estate prossima nel nuovo Barman, del Nolan di cui si parlava precedentemente.

! Andrea Fontana
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