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Contro un movimento totalitariodi Stefano Magni - 24 dicembre 2004 Se tutto l'Islam è da considerarsi un pericolo, l'ingresso in Europa di una Nazione di 70 milioni di musulmani deve fare veramente paura. Ma se il pericolo non è costituito dai musulmani, da tutti i musulmani, ma dai movimenti e dai regimi radicali islamici, allora l'ingresso della Turchia in Europa è un successo strategico fondamentale. I neoconservatori americani condividono questa seconda visione delle cose e per questo hanno scommesso sull'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, così da integrarla maggiormente nelle democrazie occidentali. Dal punto di vista neoconservatore, la guerra al terrorismo non è una guerra di religione, ma una guerra contro un movimento totalitario, l'Islamismo, o Islam radicale. Un movimento nato nel XX secolo che ha, come ideologi padri fondatori, Sayyid Qutb, Abdul Ala Mawdudi e Alì Shariati, che si fonda sull'Islam tradizionale e lo declina in una rivoluzione internazionale contro il capitalismo e contro le democrazie occidentali. Da questo punto di vista, la Turchia può essere un ottimo alleato dell'Occidente, perché l'Islam turco, negli ultimi secoli, ha avuto una graduale evoluzione filo-occidentale. Come ricorda il professor Mustafa Akyol, dalle colonne della rivista neoconservatrice Weekly Standard, l'occidentalizzazione della Turchia non inizia con la repubblica laica fondata da Kemal Ataturk negli anni '20 del XX secolo, ma molto prima, con le prime riforme della legge islamica, quali l'abolizione della schiavitù nel XVIII secolo, la traduzione in lingua turca dei testi di filosofia razionalisti occidentali nel XIX secolo, l'apertura delle prime università e l'adozione di una costituzione garante dei diritti individuali tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Queste sono alcune delle tappe fondamentali che, secondo Akyol, hanno contribuito a riformare l'Islam ottomano: tutte riforme modernizzatrici da cui il mondo arabo è rimasto escluso, un po' perché l'Arabia Saudita (la patria del puritano Islam Wahhabita) è sempre rimasta al di fuori dei confini ottomani, un po' perché quella parte di Medio Oriente assegnato, dopo la I Guerra Mondiale, alla Francia e alla Gran Bretagna, ha adottato ideologie estremiste e anti-occidentali in reazione al colonialismo. La Turchia e gli ex territori ottomani nei Balcani, dunque, sono relativamente più immuni dal pericolo di radicalizzazione islamica, perché hanno una diversa visione dell'Islam. Quei movimenti radicali islamici che si stanno rafforzando sia in Turchia che nei Balcani ex ottomani, non sorgono dalla cultura turca, ma sono un prodotto di importazione arabo. Separare la Turchia dal mondo arabo e legarla all'Europa, per questo motivo, potrebbe estendere la coalizione delle democrazie e rafforzare un esempio di Islam riformato da mostrare agli altri Paesi musulmani come miglior via allo sviluppo. Ai neoconservatori americani, comunque, interessa maggiormente un altro aspetto della Turchia: la sua democrazia. Pur con tutti i limiti di una democrazia costantemente minacciata da forti nemici totalitari esterni ed interni, la Turchia rimane un Paese che, in fatto di garanzia dei diritti umani, libertà del mercato e possibilità di sostituire pacificamente il governo, è secoli avanti rispetto ai suoi vicini meridionali (Siria e Libano) e soprattutto è il modello opposto rispetto all'Iran totalitario degli ayatollah. Bernard Lewis, il maggior esperto del Medio Oriente, nonché uno dei principali ispiratori dei think tank neoconservatori, ritiene che sia molto difficile mantenere un'alleanza con una dittatura in cui una ristretta élite al comando, pur non cambiando per niente il sistema del proprio Paese, può essere un giorno alleata e il giorno dopo nemica. L'Egitto, ad esempio, è stato alleato, poi nemico, poi ancora alleato degli Stati Uniti pur mantenendo lo stesso partito al potere. La Turchia, essendo una democrazia, condivide gli stessi valori di fondo degli Stati Uniti e può avere interessi temporaneamente divergenti (come è avvenuto nel 2003 allo scoppio della guerra contro Saddam Hussein), ma difficilmente può diventare ostile. Certo Bernard Lewis era convinto che l'Europa non avrebbe mai accettato la presenza della Turchia all'interno della propria comunità, se non altro a causa dei forti pregiudizi storici e culturali. In questo sbagliava, perché con la decisione di Bruxelles della settimana scorsa la procedura per l'ingresso turco nell'Unione Europea appare ormai difficilmente reversibile.
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Ragionpolitica, periodico on line n.89 del 24/12/2004 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore editoriale: Alessandro Gianmoena, Direttore responsabile: Aurora Franceschelli, Redazione: Gianteo Bordero © 2003-2009 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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