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Povertà, terrorismo e imperialismo

di Giovanni Vagnone - 29 gennaio 2005

Dire che la più grande preoccupazione del popolo iracheno sia l'occupazione, è un po' come dire che l'Olocausto e l'odio per gli Ebrei ad opera dei Nazisti è stato soprattutto voluto per motivi economici. Il caso dell'Urss è differente, più strettamente ideologico, però anche solo parlando della Germania si infrangerebbe un tabù che i cervelli meno elastici non hanno nessuna intenzione di ritoccare.

Il parallelo con i giorni della Memoria finisce qui. E sempre qui inizia, invece, una riflessione doverosa sui dati che ci riferisce Magdi Allam.

La denuncia del giornalista è riferita alla sbagliata percezione che della realtà in Iraq si ha in Europa: il terrorismo è considerato un problema rilevante solo dall'11-18% della popolazione irachena (15% degli uomini e 22% delle donne), mentre la principale emergenza è, per il 50% del campione, la disoccupazione. Una percezione ricreata da mass media che amano l'allarmismo e la visione di un paese distrutto per colpa degli americani e dilaniato costantemente da stragi, attentati e brutalità di vario genere.

Fonte dei dati dell'opinionista del Corriere è un sondaggio dell'International Repubblican Institute (www.iri.org), finanziato dal Congresso Americano ed effettuato su quasi 2000 persone distribuite su tutto il territorio iracheno ad eccezione di Mosul e Dohuk. Sondaggio che sottolinea una realtà complessa e frammentata come la conosciamo nelle più attente riflessioni, e come ci dimentichiamo essere quando accendiamo un telegiornale.

Anche questa è una faccia della disinformazione della sinistra, o meglio di quella parte dell'Europa anti-americana che non vuole riconoscere alcun merito ai nostri alleati d'oltre mare. Sapere che tra il 72,4 e l'81,7% degli iracheni andrà probabilmente a votare (solo un 12,9% sostiene che molto o solo probabilmente non si recherà alle urne - sondaggio condotto dal ministero della Pianificazione iracheno e pubblicato dal quotidiano Asharq al Awsat), il 30 gennaio, e sapere che quasi il 60% della cittadinanza è convinta che la situazione migliorerà entro un anno, equivale a riconoscere una pesante sconfitta per il terrorismo, ed una vittoria per il nostro sistema liberale e democratico.

Una vittoria, oltretutto, che diventa liberazione personale di ogni iracheno, nell'esportazione dei valori che tanti di noi vogliono rinnegare, essendosi dimenticati di com'è la vita in loro mancanza, in nome del relativismo, del pensiero debole, dell'egoismo ipocrita mascherato da multiculturalismo.

La classifica dei problemi più rilevanti vede come detto al primo posto la disoccupazione, seguita da sanità, criminalità, infrastrutture, elezioni e, in ordine decrescente, la presenza della forza multinazionale ed appunto il terrorismo.

Significativamente infine, solo un 28% è favorevole alla presenza di leader religiosi al governo, mentre il 38,7% ritiene che possano si essere coinvolti nella scelta dei candidati, ma debbano rimanere fuori dal governo, ed il 23% infine relega i leader religiosi ai soli affari spirituali. E' la stoccata finale a chiunque voglia semplificare lo scenario Iracheno.

Inoltre, dai dati che ci vengono riversati addosso, non possono che nascere due considerazioni: la prima riguarda il rischio di un'interpretazione giustificazionista di stampo marxiano per i terroristi, la seconda è strettamente connessa ed è sul ruolo imperialista.

Vedendo quanto la popolazione irachena sia stremata da decenni di povertà, sentiamo già la voce dei prevenuti innalzarsi in coro, o in social forum, e dire come una filastrocca: «l'imperialismo dell'America li ha ridotti in povertà e per questo hanno organizzato il terrorismo, per fare giustizia».

Il problema sta nel fatto che l'America li ha liberati dallo stesso imperialismo fondamentalista che li ha sempre soggiogati e che, oggi, vorrebbe soggiogare anche noi. Un imperialismo religioso che li ha governati senza lasciar loro libertà, tentando di demonizzare l'Occidente per nascondere le proprie colpe antiche, così primitive da apparirci incomprensibili. Sono gli stessi burattini del Terrorismo di oggi, ad essere stati gli schiavisti di ieri e il non voler perdere il loro ruolo è una causa del loro odio verso di noi. Il problema è da ridimensionare nell'Iraq liberato, ed in senso opposto è da ridimensionare nelle strade delle nostre città: dobbiamo combattere l'imperialismo che vuole distruggere la nostra civiltà, che ha molti alleati nella nostra classe dirigente, con l'aiuto degli USA, della Fede, o anche solo conoscendo la nostra identità.

! Giovanni Vagnone
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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