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Goodbye, Stalin! I fantasmi di pietra di Berlino Est - I

di Riccardo Forte - 6 febbraio 2005

Nelle vicende urbane che accompagnano, in Europa, la ricostruzione del secondo dopoguerra, la realizzazione della Stalinallee a Berlino Est costituisce, senza dubbio, l'opera storicamente più significativa della Germania post-bellica nel contesto più generale della contrapposizione ideologica Est-Ovest. Concepita come monumentale asse urbano e strada metropolitana residenziale, la Stalinallee è ad un tempo la vetrina celebrativa del regime e la testimonianza più consistente, sul piano simbolico, della Guerra fredda. Nel programma politico delle autorità di Berlino Est, questo imponente intervento urbano avrebbe dovuto rappresentare le "radiose conquiste del socialismo", espressione e metafora di un "superiore ordine sociale" che vedeva nella classe lavoratrice, finalmente "liberata" dal giogo dello sfruttamento capitalistico, l'unica detentrice del potere e la sola artefice delle "magnifiche sorti e progressive" della nascente società comunista.

Il piano collettivo della Stalinallee: la rappresentazione del "nuovo ordine sociale"

A partire dal 1949, e fino al 1961, la Stalinallee si impone come il principale intervento urbanistico-architettonico nel settore Est della città divisa. Questo grande asse urbano costruito ex-novo sulle macerie belliche negli anni 1952-1958, che si estende per una lunghezza complessiva di due chilometri e trecento metri - primo tassello del processo di rinnovamento urbano della capitale tedesca - rappresentò, per il regime di Berlino Est, la sfida e l'impegno più colossale, tanto sul piano politico-ideologico che su quello meramente costruttivo e finanziario. I giganteschi e lugubri edifici, a sette e nove piani di altezza, che fiancheggiano la grande arteria stradale a tre corsie per ogni senso di percorrenza ospitavano in origine cinquemila appartamenti, negozi, ristoranti, caffè, servizi di utilità sociale (il Palazzo dello Sport, demolito nel 1972) e un cinema (il Kosmos, edificato in una fase successiva negli anni 1961-1962).

I lavori per la costruzione della Stalinallee prendono avvio ufficialmente il 21 dicembre 1949, giorno nel quale viene posta la prima pietra per la cellula abitativa Friedrichshain, un'area residenziale con una capacità insediativa di cinquemila abitanti da costruirsi sulla Frankfurter Allee. La scelta della data ha un preciso valore simbolico: in quello stesso giorno, infatti, questa strada e la Große Frankfurter Straße, vengono ribattezzate unitariamente Stalinallee in onore del settantesimo compleanno del dittatore georgiano.

Il progetto della cellula abitativa racchiudeva una concezione avanzata di tipo sperimentale che non era mai stata praticata prima; ispirata al modello di struttura urbana aperta secondo l'idea di Stadtlandschaft (città-paesaggio) portata avanti dal collettivo di Hans Scharoun, trova la sua pratica realizzazione nel luglio 1950 con il completamento delle prime due case a ballatoio di cinque piani ciascuna, inaugurate in occasione del Terzo Congresso del Partito di unità socialista tedesco (SED). L'edificazione di quella che avrebbe dovuto rappresentare la prima porzione del nuovo asse stradale, fondata su canoni modernisti, è oggetto tuttavia di dure critiche da parte del regime. Al termine di un soggiorno compiuto da una delegazione del governo della Germania Est in Unione Sovietica, vengono emanati i Sedici principi di urbanistica, approvati il 27 luglio di quello stesso anno dalle autorità tedesco-orientali. Immediata traspare la valenza politico-ideologica del documento, che si configura quale una sorta di contro-manifesto della Carta di Atene e dei postulati programmatici del Movimento moderno internazionale. Il rifiuto di ogni "deriva occidentalista" dell'internazionalismo tipico dei modelli urbanistici d'oltrecortina costituirà l'elemento prepondernante di ogni successiva politica di edificazione statale.

Il leader della DDR, Walter Ulbricht, prende posizione in prima persona a difesa di un'architettura rispettosa della tradizione costruttiva berlinese. In occasione del discorso pronunciato al Terzo Congresso della SED, Ulbricht impone un nuovo programma per la Stalinallee: la riedificazione della nuovo centro urbano dovrà avvenire «sulla base della sua struttura storica, [mediante la costruzione di] edifici monumentali [con] una composizione architettonica rispondente al significato della capitale». Con questo diktat sono poste in essere le basi di quella contrapposizione ideologica che accompagnerà, fino alla svolta del 1989, lo sviluppo costruttivo ed urbanistico delle due Berlino. In totale ossequio alla concezione sovietica del Realismo Socialista - occorre fornire un'arte nazionale nella forma e socialista nel contenuto - l'architettura storicista di Berlino Est dei primi anni Cinquanta è la risposta politico-culturale, sul piano dei modelli linguistici, all'International Style della controparte capitalista, espressioni rispettive di due sistemi sociali antagonisti e di due opposte concezioni del mondo.

L'asse viario della Stalinallee, inteso come parte del sistema della nuova centralità urbana di Berlino Est e variante socialista dello Hansaviertel di Berlino Ovest - assume dunque una funzione identitaria fondamentale, che nelle intenzioni dei suoi ideatori avrebbe dovuto rappresentare, una volta terminata, la prospettiva artistico-monumentale della città. Allo stesso tempo, il piano della nuova strada è il segno di una precisa volontà di affermazione politica di un nuovo ordine sociale simbolicamente fondato sulle macerie della guerra. Una strada residenziale che, come è stato ricordato, celebrasse ciò che il socialismo voleva edificare: abitazioni luminose e ariose, con dimensioni e ambizioni da grande metropoli, ad un tempo funzionali e belle, trasposizione materiale di un "radioso avvenire di progresso" a beneficio della classe lavoratrice. Un'architettura pienamente realistica e "popolare", dunque, lontana dalle utopie moderniste dell'"americanismo" occidentale, in grado di tradurre nella pietra e nello stile della tradizione nazionale i principi di verità e di giustizia sociale. L'esito di tali intendimenti porterà alla costituzione, sul piano linguistico, di un ibrido architettonico mostruoso, nel quale elementi tratti dall'eredità culturale classica si salderanno alla peggiore esperienza costruttiva del realismo socialista sovietico.

