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La libertà in fumo?

di Giovanni Vagnone - 14 gennaio 2005

Il dibattito si è acceso, è stato gustato a pieni polmoni da tutti i telegiornali e dai sondaggisti più scatenati, ha fatto il giro dei discorsi di quanti si siano ritrovati in un bar o in un ristorante negli ultimi giorni.

Sirchia è il nemico pubblico numero uno, Forza Italia, da Casa delle Libertà è diventata, canzonatoriamente, la Casa del Proibizionismo. L'argomento divide come il tifo per le squadre di un derby: le fazioni sono fumatori e non fumatori. Ma le tematiche annesse e connesse sono un po' più profonde e la riflessione può essere portata avanti su un piano più maturo: considerando sì i fattori medici e più specificamente tecnici, ma anche e soprattutto quelli sociologici, comportamentali, "storici".

La normativa è ormai celeberrima, e dopo la patente a punti è forse la riforma che tocca più direttamente i cittadini: le abitudini di molti sono stravolte, alcuni gruppi esultano alla vittoria, altri si lamentano sconsolati. Abbiamo sentito dire che "bucarsi di eroina" viene meno punito dell'accendersi una sigaretta, abbiamo però anche visto chi finalmente può godersi un buon vino sentendone appieno gli aromi e può stare tranquillamente in un pub senza che gli brucino gli occhi. Ma è inevitabile schierarsi, in base ai propri vizi e alla propria personale impostazione mentale.

Un dato appurato è che la gestualità della sigaretta è davvero dannosa e che il fumo passivo, oltre che fastidioso, è anche nocivo. Eppure qualcuno scriveva che i non fumatori dovrebbero imparare dai fumatori l'arte della tolleranza: «non s'è mai visto un fumatore che si lamenti perché qualcuno non fuma, mentre di seccatori che ti chiedono di spegnere la sigaretta è pieno il mondo».

Il problema è che in ogni posizione c'è un po' di vero e di giusto. La normativa, essendo per definizione "generale ed astratta", ha tenuto conto del diritto fondamentale dell'uomo "Salute", anteponendola com'è uso della giurisprudenza degli ultimi cinquant'anni fare, giustamente, agli altri diritti: tra cui nello specifico quello di gustarsi una barretta di tabacco bruciato dopo il pasto, dopo aver bevuto il caffé e, perché no, sorseggiando un cocktail.

Così chi soffre della privazione deve rendersi conto che come sono state chiuse fabbriche per la tutela della salute, anche con danni economici ingenti, così gli viene chiuso il pacchetto, nel locale che non è riuscito ad attrezzarsi.

Se è pur vero che i gestori di locali si vedono in difficoltà perché, pur essendo la percentuale dei non fumatori ben più alta di quella dei fumatori, è anche vero che spesso, la sera, nelle discoteche o nelle birrerie il numero di chi si accende una sigaretta è sicuramente superiore al 50%, non ci resta che riflettere sul fatto che l'intero assetto positivo degli stati civili odierni è volto ad una forma di salutismo di tutela che non può prevedere soluzioni di molto diverse da quelle adottate. Nel senso che se non fosse stata varata questa riforma, ci sarebbe stato piuttosto un chiudere un occhio, che uno stabilire diversamente, atteggiamento che un legislatore non può e non dovrebbe fare responsabilmente.

Un'altra polemica spesso sollevata è quella sui monopoli di Stato: lo Stato vieta, dichiara indirettamente deprovevole il fumo, e poi ci guadagna con una tassazione altissima. Ma è una critica ben poco azzeccata: definendo la sigaretta come bene di lusso, e gonfiandone il prezzo, lo Stato raggiunge il duplice risultato di tenere sotto controllo la crescita commerciale del fenomeno (niente più pubblicità, costi più alti come deterrente all'acquisto), di contro non vietandolo e venendo così incontro a quanti, dopo aver letto il lungo elenco di malattie e controindicazioni contenuto nel pacchetto, di fianco al monolitico avviso "Il fumo uccide" e derivati, decidono di perseverare nel loro peccato.

Per quanto riguarda invece l'oggetto vero e proprio del tanto parlare, che dire? Il fumatore incallito non è come il drogato vero e proprio, checché si voglia dire. I mali sono estremizzati dai mass media a caccia di notizia allarmistica, e gli esperti del settore si gongolano nelle loro apocalittiche previsioni: esiste sì un grado di dipendenza fisica dal tabacco, ma la gran parte della dipendenza è psicologica.

La grande modifica di questa riforma non sarà tanto sull'aspetto sociologico collettivo: diminuzione dei fumatori, delle vendite dei tabaccai e così via; ma sarà soprattutto qualcosa di individuale, che noteranno quanti hanno sempre trovato nella gestualità del fumo un rituale, oltre che una forma di difesa dal mondo esterno, un abile alleato. Un alleato che avvicina nei momenti di confronto, quando si è dal lato passivo e si ascolta, e che allontana, quando si vuole rimanere sulle proprie indaffarandosi in qualche maniera (vale altrettanto il giornale sotto braccio o il cellulare da guardare ogni tanto - tutti gesti che se non ci è capitato di compiere di sicuro abbiamo visto fare in autobus o in metropolitana). Un alleato che non verrà meno, ma si farà più schivo.

Una particolare situazione rincuora noi fumatori, che per esperienza personale abbiamo già visto nei posti in cui da tempo già non si poteva fumare cosa accade: ci si ritrova fuori, in un angolino al freddo, con la propria sigaretta e si è uniti da qualcosa di comune, che può essere un argomento di conversazione da primo approccio o da riempi-tempo. In futuro simili vicende saranno ben più presenti, nei locali non ci bruceranno gli occhi e qualcuno smetterà anche di fumare, nel rispetto di tutti e della legge.

Non ci resta che personalizzare ancora di più quest'abitudine costosa (da tutti i punti di vista) e rimodellare un po' lo status quo. Non c'è niente da fare, anche se ci piace discuterne e anche se sappiamo che è giusto così: e non ci rimane che augurarci che i seccatori, i fumatori pentiti o i pignoli che al mercato, all'aria aperta, vengono a protestare perché stai fumando, sazi della riforma non ci rompano più i cosiddetti. Non sappiamo come sarà vivere la discoteca, la notte, la prima colazione al bar, senza il vecchio tocco di classe dell'accendersi una "paglia", e non sappiamo quanto gioverà ai locali più attrezzati avere lo spazio apposito adibito ai fumatori in regola, ma già da ora possiamo divertirci nel vedere le iniziative estreme di gruppi incalliti di tabagisti.

E aspettiamo con ansia l'apertura del primo locale con la scritta "Vietato l'ingresso a Sirchia", mentre le casse della sanità pubblica miglioreranno un po' i loro conti, noi che siamo contrari alle discriminazioni, facciamo quello che vogliamo dei nostri polmoni e rispettiamo i polmoni altrui.

! Giovanni Vagnone
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