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Time will tell

di Riccardo Meynardi - 12 febbraio 2005

«Playing is not something I do at night. It's the function of my life», è una frase di Elvin Jones. Chi dedica la propria vita alla musica può capire perfettamente il significato più vero di queste parole, chi semplicemente ascolta musica può solo immaginare. E un buon disco, un buon brano possono rendere molto fertile l'immaginazione di un ascoltatore. Accade ascoltando Time will tell, un album piccolo piccolo, auto prodotto, che si possa ripercorrere la vita di un musicista attraverso le sue note, capaci di raccontare perfettamente il suo percorso musicale, la sua vita ed il suo modo di vivere la musica.

Marco Turco parla di jazz con suoni puliti, nitidamente intrecciati tra loro, grazie al sapiente uso fatto degli strumenti che mai si sovrappongono. Il suo jazz è di una matura semplicità che ne rende percepibile la passione ed il rispetto che il chitarrista nutre per ogni singola nota.

Che bello il brano intitolato Cafè Shubert! Un dialogo tra il chitarrista e il suo strumento, è di una delicatezza disarmante che non può far altro che far volare l'immaginazione. Una stanza chiusa, la luce soffusa e un uomo seduto, un po' chino sulla sua chitarra che risponde perfettamente ad ogni suo stimolo. Tranquillità. Un'atmosfera simile la si ritrova nell'altro brano dedicato alla sola chitarra, note acute e ben distinte l'una dall'altra creano l'atmosfera di Fireflies in a glass. "Un idea musicale dal sapore introspettivo" che va facendosi di una leggerezza sempre più impercettibile, lasciando in sospeso l'ascoltatore, che vorrebbe ancora riempirsi le orecchie di quei suoni nitidi che, invece, se ne vanno via.

La vivacità di Almost in tears è introdotta in maniera soffusa, uno strumento per volta, con una paziente maturità stilistica. Non c'è fretta, qui come nel resto dell'album. Prima le sole note della chitarra elettrica, poi si aggiunge il piano. Dopo qualche battuta arriva anche il contrabbasso; infine, Alessandro Marzi introduce la batteria, creando la definitiva atmosfera del brano, che porterà fino alla traccia successiva. E il tempo sembra volare. In maniera simile viene introdotta l'allegria del tema di Take me where I've already been. Qui, un soave crescendo, porta agli spazi centrali occupati dal piano di Gianni Cappiello che gioca, divertendosi, con il contrabbasso. La chitarra e la batteria accompagnano con equilibrio questo gioco fino alla traccia seguente: Away from home. Questa ballad è la scatola con i suoni più forti di tutto il disco, si distingue. Il sax tenore di Bob Franceschini si abbandona in un assolo melodioso e trascinante che domina tutto il tema e a cui fanno da sfondo chitarra, batteria, piano e basso. Un dipinto.

Si distingue anche Bonnie, in cui è la presenza di una vocalist a caratterizzare il tema. La voce suadente di Pina Magri si sostituisce bene al piano di cui non si sente la mancanza. La chitarra elettrica di Marco Turco, oltre ad un assolo dagli accenti puliti, garantisce un perfetto accompagnamento alla voce. Il brano è pieno, non ha spazi vuoti, pur nella sua essenzialità. Ha un equilibrio tanto raro da rendere la traccia numero quattro una traccia da ricordare assolutamente, da ascoltare e riascoltare.

L'unico Marco Turco alla chitarra classica lo si può ascoltare in Samba 4 Karl. Ed è anche il più divertente del disco. Cinque strumenti che giocano sotto la stessa luce, nei medesimi spazi, senza scontrarsi, ma intrecciandosi e cedendosi il passo a vicenda, mai scavalcandosi. Che belle le percussioni di Karl Potter! E quanto è piacevole ascoltare il piano di Julian Oliver M. che si insinua, ridendo, tra la chitarra e la batteria, con il basso che scherza con lui!

In conclusione, si può dire che i dieci brani di Marco Turco siano ben riusciti. Time will tell va ascoltato almeno tre volte: la prima per capire di che musica si tratta, la seconda per capire come l'autore dosa il suo jazz, la terza e tutte le successive per capire cosa il chitarrista campano vuole raccontarci attraverso le sue note. E vi assicuro che ad ognuno racconta una storia diversa.

! Riccardo Meynardi
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