Il 24 aprile 1951 viene indetto un concorso per la progettazione urbanistica e architettonica della Stalinallee secondo i nuovi requisiti; i cinque gruppi di progettisti selezionati vengono successivamente riuniti in un unico collettivo allo scopo di approntare il piano urbanistico generale. In quello stesso periodo, negli ultimi mesi del 1951, l'architetto Hermann Henselmann avvia la costruzione di un grattacielo residenziale di nove piani nella Weberwiese. L'edificio, che si ispira manifestamente, sul piano formale, all'architettura classicista di Karl Friedrich Schinkel, ottiene uno straordinario successo di critica, rappresentando una sorta di modello di riferimento normativo per la costruzione dei futuri edifici della strada. L'astro nascente Henselmann è immediatamente chiamato a collaborare alla stesura del piano della Stalinallee per il tratto "A" corrispondente alla Strausberger Platz, diventando, a partire da questo momento, il fedele e servile esecutore degli ordini di Pankow e di Mosca. La sua primitiva versione di progetto per la Strausberger Platz, inizialmente prevista a forma trapezoidale con due grattacieli posti simmetricamente ai lati della strada, viene sostituita, su "indicazione" degli architetti sovietici, dal disegno della piazza a forma ovale.

L'iter progettuale della Stalinallee, simbolo dell'opera di propaganda e di mistificazione politico-culturale del regime, assumerebbe toni di involontaria comicità, se non ci si trovasse in una congiuntura storica di immane tragicità. Dal 9 all'11 dicembre 1951, nel corso del primo congresso tedesco di architettura, i progetti del piano della nuova strada sono discussi e sottoposti al giudizio degli architetti sovietici Aleksandr Vlassow e Sergeij Tscherniscew, i quali, appuntando critiche di carattere generale alle caratteristiche del progetto di Henselmann, hanno l'impudenza di sostenere: «esistono edifici e strade in grado di suscitare timore nell'essere umano, di opprimerlo, schiacciarlo e spaventarlo, come ad esempio l'architettura del fascismo italiano. Essa incarna l'idea dell'aggressione. È nemica dell'uomo. Ma qui da voi si tratta di una strada che porta il nome di Stalin: essa deve perciò rappresentare l'idea dell'umanità [sic!]. L'architettura deve rappresentare sentimenti di pace ed esprimere attenzione per l'uomo».

E tuttavia, gli intendimenti delle autorità di Berlino Est non dovevano essere precisamente pacifici, se, come risulta dalla documentazione relativa alle direttive della SED, il partito unico al potere nella DDR, l'asse urbano della Stalinallee era stato concepito con la precisa finalità di diventare «la più importante strada da parata della zona orientale della città per manifestazioni e dimostrazioni». Per una curiosa ironia della storia, neppure due anni più tardi il "collaudo" della nuova strada è in questo senso tragicamente esemplare: la prima dimostrazione che si svolge in una Stalinallee ancora in corso di completamento viene a coincidere con la rivolta popolare dei lavoratori berlinesi del 17 giugno 1953, soffocata come è noto nel sangue dal "tempestivo" intervento dei carriarmati sovietici.

Il progetto definitivo della Stalinallee è portato a termine nell'aprile 1952, ma a già a partire dagli ultimi mesi del 1951 erano stati aperti i primi cantieri. La possente macchina della propaganda di regime si mette in moto: il 25 novembre 1951 il Comitato centrale della SED aveva avviato il "Programma nazionale per la ricostruzione di Berlino". L'obiettivo del Partito era evidentemente quello di mobilitare tutte le forze attive della società, ottenendo manovalanza gratuita. All'appello per l'edificazione della Stalinallee rispondono 45.000 volontari. Il 13 febbraio 1952 viene posta la prima pietra del nuovo asse stradale; l'anno successivo si dà avvio ai lavori per l'esecuzione del secondo tratto dell'asse viario (tra Bersarinstraße e Proskauer Straße).

Gli edifici a torre della Frankfurter Tor, opera di Henselmann, sono terminati nel 1956. Caratterizzati da un anacronistico completamento neoclassico a doppio tamburo e cupola, essi rappresenteranno negli anni il simbolo di quello "stile da pasticceria" che rimanda alla lugubre eredità dei grattacieli stalinisti di Mosca.

! Riccardo Forte

Didascalie illustrazioni

  1. "Berlin - schöner denn je!" ("Berlino - più bella che mai!"), manifesto propagandistico che invita la popolazione a partecipare all'opera di ricostruzione della capitale tedesca (Fondazione Angelo Masieri e Deutsche Bauakademie Berlin).
  2. Berlino Est, vista fronte ovest della Strausberger Platz e dell'innesto con la Stalinallee - Herman Henselmann arch. (foto del 1954. Bildarchiv Landesbildstelle Berlin).
  3. Berlino Est, la Strausberger Platz (fronte est). Sullo sfondo, la torre della televisione realizzata da Herman Henselmann nel 1969.
  4. Frankfurter Tor (Herman Henselmann arch.): gli edifici a torre che immettono simmetricamente alla Stalinallee in una immagine recente.
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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