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Il Forum Sociale Mondialedi Edoardo Pacelli - 6 febbraio 2005 Si sta riunendo a Porto Alegre il Forum Sociale Mondiale, al quale partecipano rappresentanti della sinistra nel mondo. Il presidente Lula è approdato nella città ed ha fatto di tutto, in parte senza riuscirci, per evitare i fischi dei militanti festaioli. A questo scopo i presidenti nazionali del Pt e della Cut (Centrale Unica dei Lavoratori) hanno mobilitato oltre settemila attivisti per occupare le posizioni strategiche nell'auditorium dove avrebbe parlato Lula. Vestendo una camicetta con la scritta 100% Lula, residuo della campagna elettorale, hanno passato la notte in bianco per sistemarsi nei posti principali e poter applaudire il presidente al momento del suo discorso in occasione della presentazione della «Chiamata Globale per la lotta alla Povertà e alla Fame». Al posto delle bandiere bianche del movimento whiteband, che simboleggiano la «Chiamata Globale», prevalevano quelle rosse petiste. Coloro che volevano protestare contro Lula si sono dovuti accontentare del lato di fuori. Solo un piccolo manipolo è riuscito a driblare lo schema governativo potendo così contestare più volte il presidente brasiliano, affibbiandogli l'epiteto di «traditore» e «fascista». Altri contestatori, più discretamente, distribuivano tra le delegazioni straniere dei volantini descrivendo le contraddizioni del governo brasiliano. Il ministro Genoino e il capo della Cut, Marinho, capeggiavano, dal canto loro, la claque per garantire, al momento giusto, gli applausi al presidente. Non rinunciando a pronunciare un discorso messianico, tipico dei caudilhos sinistrorsi, e imitando lo spirito del suo collega venezuelano, Hugo Chavez, il presidente Lula ha affermato che, con la sua politica internazionale, sta cambiando l'agenda del Forum di Davos. Ha poi affermato che coloro che lo contestano sono figli del Pt, ma nel futuro torneranno in seno al partito, che accoglierà i pentiti come fu accolto il figliol prodigo. Ma gli è andata male. Quest'anno, nel primo giorno dell'Fsm, il bersaglio principale della protesta non è stato, come da tradizione e da copione, il presidente Bush, ma proprio Lula, al quale venivano dedicati vari slogan, come: «Lula, che figura, non hai debellato la fame, ma hai dato soldi ai padroni». In effetti, la critica viene da lontano. Celso Furtado, uno dei maggiori economisti brasiliani scomparso recentemente, iscritto da sempre al Pt, ha accusato il governo brasiliano attuale di perseguire una politica che sta agli antipodi delle promesse elettorali. Questo uno dei suoi ultimi messaggi: «Al contrario di molti paesi con lo stesso livello di sviluppo, in Brasile la rendita pro-capite non si concentra per aumentare il risparmio, bensì per aumentare il consumo dei più ricchi. La miseria di buona parte del popolo brasiliano è la contropartita dell'iperconsumo di una piccola minoranza privilegiata». Così è cominciata la kermesse: manifestazioni di amore al prossimo (basta che il prossimo non sia un impresario, un nordamericano, un inglese, o un israeliano); dichiarazioni in favore di un altro mondo (qualunque esso sia, ma che non segua gli standard occidentali); inni angustianti in favore della pace, giustizia, libertà e democrazia (rispettando le eccezioni dei paesi comunisti e mussulmani, dove questi principi non sono ancora possibili a causa delle pressioni del neoliberalismo); infine la denuncia di tutti i mali con i quali l'umanità convive perchè continua ad ignorare la saggezza delle soluzioni marxiste, leniniste, maoiste, castriste, trotzkiste, staliniste e similari. Edoardo Pacelli |
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Ragionpolitica, periodico on line n.95 del 5/2/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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