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Un gentleman dello swing

di Marco Turco - 14 gennaio 2005

Il suo jazz e la sua chitarra tra i più sinceri, solari e comunicativi. I suoi dischi, pezzi di storia di questa grande Musica. Raccontano che il suo talento per il jazz veniva dal talento che aveva per la Vita, dal cuore grande che dimostrava in casa. Un talento che pulsava immenso dentro di lui. Così limpido che gli permise di imbracciare la chitarra per la prima volta a ben diciannove anni, quando di solito la maggior parte dei professionisti sono ormai ben rodati e navigati. Fino ad allora la musica che ascoltava il piccolo John Leslie Montgomery detto "Wes", era una «scusa per ballare con le ragazze», come dirà molti anni più tardi.

Quando per la prima volta, però, John ascolta suonare il grande Charlie Christian che, nella band di Count Basie, swinga da matti nello storico assolo di chitarra di Flying Home, be' la vita e la musica d'un tratto si trasformano in qualcosa di nuovo e cruciale. Mentre la guerra sta per finire e le big band scorrazzano su grandi bus per i cinquanta stati, il giovane Montgomery si accorge che, semplicemente prendendo la chitarra fra le mani, già riesce senza alcuna nozione a ripetere alla lettera le note di uno dei più dotati di questi jazzman in circolazione: Charlie Christian appunto. Quando una sera spiccica, nota per nota, davanti a Christian l'assolo intero di Flying Home, nessuno dei presenti crede alle proprie orecchie.

Se Charlie Christian ha rivoluzionato la funzione della chitarra nel jazz dimostrando a tutti le capacità solistiche e non solo ritmiche dello strumento, c'è già un giovane nero dell'Indiana che muove i primi passi replicando quel linguaggio come se gli appartenesse. E' una solidità creativa carica di nuovi frutti: John Leslie Montgomery è, d'ora in poi, solo e semplicemente "Wes". Poi, con gli anni, diventa anche "the thumb", il pollice, quando l'alto sassofonista John "Cannonball" Adderley si muove da New York per sentirlo suonare a Indianapolis e non riesce a credere ai propri occhi: Wes, della mano destra, usa solo il pollice. E, con l'uso di quel solo dito, riesce a pronunciare tutti i suoi virtuosismi, i legati, le ottave, gli accordi, ricavandone un tono unico; un colore caldo, avvolgente, inconfondibile, che lo incoronerà "Godfather of the cool". Un suono e un linguaggio che, ripreso in vie più o meno commerciali dal suo pupillo George Benson, diventerà il tono della chitarra jazz, il suo colore per eccellenza.

Wes Montgomery suonerà con tutti i grandi con un velo sempre apprezzato di modestia, quasi imbarazzo, defilandosi in un angolino, lui che era grande come loro. Rimarrà ad Indianapolis per suonare con la sezione ritmica dei fratelli, eppure avrebbe potuto chiedere qualsiasi bassista, qualsiasi batterista. Anche quando la sua fama era ormai immensa nel mondo del jazz, Wes continuò a suonare quasi ogni sera, in provincia. La notorietà non incrementò la paga, che era poca, ma Wes suonava sempre con un gran sorriso e non "toppava" mai. Faceva bene il proprio mestiere perché lo amava, persino quando la mattina faceva qualche turno in fabbrica perché la famiglia era numerosa. Per questo i jazzisti lo chiameranno "il Monsignore", in un'epoca in cui i tutti quei nomignoli si davano solo ai giganti.

Wes è, oggi come ieri, uno di loro nella storia di questa musica. Uno mai stanco. Così la sua Vita, cosi' la sua Musica. Piena di perfezionismo, amore artigianale per i dettagli. Raffinata, eppure immediata. Siamo tutti figli di Wes Montgomery. Chiunque ami il jazz e la chitarra o persino uno solo dei due. E' morto dieci anni prima che io nascessi, eppure lo conosco come pochi. Tante sono le ore passate a studiare la musica che ci ha lasciato. E' a lui che da anni dedico un piccolo omaggio durante i miei concerti: a Wes Montgomery, un genio col sorriso.

! Marco Turco
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Ragionpolitica, periodico on line n.92 del 14/1/2005
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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