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numero 280
6 marzo 2008
 
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Alexander

di Andrea Fontana - 29 gennaio 2005

AlexanderSono narrate le vicende di Alessandro Magno, dalla sua nascita alla sua morte, con tutte le sue imprese eroiche che hanno cambiato l'assetto del mondo. Il tutto è narrato in flashback da un amico e compagno di guerra di Alessandro. L'ultimo film di Oliver Stone colpisce in tutti i sensi, sia in positivo sia in negativo. Viene da un clamoroso flop al botteghino statunitense, che ha spinto il regista a sperare nel pubblico europeo, da lui considerato più colto.

Alexander, interpretato dall'ottimo Colin Farrell, è un film difficile da decifrare. Solo in parte si concilia con il resto della filmografia del regista, che spesso ha posto la sua attenzione verso tematiche politiche (JFK o Nixon) o sociali (Assassini nati o Ogni maledetta domenica). È un lavoro che procede per fasi alterne: ora è stupido, banale, con gigantesche cadute di stile, ora è magnifico, potente, affascinante. Tradisce probabilmente la velocità con cui Stone si è mosso, spinto dalla produzione e da altri film (attualmente in lavorazione) che hanno come personaggio principale Alessandro di Macedonia.

Errori

AlexanderAl di là degli errori storici, che poco interessano in questa sede, essendo il cinema un'arte, dunque la storia suscettibile di modifiche, stupiscono le cadute di stile, che derivano non solo da una sceneggiatura che non regge la potenza dell'argomento, ma anche da una tecnica superficiale e a tratti banale. Nella battaglia finale, in cui Alessandro è ferito quasi a morte, il montaggio unito ad una regia forsennata (proseguimento del lavoro svolto in Ogni maledetta domenica) si dimostra inappropriato e poco funzionale. Il cambio di tonalità quando il protagonista sembra stia per morire (che versa sul rosso) non è assolutamente giustificato.

La prima parte del film è breve e dunque superficiale, la seconda troppo lunga. Le musiche non sempre si adeguano al film, tradendo spesso uno scollamento fra queste e le immagini. Ma soprattutto è l'approccio nei confronti del personaggio che non convince. Stone mira ad esaltare l'uomo e i suoi ideali, la sua grandezza e i suoi limiti, le sue origini e i drammi che lo attanagliano. La grandezza politica e storica, di grande valenza attuale, è messa da parte, solo accennata in rare occasioni (il discorso di Alessandro quando muore Efestione o nelle parole finali di Hopkins: «con la morte di Alessandro iniziarono le guerre»).

Pregi

AlexanderEppure il film, fortemente voluto dal regista americano, è potente. Trova nella battaglia di Gaugamela il suo momento migliore (geniale nelle riprese e nelle fattezze), ha momenti di alta intensità, le immagini sono spesso di forte impatto. Impossibile non rimanere fascinati dal personaggio di Alexander, di cui si sottolineano anche i difetti, le paranoie, i traumi psicologici che derivano dal rapporto sofferto con i genitori. L'Alessandro stoniano si dimostra vittima di sé stesso, un uomo che ha dimostrato al mondo la sua grandezza, pur mantenendo salda la sua essenza umana. Era solo un uomo, eppure guardate cosa ha fatto. Era un condottiero, che però piangeva al termine delle battaglie.

Rimane l'amaro in bocca. C'è la piena consapevolezza di un capolavoro mancato. Ma anche di essere di fronte ad un lavoro di discrete fattezze, visti gli innumerevoli errori elencati. Peccato.

! Andrea Fontana
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Ragionpolitica, periodico on line n.94 del 27/1/2005
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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