RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

La Cena in Emmaus

di Edoardo Albani - 12 febbraio 2005

La Cena in Emmaus di Caravaggio, conservata alla Pinacoteca di Brera di Milano, costituisce senza alcun dubbio uno dei massimi capolavori della pittura italiana di tutti i tempi. Commissionata dal Marchese Patrizi (Bellori), l'opera fu dipinta dal maestro lombardo nel 1606, durante la sua breve permanenza nei feudi dei Colonna a Zagarolo e Paliano, dove il pittore si era rifugiato a seguito dell'omicidio di Ranuccio Tommassoni da Terni. La fuga tempestosa, forse il rimorso per un atto estremo mosso dall'ira e da un carattere fin troppo instabile ed irrequieto, hanno determinato la tensione dell'artista verso una dimensione che restituisse almeno un po' di pace, un fugace sollievo, una breve sosta lungo un cammino accidentato.

Da questo mare in burrasca, dove le vele delle barche dei pescatori sono ripiegate per ragionevole timore e riverente cautela, emerge lo scoglio imprevisto e rude della religiosità di Caravaggio. Quale emozione inattesa trovarsi come rapiti in questo umile ambiente, in cui solo una tenue luce filtra nell'aria densa e malsana, carica degli odori della strada, dei frutti della terra, delle vesti consunte di esistenze senza passato né futuro. Una bettola frequentata da gente di malaffare, da viandanti esitanti e timorosi alla ricerca di un domani migliore, di un'altra aurora cui affidare i propri pensieri, le proprie preghiere, come sentinelle in attesa...

I protagonisti di questo, come della maggior parte degli altri dipinti del Merisi, sono i poveri, gli ultimi, quelli che ignorano il latino o le sottili allusioni delle allegorie, quelli per cui la Chiesa di Roma è il potere e la ricchezza, la porta aperta da Pietro ed il muro reso invalicabile dagli uomini. A loro la Vergine Maria volge benigna il proprio sguardo misericordioso. Il Vangelo della quotidianeità trova, nell'opera di Caravaggio, la sua più alta illustrazione, la più compiuta. Un travaglio interiore guida la mano del pittore, quasi ad assecondare la febbrile ricerca di un lido sicuro, di un orizzonte assoluto dove tessere, con rinnovata consapevolezza, la tela della propria anima.

L'estremo realismo delle opere di Caravaggio si traduce in una umanizzazione della divinità giudicata scandalosa ed irriverente dai suoi contemporanei. Nella Morte della Vergine del Louvre (1604), ciò che distingue Maria dalla popolana - si dice annegata nel Tevere - che servì al pittore come modella, è la sottile aureola che sembra contenere il disordinato fluire dei capelli verso il basso. Solo una citazione quindi, dettata dalla adesione, del tutto formale, alla tradizione, che viene taciuta nelle figure dolenti degli Apostoli che piangono intorno al corpo esanime della Vergine. La morte sembra avere preso il sopravvento e con essa il senso di impotenza che accompagna l'umano distacco. Ogni riferimento al Trascendente sembra essere celato, quasi soffocato da un'amara riflessione sull'esistenza dell'uomo. Forse la speranza ha abbandonato questo Mondo!

Eppure proprio nel pianto e nella disperazione, nel dolore e nella paura emerge la tensione verso Dio, immediata, sconvolgente, inaspettata come il raggio di luce che nella Vocazione di San Matteo, (Roma, San Luigi dei Francesi, cappella Contarelli 1599-1600) segna il destino dell'Apostolo. Quale misero valore hanno quei pochi denari posati senza ordine sul tavolo rispetto alla nudità di una nuova vita! La luce assume quindi un significato mistico: rivela il divino, distingue gli uomini dal nulla che li circonda, anima la speranza senza nascondere i particolari, senza sottrarci al confronto con ciò che siamo quotidianamente; è la visita inattesa, il sacrificio estremo che ha redento il Mondo.

Con il suo realismo, Caravaggio invita a cogliere i segni del divino nel fluire apparentemente anonimo della vita. Anche un'osteria malfamata, al pari di uno stato di disperazione interiore o di peccato, può accogliere la viva presenza di Cristo. E' la sofferenza a renderci simili a Lui, così come la luce del sole è simile a quella della candela, l'acqua del mare alle nostre lacrime, il vento alla nostra voce.

I due viandanti diretti ad Emmaus, afflitti dalla rassegnazione per gli avvenimenti di Gerusalemme, non riconoscono subito Gesù: «Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo» (Luca 24,15-16). Il dolore rende ciechi, mette alla prova la fede, spazza via ogni certezza. Tuttavia, pur ignorando chi sia quel forestiero che li accompagna lungo il cammino, lo invitano a non abbandonarli, a restare con loro: «Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: resta con noi perché si fa sera ed il giorno già volge al declino» (Luca 24,29). In questa richiesta innocente e spontanea germoglia il seme della speranza, la vera fede, l'amore quasi istintivo dell'uomo verso il proprio Creatore.

Nel quadro di Caravaggio un raggio di sole illumina il volto assorto di Cristo. Come ha notato Maurizio Calvesi, a differenza della Cena in Emmaus conservata al British Museum di Londra, qui l'artista lombardo ha presentato il momento successivo all'atto religioso, quando il pane è già stato spezzato ed il gesto di benedizione ha un significato di congedo. Lo stupore dei due commensali che hanno riconosciuto il Salvatore contrasta con l'incolpevole distacco dei servitori. Eppure anche i loro volti, stanchi e segnati dal tempo, sono pervasi da una tenue luce crepuscolare, la stessa che annuncia la notte e penetra negli angoli più remoti del nostro cuore.

! Edoardo Albani
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.96 del 11/2/2005
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata