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Il gattopardo al Botteghinodi Gianni Baget Bozzo - tratto da Avanti! del 9 febbraio 2005 Il congresso romano dei Ds è stata un'operazione di facciata tendente a dare l'immagine di un partito postcomunista che cerca, ancora una volta, la sua legittimità. Quando, dopo la Bolognina, si pensò al nuovo nome del partito, venne escluso il nome "socialista" perché ciò avrebbe significato un'accettazione del ruolo determinante del Psi nella storia della sinistra italiana. Il nome scelto fu quello di "democratici", che corrispondeva a un lungo uso del termine fatto per definire i movimenti vicini ai comunisti: cattolici democratici, giuristi democratici ecc. In seguito si mutò ancora il nome per togliere il termine di "partito", visto che esso era stato così rilevante nella storia del Pci. Come si vede, era una continua epurazione dei nomi dell'ex Pci. Ma era un cambiare i nomi per mantenere la cosa: non una sola figura del gruppo dirigente dei Ds non veniva dal partito comunista. Ora ci deve essere un nuovo cambio di nome ed è il nome "socialista", sia pure con l'aggettivo "europeo", che entra nella definizione dei postcomunisti. E il termine "riformista" diviene la definizione del nuovo partito che i Ds intendono costituire, insieme alla Margherita e ai socialisti italiani e ai repubblicani. Tutto il lessico craxiano è stato così adottato dal gruppo dirigente postcomunista. Non si tratta però di una conversione, ma dell'ennesima annessione: infatti nessun dirigente postcomunista ha mai accettato di rivisitare la questione socialista e la questione riformista. Non a caso è stato evitato ogni dibattito su tale questione nelle sedi ufficiali dei Ds, mai è stato riconosciuto che il socialismo liberale di Craxi era l'elemento fondamentale nella storia della sinistra italiana. Senza riconoscere questo fatto, senza compiere la critica del proprio passato, i postcomunisti rimarranno sempre tali. Rimane così la tesi di un partito organo della storia e perciò infallibile: un partito in cui l'autocritica è stata sempre motivata dall'adesione del singolo alla dottrina del partito pensata in assoluto come incolpevole. La critica del partito comunista non è mai stata fatta e non è stata fatta nemmeno ora che il riformismo e il socialismo divengono il termine di identificazione dei Ds. Una rivoluzione verbale ma che mantiene la tesi che i postcomunisti annettono le storie altrui senza modificare la propria. Prendere il nome di "socialisti" e "riformisti" significa dire che il Pci ha avuto torto nella sua lunga storia, che è stato una palla al piede della sinistra italiana e del Paese. "Riformista" e "socialista" perdono il senso che hanno sempre avuto nella loro storia e divengono parole vuote e non mutano la percezione che dei postcomunisti ha il Paese. Resta il fatto che l'idea di cercare un termine che escludesse il Psi dalla storia della sinistra è divenuto obiettivamente impossibile. Perché solo il nome "socialista" e il nome "riformista" indicavano la riforma e non la rivoluzione come forma politica della sinistra italiana. I fatti hanno la testa dura, i postcomunisti hanno dovuto pagare con l'abdicazione a guidare la sinistra politica, affidandola a un democristiano come Prodi proprio perché non erano mutati in se stessi, si erano ancorati all'idea che il Pci fosse un'altra cosa dal partito sovietico e che quindi la fine del comunismo russo non li toccava. Oggi essi possono prendere il potere, ma solo nascondendosi dietro alle parole di colui e di coloro che essi hanno sempre avversato. Perciò il nuovo partito riformista nasce dalla confusione delle culture politiche, tutta tesa ad evitare che si ponga il problema dell'identità comunista del partito per quella continuità storica del Pci, Pds, Ds e oggi Pse che in sostanza il gruppo dirigente comunista ha voluto mantenere. Da buoni gattopardi, hanno cambiato tutto a condizione che tutto rimanga come prima.
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Ragionpolitica, periodico on line n.96 del 11/2/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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