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numero 280
6 marzo 2008
 
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Come sarà il mondo nel 2020

Mapping the global future - 2020 Project

di Giovanni Vagnone - 12 febbraio 2005

Il National Intelligence Council (NIC) è un organismo statale statunitense che elabora analisi socio-politiche formalmente indipendenti dalla politcy ufficiale dell'amministrazione, ma che al tempo stesso risponde direttamente al direttore della CIA e sempre dalla CIA può carpire ed utilizzare informazioni e agenzie intelligence. Nel 1997 e nel 2000 sono stati elaborati dall'ente due documenti di portata generale dai rispettivi titoli Global Trends 2010 e Global Trends 2015, con l'intento di identificare le linee portanti del rinnovamento mondiale che potremmo definire di proiezione storica del presente non sull'imminente futuro, ma sulla più lunga portata plausibile: insomma linee di tendenza economiche ed influssi su popolazioni, istituzioni nazionali ed internazionali, e sugli eventi che muoveranno le politiche non solo americana, ma anche asiatiche, europee, dei paesi emergenti e di quant'altri nel Mondo giochino un ruolo.

Da poco è stato redatto un altro documento, il terzo in sette anni di lavoro, di 123 pagine, interessante come i precedenti e dalla struttura piuttosto complessa che cercheremo di riassumere in queste righe.

Dopo la lettera di presentazione del lavoro, firmata dal presidente del NIC stesso, Robert L. Hutchings, ed un sommario abbastanza esaustivo, l'opera si dipana in tutte le direzioni possibili, introducendo prima la metodologia analitica del lavoro di redazione (la continuazione di processi già in atto dagli anni '50 e le relazioni di organi internazionali come l'UNESCO) e poi suddividendo il corpus in quattro sezioni:

> le contraddizioni della globalizzazione;
> le potenze emergenti: il mutamento dello scenario geopolitico;
> le nuove sfide alla governance;
> insicurezza "pervasive".

In conclusione, altre due sezioni riassumono le implicazioni politiche in specifico, con meno dispersione, e riprendono le tematiche sparse nel testo, indicizzando le varie "schede" (grafici e tabelle) argomentative: dalle armi biotecnologiche, all'alfabetizzazione, alla criminalità organizzata; dall'espansione dell'Unione Europea al ruolo centrale delle superpotenze cinese ed indiana. Ma cercando di andare più nello specifico, vediamo alcune priorità che emergono dal testo, ed in particolare il ruolo dell'Europa, dell'Islam, dell'Asia e degli States stessi.

Partendo dall'Europa, pare non ci saranno particolari mutamenti, anzi, il processo di unificazione non porterà molto avanti, e nella sezione specifica sulla possibilità dell'UE di diventare superpotenza si evidenzia già dalle prime righe il grosso limite del "Vecchio Continente", ovvero la natalità. Molto lavoro sarà condizionato dall'immigrazione e le influenze esterne soprattutto nell'Est e nel Meridione verranno continuamente a coincidere con la volontà di potere del terrorismo musulmano. Per la precisione, in riferimento all'Islam, si parla di un'espansione sia verso Ovest sia verso Est e Sud, in quanto la principale preoccupazione del fondamentalismo sarà quella di invadere la più parte dell'Africa, dell'Asia ed appunto dei paesi reduci dal crollo dell'Urss.

Continuando la carrellata il ruolo degli Stati Uniti risulta quello di oggi, se non rafforzato dal punto di vista di garanzia della libertà e della democrazia: alcuni problemi saranno leniti dall'avanzamento delle più svariate tecnologie, ma non si prospetta né la soluzione della fame nel mondo, né il debellamento delle peggiori malattie. Solo il concetto di globalizzazione subirà un profondo mutamento, in quanto oggi porta al pensiero come link diretto all'idea degli USA, mentre nel 2020 farà apparire ovvio a tutti che deriva principalmente da India e Cina, veri protagonisti anche per l'opinione pubblica.

