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Giovanni Boldini e la Belle Epoque in mostra a Padovadi Paola Di Giammaria - 14 gennaio 2005 Per tutti è il magnifico interprete della Belle Epoque e dei suoi mondani protagonisti. Certamente Giovanni Boldini è anche questo, ma è nello stesso tempo molto di più: un grande artista che, partendo dall'ambiente sperimentale dei macchiaioli, si è presto confrontato con l'ambiente internazionale seguendo un suo percorso attraverso un modo del tutto personale di dipingere, sensibile al nuovo ma altrettanto radicato nella tradizione dell'arte italiana ed europea, tra Velázquez e Tiepolo. Per questo, la grande retrospettiva "Boldini", titolo semplice ma azzeccato, che apre i battenti a Padova il 15 gennaio (fino al 29 maggio 2005) presso la Fondazione Palazzo Zabarella, già si preannuncia come uno dei grandi eventi della stagione espositiva nazionale ed europea del 2005. Pochi artisti italiani di quell'epoca storica hanno, e continuano a riscuotere, il successo che egli ha saputo conquistarsi in tutta Europa. Una fama legata soprattutto ai suoi celeberrimi e contesi ritratti, soprattutto quelli femminili, ma anche ai paesaggi, alle scene di interni, alle brulicanti vedute parigine e a quelle malinconiche di Venezia. Un artista versatile e originale che questa mostra consente di riscoprire in tutte le sue diverse e affascinanti sfaccettature. A quarant'anni dalla grande rassegna allestita nel 1963 al Museo Jacquemart-André di Parigi e dopo la recente pubblicazione del catalogo generale dell'artista, questo evento intende offrire al grande pubblico un'immagine più approfondita di uno dei maggiori protagonisti della pittura internazionale tra Otto e Novecento. Giovanni Boldini, nato a Ferrara nel 1842 e morto a Parigi nel 1931, è stato nel corso della sua lunga vita uno degli artisti più popolari e amati, proprio per la sua capacità di saper rendere, attraverso una pittura di straordinaria forza evocativa sia di luoghi che di personaggi, l'atmosfera scintillante ma inquieta della Belle Epoque. L'acuto Diego Martelli, uno dei primi critici in Italia a rendersi conto della portata di quanto stava accadendo in Francia dopo l'"esplosione" dell'Impressionismo, lo definì uno «gnomo» che «vi inviluppa, vi sbalordisce, vi incanta». A Parigi, dove si trasferì definitivamente nel 1871, Boldini sentì l'esigenza di aggiornare il suo linguaggio pittorico e optò per aderire alla pittura à la mode, condizionata dalle esigenze dei ricchi collezionisti francesi e americani che avevano il loro riferimento nel potente mercante d'arte Goupil. Della enorme produzione pittorica di Boldini, artista veramente prolifico, sono state selezionate circa 120 opere, provenienti dai maggiori musei e collezioni private europee e americane. Si tratta dei capolavori più significativi di un percorso che lo ha visto partecipe e protagonista di esperienze diverse, dalla giovinezza legata a Firenze e all'adesione al gruppo dei Macchiaioli, alla maturità di una vicenda professionale trascorsa interamente a nella capitale francese, e scandita da frequenti viaggi in Italia, soprattutto a Venezia, o a Londra e in America. I quadri di piccolo formato dipinti con sapiente virtuosismo, tutti charme e sensualità, sono il preludio alle opere della maturità: le grandi vedute parigine, quelle di Venezia, le istantanee del mondo della musica e della danza, e soprattutto i monumentali ritratti dei maggiori protagonisti della mondanità e della cultura internazionale, aristocratici, ricchi borghesi, scrittori, musicisti, celebrità dello spettacolo. Ispirate ai grandi maestri del passato, come Van Dyck, Frans Hals, Velázquez, Tiepolo, da lui amati e studiati, queste seducenti immagini si snodano nelle sezioni in cui la mostra è articolata, come in un grande romanzo: il romanzo della vita. Dagli ariosi paesaggi come La Grande Roue a Combes Le Ville del 1873, ancora di eco macchiaiola, ecco i famosi ritratti, genere a cui egli dimostrava una naturale propensione: La duchessa Consuelo Vanderbilt e suo figlio, olio su tela del 1906, e il Ritratto della marchesa Luisa Casati con penne di pavone, del 1945 circa, di cui colpisce lo sguardo inquietante e le linee guizzanti. Da vedere anche i quadri dedicati a Parigi che ne descrivono le piazze animate (Place Clichy, 1784), i caffè all'aperto (Conversazione al caffè, 1878 circa) o le scampagnate a Versailles. Paola Di Giammaria Notizie utiliBoldini |
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Ragionpolitica, periodico on line n.92 del 14/1/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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