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La politica degli studentidi Flavio Mannini - 6 febbraio 2005 Per comprendere il significato della politica studentesca, bisogna innanzitutto capire cosa si intenda per politica e cosa si voglia veramente realizzare con l'impegno politico, quale sia il fine e quali siano i mezzi, infine quali siano gli ambiti di applicazione della politica. Bisogna poi sintetizzare questo ragionamento secondo un criterio hegeliano per arrivare ad attuare l'aufhebung di cui parla il filosofo tedesco nella Scienza della Logica, ovvero il superamento che ci porta a comprendere cosa spinga un giovane studente ad impegnare il proprio tempo in politica. Il termine politica, derivante dall'aggettivo politikòs, intende tutto ciò che si riferisce alla pòlis, ovvero alla città ed il primo grande filosofo che ne parlò esplicitamente fu Aristotele, con la sua grande opera intitolata Politica, in cui vengono trattate le partizioni dello stato, le sue forme di governo e la sua natura. Allora giungiamo a delle domande che sarebbe giusto porsi prima di intraprendere qualsiasi attività politica: dobbiamo riflettere sul legame esistente fra potere e politica e quali siano i confini del potere esercitato in virtù del proprio incarico politico. Tornando ad Aristotele, si configurano tre forme diverse di potere e solo una di esse può considerarsi di matrice politica: il potere paterno è quello esercitato da un padre nei confronti del figlio e nell'interesse del medesimo; il potere dispotico è quello esercitato dal padrone o dal politico corrotto; il potere politico è esclusivamente quello esercitato da chi governa nell'interesse di chi è governato. Emerge quindi una sottile distinzione in politica tra potere politico e dispotico. E' compito del buon governante saper esercitare al meglio il proprio potere politico ed esclusivamente politico. Tra le definizioni di politica che maggiormente colpiscono chi si interessa di questi argomenti, vi è quella di Schmitt secondo cui la politica coincide con il rapporto tra amico e nemico; il compito della politica sarebbe quello di aggregare gli amici e combattere i nemici. Un giovane studente che intraprende per la prima volta un percorso politico deve comprendere che questo modello è assolutamente errato e che la vera forza del politico risiede nella comprensione e soprattutto nel dialogo, nel dialogo col nemico. Sul politico, o meglio sul vero politico, grava la pesante responsabilità di saper dialogare con tutti, a partire da chi presenta un rapporto conflittuale col politico stesso. Questo non significa assolutamente che la politica sia l'arte del compromesso, in quanto un buon politico deve riuscire a non scendere ad alcun compromesso - intendendo il compromesso di natura politica - però il politico deve essere un buon artista del dialogo e della diplomazia, affinché si riesca sempre a comprendere le ragioni altrui. Il dialogo non ha mai portato al conflitto, quindi al danneggiamento della propria parte politica e questa teoria trova un'efficace dimostrazione nel dilemma del prigioniero di cui parla l'economista americano Nash, premio Nobel per la sua ricerca in economia politica. Secondo la sua dimostrazione, quando si hanno interessi comuni e non si dialoga a sufficienza si finisce inevitabilmente per accettare la peggiore delle soluzioni possibili, mentre con il dialogo e con la diplomazia si riesce a raggiungere il cosiddetto equilibrio di Nash, cioè quella situazione in base alla quale si conosce l'altrui posizione e ci si colloca nel punto in cui si ha la minore perdita per il proprio Paese. In questo modo a trarre giovamento è l'interesse collettivo. Per questo motivo nelle scuole sono stati istituiti gli organi collegiali di rappresentanza studentesca, che portano in ogni scuola la condizione inevitabile di dialogo tra componente studentesca, componente docente e presidenza. Questa situazione porta ad un clima di aggregazione e di partecipazione alla gestione del bene collettivo, nell'interesse della collettività. Una dimostrazione storica di quanto detto è data dal fatto che in Europa, dopo la Seconda Guerra Mondiale, si è avviato un processo di dialogo che ha portato i diversi governi ad incontrarsi ed a conoscere le altrui posizioni. In questo modo si è giunti al Trattato di Roma, che ha portato all'eliminazione delle barriere tariffarie per i commerci intracomunitari e alla situazione di libero scambio nel '68, poi all'unione doganale ed al mercato unico, situazione economica osannata dalle dottrine liberali a cui il movimento politico si ispira. Si sono inoltre evitati ulteriori conflitti bellici in Europa per oltre sessanta anni. Il punto cardine dell'impegno politico, non solo a scuola, ma a tutti i livelli, deve essere la morale. La scoperta della distinzione tra morale e politica viene attribuita a Machiavelli, secondo il quale il fine dovrebbe giustificare qualsiasi tipo di mezzo. Questa concezione, a cui si sono ispirate le più grandi dittature e i più grandi dittatori della storia, da Stalin ad Hitler, presenta profondi errori ed infatti le dittature hanno visto il loro inesorabile tramonto. Non deve esistere alcuna distinzione tra impegno morale e politico, o meglio, il proprio impegno politico deve coincidere con l'imperativo categorico. A partire proprio dalla scuola, dove gli insegnanti non hanno più esclusivamente il compito di istruire, ma sono stati investiti del più importante incarico che possa avere un essere umano: la missione di educare. E-ducere in latino significa condurre fuori, cioè tirare fuori da ogni studente le sue migliori qualità, affinché sviluppi un senso critico ed abbia uno spiccato senso della morale. Spetta quindi allo studente, che vede la propria formazione fortemente basata sull'apprendimento dei principi morali, saper mettere a disposizione degli altri, quindi della collettività il proprio impegno politico, fortemente condizionato dal proprio imperativo categorico. Gli studenti hanno a disposizione notevoli strumenti per vedere realizzati gli obiettivi che si sono posti; tramite gli organi collegiali di rappresentanza studentesca possono creare sportelli per il volontariato, possono rendersi utili per trovare le soluzioni migliori affinché si possano integrare al meglio nelle proprie scuole i ragazzi portatori di handicap, oppure i ragazzi che soffrono diverse forme di disagio sociale, creando dei gruppi di aggregazione eventualmente in collaborazione con gli enti locali. Un altro ambito in cui c'è moltissimo bisogno della politica studentesca è l'intervento a favore della lotta alla dispersione studentesca, cui si può far fronte solo se tutti gli attori sociali, rappresentanti degli studenti, dei genitori, delle organizzazioni di volontariato, le circoscrizioni, i sindaci, ... prendono atto del problema e si impegnano a risolverlo e ad eliminare tutti gli ostacoli che creano malessere e problemi sociali. Potremmo poi parlare di droga, di alcoolismo e di una serie di altri campi in cui c'è bisogno dell'intervento di piccoli grandi politici, che lavorino da protagonisti in un mondo che cambia e che deve guardare con fiducia al futuro della nostra società. Ogni giovane politico, per non perdere di vista il motivo della propria "missione" deve tracciare quotidianamente un proprio bilancio e pensare a cosa di positivo è riuscito a creare per gli altri. Se nella sua vita è riuscito fino a quel momento a comportarsi sempre lealmente ed a cambiare in meglio la vita per qualcuno, allora può dire che è valsa la pena di dedicare il proprio tempo alla politica. Essere importante per qualcun altro, nel significato più nobile di questo termine, è la più bella esperienza che possa capitare ad un politico. Questo è il significato della politica studentesca (e non solo). Flavio Mannini |
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Ragionpolitica, periodico on line n.95 del 5/2/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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