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numero 280
6 marzo 2008
 
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Giorgio Guglielmo Grisolia

Un uomo inutile

recensione di Donatella Ferretti - 6 febbraio 2005

Non è difficile, passeggiando lungo le strette vie medievali del centro, incontrare l'avvocato Giorgio Guglielmo Grisolia mentre procede con passo tranquillo, la rigonfia borsa di pelle in mano, o intravederlo mentre sorseggia il caffè nel bar della piazza, leggendo il giornale. Uomo dal multiforme ingegno, acuto osservatore delle realtà, raffinato interprete dei malesseri del nostro tempo, Giorgio Guglielmo Grisolia rappresenta un imprescindibile riferimento culturale nella città di Ascoli Piceno, che ha eletto a sua città di adozione, essendo nato a Castrovillari, in Calabria. Un uomo inutile è l'intrigante titolo del suo secondo romanzo, edito da Lìbrati.

Ambientato in una piccola provincia italiana ed anonima dell'Ottocento, anche se, come dice lo stesso autore già alle prime battute del romanzo, «oggi le cose non sarebbero state molto diverse». Una storia senza tempo, dunque, in uno spazio non ben definito; una storia che vuole essere universale, paradigmatica, la storia eterna dell'uomo e dei suoi rapporti con gli altri, con se stesso, con Dio. E' nello spazio senza tempo dell'anima che l'autore si muove, con discrezione e delicatezza, delineando con rara sensibilità il carattere dei suoi personaggi e, in particolare, quello di Antonio Diodato, il protagonista.

Leggendo questo romanzo, scritto in uno stile semplice ed efficace, alieno da artificiosità retoriche come dai luoghi comuni, si ha la netta sensazione che ad agire nella trama articolata del romanzo, a muovere e motivare le azioni dei singoli personaggi, sia sempre e ovunque l'amore. O meglio, un bisogno insopprimibile e irrefrenabile di amore, di donarlo e di riceverlo, in una ricerca incessante e spesso disperata di cui l'autore esplora tutte le infinite possibilità, le molteplici forme, le modalità e le contraddizioni.

Il libro si apre con un atto di amore caritatevole, quello con cui un pietoso sacerdote accoglie presso di sé il piccolo Antonio, abbandonato sulla soglia della chiesa nella notte di Natale, "la notte dei miracoli". Antonio cresce sotto la sua protezione, nell'ombra della sagrestia, al riparo dal mondo, ma nell'adolescenza il suo cuore si risveglia al contatto con il miracolo della natura e scopre, attraverso l'armonia che coglie nel creato, l'amore di Dio per le sue creature, un amore materno che dona e che accoglie, un amore infinito e misericordioso che tutto comprende e tutto perdona. La scoperta di questo amore, che Antonio sente risuonare potentemente dentro il suo cuore, lo segnerà con la forza di un vero e proprio inprinting, informando di sé ogni relazione che egli avrà con gli altri.

La sua giovinezza sarà infiammata dall'amore per un ideale, per il quale lotterà e che difenderà combattendo con passione e coraggio fino a perdere il braccio destro. Ma giunge il momento in cui, colui che è ormai "il Mancino", deve scontrarsi e confrontarsi con l'amore degli altri, con le loro passioni, ambizioni e velleità. Deve affrontare la sfida più insidiosa: quella del rapporto con gli altri esseri umani nell'eterna ricerca dell'equilibrio fra le individualità, gli egoismi, i particolarismi. Antonio sperimenta tutto ciò nella figura di Cristina, la donna che sposa pur non essendone amato e forse non amandola, la donna che aspetta un figlio non suo alla quale vuole offrire il suo sostegno incondizionato, la donna che lo rifiuta fin dalla prima notte di nozze e che si servirà, anche spietatamente, di lui. Antonio si avvicina a Cristina animato da un sentimento di totale dedizione e assoluto rispetto per la sua libertà di scelta, anche quando realizza che le scelte di Cristina lo escludono completamente.

Allora Antonio diventa "inutile". Abdica ad ogni suo ruolo: quello di marito, quello di padre, quello di capofamiglia. Giunge addirittura ad abbrutirsi fino a mortificare il suo stesso essere uomo. Il nucleo centrale del romanzo è tutto in questa "inutilità" di Antonio, nella sua deliberata, supina accettazione di ciò che, umanamente e razionalmente sarebbe inaccettabile. Una passività che rasenta l'assurdo quando egli si fa carico anche, come un muto asino da soma, di altri due figli non suoi. Ma a questo punto viene da domandarsi quanto sia passivo ed acquiescente Antonio, e quanto invece in lui non agisca l'amore nella sua forma più pura e più nobile di agape, di caritas, come donazione gratuita ed incondizionata di sé.

Ci si domanda se l'assurdo in cui sembra immergersi quasi voluttuosamente Antonio, non sia paragonabile all'assurdo che sostiene la scandalosa e paradossale scelta di fede di cui parla Kierkegaard, e che nella sua audacia ci conduce oltre i confini di ciò che la morale comune riesce a concepire. Affiora alla mente la splendida figura del principe Myškin, l'Idiota di Dostoevskij, il personaggio in cui, secondo quanto disse lo stesso autore, egli aveva voluto rappresentare «un uomo pienamente buono». Anche lui, come Antonio, estraneo al mondo e incompreso dagli altri uomini, fra i quali si aggira come un luminoso fantasma; anche lui, come Antonio, capace di farsi silenzioso carico delle brutture del mondo; anche lui, come Antonio, privo di un passato in cui riconoscersi, quasi emerso dal nulla, ma messaggero e testimone di una forma di amore che esclude il possesso e l'appropriazione, alimentandosi invece della donazione che viene dalla sovrabbondanza.

Nel finale del romanzo, che rimane aperto ai possibili sviluppi che il lettore vorrà intravedere, ancora l'amore fornirà la scintilla che farà esplodere il precario equilibrio della sofferente famiglia di Antonio. E' l'amore sacrificale della piccola Argia, l'ultima dei tre figli, quella che era stata fino a quel momento spettatrice muta e attonita di quanto accadeva nella casa di Rua dell'Anima e che infine fugge inorridita, quasi a rappresentare e mettere dinanzi a tutta la famiglia, come in uno specchio, l'infimo degrado morale cui sono giunti. E' la presa di coscienza, la consapevolezza atroce che scende sui personaggi come un colpo di frusta e che li scuote fin nel profondo, distogliendoli dal groviglio ormai divenuto inestricabile delle loro concitate passioni.

Allora tutti i personaggi escono di scena, schizzano via in direzioni opposte, ma stavolta animati dallo stesso sentimento, uniti dalla medesima speranza: ritrovare Argia, ricominciare, ricostruire. La casa di Rua dell'Anima rimane vuota, deserta, ma forse l'anima tormentata di Antonio e dei suoi cari ha trovato un altro luogo per continuare la ricerca incessante della felicità che dà senso al cammino terreno dell'uomo.

Donatella Ferretti

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Un uomo inutile
  • Autore:
    Giorgio Guglielmo Grisolia
  • Editore:
    Lìbrati
  • Prezzo: 10,00 €
  • Pagine: n.d.

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Ragionpolitica, periodico on line n.95 del 5/2/2005
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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