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numero 280
6 marzo 2008
 
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Cronaca di una serata vergognosa in RAI

di Erik Marangoni - 31 dicembre 2004

Spettacolo penoso in RAI l'altra sera. Seduti nello studio di un noto programma televisivo, alcuni personaggi del mondo politico italiano, tra cui gli onorevoli Rizzo, Rosy Bindi, Tajani, Cè, discutevano assieme a Barbara Palombelli e a Maurizio Scelli, della Croce Rossa Italiana, tra gli altri argomenti, della presenza dei nostri militari in Iraq. In collegamento diretto con la base italiana di Nassirya, diversi militari italiani osservavano stupiti la scena, mentre i conduttori del programma cercavano di moderare le intemperanze degli esponenti del centro-sinistra italiano, impegnati a sfoderare il meglio della retorica anti-americana e anti-occidentale, condita con i cari vecchi spettri dei complotti orditi dalla CIA ai danni dei proletari di tutto il mondo e delle manovre occulte dei petrolieri americani.

Durante la trasmissione l'On. Rizzo, autore del famoso motto "Io sto con Castro, senza se e senza ma", ha avuto il coraggio di affermare che, in realtà, la Croce Rossa Italiana non è tanto impegnata a sostenere la popolazione civile irachena, come invece il buon Scelli cerca di farci credere. Infatti, trovandosi la sede della Croce Rossa a Bagdad e la base degli italiani a Nassirya, non si capisce come possano i nostri soldati trasportare i civili iracheni presso le strutture mediche della capitale, dal che, se ne deduce, in queste strutture vengono curati principalmente i militari feriti, mentre i nostri soldati di assistenza non ne fanno poi granché. Di conseguenza (l'On. Rizzo non lo dice, ma è implicito nelle sue allusioni) sembra che l'organizzazione ginevrina sia diventata uno strumento del potere coercitivo degli eserciti occidentali.

Non contento delle sparate (è proprio il caso di dirlo) sulla Croce Rossa, l'On. Rizzo passa ad analizzare la cause della strage di Nassirya e qui si prodiga in un interminabile monologo sulle responsabilità morali della tragedia, incolpando ovviamente il Governo, fino all'ultimo usciere di Palazzo Chigi, per aver mandato dei soldati disarmati (sic!) a morire in un paese lontano. Nemmeno un piccolo riferimento agli autori materiali della tragedia, ai terroristi che vogliono impedire la normalizzazione del Paese, ma soprattutto, nessun cenno di cordoglio alle nostre vittime, alle loro famiglie; la colpa è del Governo, punto e basta!

Rimango ammutolito di fronte a queste vergognose esternazioni da parte di un membro del Parlamento europeo, ma non c'è il tempo di reagire perché improvvisamente dalla quarta fila del pubblico interviene nella discussione Barbara Palombelli, moglie dell'On. Francesco Rutelli e affermata giornalista de La Repubblica. La signora Palombelli, fine stratega, dichiara, in appoggio all'On. Rizzo, che la strage di Nassirya non è da imputare al terrorismo, bensì rientra nella logica della reazione alle torture che i soldati (italiani?) hanno inflitto ai prigionieri iracheni (per inciso, la notizia sulle torture di Abu Ghraib è uscita tempo dopo gli eventi di Nassirya). Il mio stordimento cresce nel frattempo in maniera esponenziale: penso a quei soldati seduti sotto la tenda che ci stanno guardando in collegamento via satellite e mi vergogno un po'. Signora Palombelli, la va a spiegare lei questa sua teoria alle famiglie dei nostri connazionali uccisi?

