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Alexanderdi Andrea Fontana - 29 gennaio 2005
Alexander, interpretato dall'ottimo Colin Farrell, è un film difficile da decifrare. Solo in parte si concilia con il resto della filmografia del regista, che spesso ha posto la sua attenzione verso tematiche politiche (JFK o Nixon) o sociali (Assassini nati o Ogni maledetta domenica). È un lavoro che procede per fasi alterne: ora è stupido, banale, con gigantesche cadute di stile, ora è magnifico, potente, affascinante. Tradisce probabilmente la velocità con cui Stone si è mosso, spinto dalla produzione e da altri film (attualmente in lavorazione) che hanno come personaggio principale Alessandro di Macedonia. Errori
La prima parte del film è breve e dunque superficiale, la seconda troppo lunga. Le musiche non sempre si adeguano al film, tradendo spesso uno scollamento fra queste e le immagini. Ma soprattutto è l'approccio nei confronti del personaggio che non convince. Stone mira ad esaltare l'uomo e i suoi ideali, la sua grandezza e i suoi limiti, le sue origini e i drammi che lo attanagliano. La grandezza politica e storica, di grande valenza attuale, è messa da parte, solo accennata in rare occasioni (il discorso di Alessandro quando muore Efestione o nelle parole finali di Hopkins: «con la morte di Alessandro iniziarono le guerre»). Pregi
Rimane l'amaro in bocca. C'è la piena consapevolezza di un capolavoro mancato. Ma anche di essere di fronte ad un lavoro di discrete fattezze, visti gli innumerevoli errori elencati. Peccato.
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Ragionpolitica, periodico on line n.94 del 27/1/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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