E proprio sulle due tigri asiatiche si focalizza poi l'attenzione, quando si sviluppano teorie contrapposte in riferimento alla "capitalistizzazione" dell'ultimo grande governo comunista in positivo (con il raggiungimento del secondo posto alle spalle degli Stati Uniti nell'economia globale) od in negativo (con l'esplosione di enormi problemi di criminalità, traffico, inquinamento...), e quando si riserva comunque ad entrambe un ruolo fondamentale nello spostamento del baricentro geopolitico planetario verso l'Estremo Oriente. Anche l'Indonesia si svilupperà al punto da eguagliare i migliori Paesi europei e per il Giappone si tratterà di scegliere tra la concorrenza cinese e l'aggregazione ad un nuovo asse economico.

Lo stesso discorso vale dal punto di vista militare; il paese dello zio Sam si vedrà di fronte nuovi sterminati eserciti con gli occhi a mandorla, con cui fare i conti e con cui scendere a compromessi; ma nel testo è garantito ancora il ruolo di "central pivot" della più grande democrazia del mondo, garante di una pax non necessariamente armata, ma neppure molle ed imbelle: «there are new arrangements in Asia, but the United States still does the heavy lifting».

Per le altre aree, l'America Latina, la Russia, l'Africa, ci sono molte proiezioni che, però, non vanno molto al di là dell'attualità che possiamo già da ora leggere nelle pagine di cronaca estera, ed i nodi cruciali del Medio Oriente, di Taiwan, delle due Coree non vengono approfonditi per evidente mancanza di certezze.

Cosa possiamo dunque trovare in queste interessanti 123 pagine? Di sicuro gli amanti della fantapolitica saranno compiaciuti, ma non del tutto soddisfatti, in quanto spesso vengono ribadite quelle che appaiono come ovvietà (soprattutto in riferimento al terrorismo ed al fatto che in base all'efficacia delle misure adottate questo avrà più o meno potere) e laddove ci sarebbero le più gustose proiezioni spesso si preferisce mantenere l'equilibrio dicendo una cosa e poi ammettendone anche l'opposto. Per rendere più piacevole e suggestiva la lettura, inoltre, vengono creati ad hoc quattro scenari fittizi a conclusione delle sezioni principali:

> una lettera del capo del foro economico mondiale all'ex presidente della Federal Riserve (che si tiene in Cina e non a Davos, sede abituale) datata 12 gennaio 2020;
> una pagina datata 11 settembre 2020 ed intitolata Pax Americana dal diario del segretario generale dell'Onu (parte principale in cui si tratta dell'istituzione... ritenuta piuttosto inutile: «i gruppi filoamericani che chiedono la rimozione dell'Onu e numerosi europei e asiatici convinti che l'Onu sia succube di Washington»);
> una lettera del 3 giugno 2020 di un nipote di Bin Laden su "a new Caliphate";
> uno scambio di messaggi di testo telefonici tra due trafficanti di armi, mossi l'uno dall'estremismo islamico, l'altro dalla sola sete di denaro.

Anche gli amanti della politica internazionale non potranno dirsi completamente appagati: alcune linee portanti della trattazione sono considerabili ormai come acquisite dall'immaginario collettivo, appunto come la questione dell'Asia nuovo centro economico e dell'Europa un po' in decadenza, o meglio in lentissima crescita; o dell'Islam tenuto a bada, con il terrorismo ancora più disperato e crudele in parallelo alla democraticizzazione di vaste aree sottratte al controllo religioso. Eppure è interessante notare la percezione che del mondo gli statunitensi hanno o vogliono avere, e farebbero bene tanti antiamericani a leggere come gli Stati Uniti non abbiano nessun intento di imporsi se non nella diffusione di quelle che ritengono essere le fondamentali caratterizzazioni di una società civile: intendiamo dai diritti dell'uomo, alla libertà, alla democrazia espressione di entrambi. «Over the next 15 years the increasing centrality of ethical issues, old and new, have the potential to divide worldwide publics and challenge US leadership».

Non resta che aspettare il 2020 e, nel frattempo, leggere con occhio critico una ricerca che negli States ha un valore soprattutto di indirizzo politico indipendente dal governo e con alle spalle un ampio spettro di intelligence a cui, direttamente, non sempre possiamo accedere.

! Giovanni Vagnone
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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