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numero 280
6 marzo 2008
 
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Grande Alleanza Divisa

di Gianni Baget Bozzo - tratto da Tempi del 27 gennaio 2005

Due politici sono stati particolarmente felici dei risultati delle primarie pugliesi: uno è Fausto Bertinotti, l'altro Romano Prodi. Le ragioni del comune sentimento nascono da diverse valutazioni ma sono convergenti: ambedue i politici hanno interesse a deprimere la funzione dei partiti all'interno della Grande Alleanza Democratica. Bertinotti vede il modo di fare emergere la sinistra anticapitalista come espressione del sentimento profondo del popolo della sinistra, la vede all'interno della competizione con i Ds e con la Margherita, considera cioè le primarie come una strada per mostrare che il riformismo è un progetto che si studia a tavolino e che il sentimento della sinistra popolare desidera una contrapposizione frontale con il sistema capitalista.

La posizione è paradossale, perché poi Bertinotti sostiene l'alleanza con la Margherita e con i Ds come alternativa di governo: come si può sostenere a un tempo una alternativa di governo e un cambiamento di sistema sociale ed economico? La rivoluzione, divenuta forma di antagonismo sociale, è curiosamente una lotta, non contro il capitalismo, ma contro il riformismo: suppone che il riformismo abbia successo politico e nello stesso tempo sia oggetto della contraddizione sociale. E' questo il vero dramma della sinistra. Le sue contraddizioni interne sono più forti della sua unità.

Le ragioni del senso reciproco si fondono su culture storiche e quelle più estreme hanno più linguaggio. E' più facile rafforzare la propria identità culturale come soggetto politico che includerla in un progetto di governo. Il paradosso della sinistra è appunto quello che la rivoluzione è dovuta a un movimento di contestazione della democrazia liberale: l'antagonismo è fine a se stesso, non vuole veramente vincere, vuole solamente contraddire, partecipando, in forza del consenso che suscita, a un sistema sociale che contrasta. Prodi ha il problema di limitare l'influenza dei Ds e quindi tutte le forze che indeboliscono i Ds fanno il suo gioco. L'ulivismo è in sostanza una linea antipartito che tende a far sì che la coalizione superi in consenso i partiti che la compongono.

La congiunzione tra Prodi e Bertinotti è un secondo paradosso perché ciò che viene visto da Prodi come favorente all'unità dell'Ulivo è l'aumento delle contraddizioni tra i partiti che lo compongono. Nelle primarie nazionali il paradosso scoppia. Non a caso sono le forze più estreme a presentare i candidati alle primarie alternativi a Prodi pur accettando già Prodi come leader. Sicchè pare certo che l'unico obiettivo chiaramente definito è quello di indebolire i Ds e in parte anche la Margherita per ottenere una maggioranza fondata sulla contraddizione tra le parti che la compongono.

Sarebbe curioso domandarsi dove finirebbe l'Ulivo se anche Rutelli, Fassino e D'Alema si presentassero candidati. Il fatto che siano solo le estreme a presentare candidati alle primarie indica che il sistema ulivista è di fatto una lotta di tutti contro i Ds, la forza elettorale più importante della coalizione. La Gad è una contraddizione vivente e le primarie il modo per farla emergere. L'unità dell'Ulivo vive attraverso la manifestazione delle sue divisioni.

! Gianni Baget Bozzo
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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