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Arte, teatro, UE e buon gustodi Giovanni Vagnone - 7 gennaio 2005 E' di pochi giorni fa un articolo della giornalista Silvia Grilli (Panorama) che testimonia un caso che noi definiamo di cattivo gusto, ma che alla luce di alcuni fatti recenti andrebbe classificato in maniera anche un po' più severa di così. Si parlava negli anni '70 di "cattivi maestri": s'è visto, con Dal Bosco, che il passo tra il dire ed il fare prima o poi qualcuno lo compie; s'è infine verificato, tragicamente, che tra il fare e lo strafare il passo poi non è impossibile affatto: in Olanda Theo Van Gogh c'ha rimesso la vita, per mano di un giovane estremista islamico. Tutti casi separati, molto differenti tra loro, ma di un unico filone nichilistico di pensiero debole che sarebbe bene contestare, prima che abbia troppi spazi, evitando che senatori a vita come Mario Luzi pontifichino sull'aggressione di Capodanno al nostro premier con: "Un po' se l'è cercata"... ma quando? ma dove? ma come? Il 3 novembre è partita, in Olanda, la tournée di un musical in inglese dal titolo originario "Killing Berlusconi" (poi modificato in "Everybody for Berlusconi"), in cui dieci attori si divertono a sparare al nostro presidente del Consiglio. Prima a Rotterdam, poi in altri teatri (Den Bosch, Maastricht), in futuro in Slovenia, il progetto delle compagnie Jonghollandia e Betontanc è sicuramente riuscito a far parlare di sé. Il quotidiano di Rotterdam Nrc Handelsblad ha recensito il musical con sbigottimento con la domanda di fondo se fosse il caso, dopo l'omicidio di Theo Van Gogh, di creare prodotti così «espliciti ed originali». Addirittura gli spettatori hanno spedito lettere affinché lo spettacolo venisse interrotto. Ma gli attori hanno voluto continuare. Dice Bart: «Van Gogh avrebbe detto: "Fatelo!". Per lui la cosa più importante era la libertà d'espressione». Libertà d'espressione, certo, ma allora perchè nessuna platea, fino ad ora, se l'è sentita di assassinare Berlusconi? Verrebbe da chiedersi se non c'è dell'esagerazione, della forzatura: «Se fossi uno del pubblico - confida Bart - voterei per ucciderlo: questo è teatro». Walter Bart è il leader del gruppo di attori, che non nasconde la sua schierata soggettiva arbitrarietà. Lo spettacolo si conclude sempre e comunque con una fucilazione del premier, che il pubblico lo voglia o no. Anzi, con grande ironia, se dopo aver grottescamente raffigurato le nefandezze di Berlusconi il pubblico continua a non condannarlo, allora la votazione si svolge tra i soli attori, democraticamente. A rendere ulteriormente paradossale il tutto, sta il fatto che la "commedia" fa parte di un programma culturale di spettacoli e seminari voluto dalla presidenza dell'Unione Europea di turno olandese (successiva al semestre italiano). Tanto per significare come la cultura di sinistra sia apolitica e disinteressata, e non voglia far mai propaganda. E sta proprio qui il maggior peso della cosa: ovvero che è un'iniziativa istituzionale, organizzata comunque, indirettamente, anche coi soldi di chi Berlusconi l'ha votato, lasciando a tutti la libertà di dire ciò che vogliono; non da un centro sociale, per cui, in linea di massima ci sarebbe da fare un altro discorso sui valori fondanti della nostra civiltà, della libertà e dei diritti umani. Anche l'Erasmus poi, progetto universitario internazionale che prevede scambi di studenti tra atenei, è stata presa a parte del fenomeno: ha invitato gli studenti italiani in Olanda, a partecipare al magnifico teatrino. Che dire dunque, ufficialmente, istituzionalmente, l'idea di togliere la vita al presidente del Consiglio di uno Stato membro dell'Unione Europea non è poi un granché strano. Lo scherzo si vela poi di minaccia, dopo la simulata fucilazione del grande fantoccio Berlusconi, con la frase, molto molto sintomatica e sotto forma di "letterina" di Bart: «A Mr. Berlusconi, Chigi Palace: "Caro Silvio, non prenderla personalmente. Io penso che tu sia grande. Vieni in Olanda. Ma sta' attento. Il nostro paese è diventato molto violento». Risate, applausi, fine. Se tutto ciò - come dicevamo - fosse stato fatto in qualche centro sociale, ce lo saremmo potuti aspettare: non l'avremmo condiviso, così come vediamo come un crimine la "disobbedienza" fatta di atti teppistici e di furti, giacchè entrambe le fattispecie sono indicate nel Codice Penale, ma da un certo punto di vista abbiamo già esperito di peggio e purtroppo ci siamo assuefatti. Inutile sarebbe ripetere a quei ragazzi che la violenza non dev'essere un mezzo per far politica, inutile ribadire che la libertà d'espressione e opinione non è a senso unico, inutile infine ricordare che esistono diritti umani inviolabili che servono ad essere prima capiti e poi esportati. Ma certamente dall'UE potremmo aspettarci qualcosa di più, nonostante il caso Buttiglione, e nonostante i tanti burocrati di paesi piccoli come Olanda e Belgio, che stanno diventando padroni di un potere che non sanno gestire e non comprendono: per gli euroscettici, e per coloro che arricciano il naso di fronte alla totale mancanza del principio democratico della rappresentatività, il piatto è servito. E per Berlusconi, dopo l'avviso di Bart e la dimostrazione del perdonato Dal Bosco (che potremmo dire reo di tentato omicidio colposo ad alta carica dello Stato, ma sarebbe politicamente scorretto), il nostro messaggio è questo: di non dispiacersi, di non desistere nonostante la continua campagna d'odio ad personam di tutta l'opposizione e di rimanere in guardia in un'Europa che ammicca all'Islam e a volte sembra invidiarne i mezzi. Satira, cattivi maestri, attentati, buon gusto... facce di uno stesso poliedrico solido che è la nostra Società, che per alcuni non è ancora uscita dal secolo buio Novecento.
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Ragionpolitica, periodico on line n.91 del 7/1/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore editoriale: Alessandro Gianmoena, Direttore responsabile: Aurora Franceschelli, Redazione: Gianteo Bordero © 2003-2009 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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