A questo punto, confesso, sono stato indeciso tra lo spegnere disgustato la televisione e cercare rifugio in una meno impegnativa fiction o continuare nella visione. Quando il conduttore passa la parola a Rosy Bindi, però, la mia curiosità è troppo forte e continuo a guardare. L'On. Bindi non risponde direttamente alla domanda circa la responsabilità morale della strage, ribadisce la solidarietà dell'Italia ai suoi soldati, ma afferma che la guerra è stata ingiusta, che le prossime elezioni in Iraq saranno una farsa: «lo dice anche Putin». All'udire questa affermazione mi sorge un dubbio: dopo la tragedia dei bambini di Beslan la sinistra si stracciò le vesti contro il torturatore Putin, accusandolo di esserne l'autore morale, a causa della sua politica in Cecenia; in Ucraina, sempre i leader della sinistra fanno a gara per dimostrare pieno appoggio a Yushenko contro Yanukovich, il leader appoggiato da Putin; ora invece il presidente russo viene preso ad esempio dell'anti-americanismo in Iraq? Non sarà che il centro-sinistra "utilizza" Putin quando più fa comodo e lo rimette in un angolo quando non serve più?

Non contenta della splendida introduzione, l'On. Bindi fa un'altra affermazione memorabile e dichiara la presenza americana in Iraq contraria al principio di auto-determinazione dei popoli. Orbene, come insegna il diritto internazionale, il principio di auto-determinazione si applica solamente ai popoli sottoposti al dominio di un governo straniero, nelle fattispecie della dominazione coloniale (ormai non più esistente) e della conquista territoriale con la forza. In tali casi il diritto internazionale chiede al governo che occupa un territorio non suo di concedere l'indipendenza. Tuttavia, nel caso iracheno non si può fare riferimento al principio di auto-determinazione perché: gli iracheni non sono sottomessi ad un governo straniero (esiste un governo provvisorio iracheno nominato con il consenso delle Nazioni Unite), né sono sottoposti a dominazione militare, essendo i soldati occidentali di fatto impegnati in una piccola (relativamente) zona del paese, e spesso affiancati da militari iracheni, in fase di addestramento. Quindi, dal punto di vista del diritto internazionale l'On. Bindi non ci azzecca molto, meglio buttarsi su qualche altra teoria.

Infatti la nostra eroina afferma subito dopo essere assolutamente necessario cambiare la natura della missione in Iraq, coinvolgendo la comunità internazionale, l'Europa, le Nazioni Unite... e perché non l'unione cinofili e il circolo del bridge, dico io? A parte il fatto che le Nazioni Unite in Iraq non ci vogliono venire, nonostante abbiano affermato di voler sovrintendere al processo di ricostruzione del paese, l'On. Bindi non spiega che cosa intenda con il termine "Europa". Forse intende Francia e Germania, già dichiaratesi contrarie a intervenire, o la Spagna, ritiratasi su iniziativa del premier Zapatero, o qualche altro paese? Siamo in attesa di risposta da parte sua On. Bindi, ci dica, chi facciamo andare in Iraq?

A questo punto sono veramente stanco e chiudo il collegamento, ma la vergogna che ho provato nel sentire certe parole pronunciate da persone che rivestono ruoli istituzionali importanti, mi spinge ad un ultimo pensiero, dedicato a tutti i nostri militari all'estero. Da civile, ho avuto la fortuna di conoscerli personalmente e di vederli all'opera a Sarajevo, Rogatica, Gorazde, Mostar. Ho visto i nostri soldati curare malati in località sperdute della Bosnia e liberare i campi degli agricoltori dalle mine anti-uomo; ho dato il mio modesto contributo alla somma che mensilmente raccoglievano, auto-tassandosi, per pagare il viaggio aereo in Italia a ragazzini bisognosi di cure mediche, li ho visti rinunciare alle razioni di pasta e pane per donarle alle famiglie appena ritornate dopo anni di esilio imposto dalla guerra. Ho visto tutti quei bambini che si radunavano in caserma, una volta alla settimana, per trascorrere qualche ora insieme a loro e li ho visti felici, lontani anni-luce dalle atrocità della guerra. Ho visto tutte queste cose e volevo solo dire che in questo nostro Paese esiste ancora chi apprezza il loro lavoro e la loro dedizione: grazie di cuore.

! Erik Marangoni
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
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