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numero 280
6 marzo 2008
 
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E adesso vanno in scena le superiori

di Francesco Verzillo - 12 febbraio 2005

E' stata varata da pochi giorni la bozza di decreto legislativo riguardante il secondo ciclo di istruzione. Si tratta del documento che riordina la scuola superiore (licei, istituti tecnici e formazione professionale). E', per così dire, il terzo atto dell'opera di Riforma scolastica, voluta dal governo Berlusconi, e messa in pratica dal Ministero competente. Si ricorda che la legge 53/03 prevedeva, al suo varo, uno o più decreti di attuazione, da approvare entro 2 anni, e così è stato: si è partiti dall'ex scuola elementare, la scuola media (ciclo primario) ed ora tocca alla scuola superiore (ciclo secondario).

Quest'ultimo possiede uno schema strutturale che prevede, da un lato, il sistema dei licei e dall'altro quello dell'istruzione e della formazione professionale, percorsi paralleli, di pari dignità, ma anche integrabili tra loro, nel senso che lo studente può, tramite appositi passaggi transitare da un sistema all'altro. Oltre ai licei tradizionali, vi sono nuovi indirizzi, come il liceo tecnologico, musicale, economico e delle scienze umane. Si mette in tal modo la parola fine alla miriade di sperimentazioni che, oltre a non essere ormai più tali in quanto opzioni fisse e spesso superate, creavano solo confusione o addirittura conflitti di ruoli tra gli istituti stessi.

Il secondo canale della formazione professionale, oltre a offrire un'alternativa ai licei, si arricchisce di nuovi contenuti, eleva il proprio valore contribuendo enormemente a diminuire il tasso di abbandono scolastico. Molti ragazzi sono scoraggiati dall'insuccesso scolastico, magari perché le loro vocazioni non trovano risposta negli studi teorici, ma se avessero modo di conseguire una qualifica dignitosa, con la prospettiva di un miglior futuro occupazionale, sceglierebbero tale opzione; viene in tal modo garantito il diritto-dovere allo studio come previsto, appunto, dalla legge 53, in quanto si consegue comunque un titolo valido e spendibile, e si studia fino a 18 anni.

Sarebbe ora di finirla con il relegare l'istruzione per l'apprendimento di un mestiere a scuola di serie B o "scuola ghetto"; con buona pace di molti, non siamo tutti uguali, e le inclinazioni, le passioni di ciascuno sono degne del massimo rispetto da parte di tutti. Questo falso egualitarismo ha prodotto in passato solo ignoranza, abbandono scolastico e disagio sociale diffuso.

Un'altra novità che ricalca coerentemente i decreti precedenti, è l'ampia flessibilità oraria offerta allo studente. C'è però qualcosa in più, rispetto ai cicli inferiori. Lo schema di distribuzione delle varie discipline vede, in progressione, un aumento delle ore e delle discipline facoltative opzionali man mano che lo studente prosegue verso la meta finale dell'esame di maturità. Si premia in tal modo il cammino spirituale, morale e culturale dell'alunno che, crescendo, è in grado di gestire maggiormente la personalizzazione dei propri percorsi formativi.

In attesa dell'approvazione definitiva del decreto è in corso una conferenza nazionale indetta dal Ministro Moratti con la partecipazione del Sottosegretario Aprea che, coinvolgendo le massime cariche della Scuola, affronta il tema delle competenze di base degli alunni tra i 14-15 anni, ossia nell'età di ingresso alle scuole superiori, attraverso una valutazione nazionale degli apprendimenti; come dire: l'efficacia dell'insegnamento si può misurare. I cambiamenti così importanti debbono essere attentamente studiati e capiti. E se questa è l'intenzione, siamo veramente sulla strada giusta.

! Francesco Verzillo
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Ragionpolitica, periodico on line n.96 del 11/2/2005
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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