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L'attacco di Zapatero all'informazione

di Simone Rosti - 19 febbraio 2005

Ci risiamo. A neanche un anno dalla sua "esplosiva" elezione, Zapatero mette a segno un altro attacco al sistema liberale spagnolo. Prima ha combattuto contro la libertà, la democrazia e la pace in Iraq, ritirando, con un vile e ingiustificato atteggiamento, le truppe spagnole in un momento delicatissimo della transizione irachena. Poi è passato alla famiglia e alla vita: aborto libero nelle prime 12 settimane di gravidanza, quindi un ritocco alla legge sulla riproduzione assistita, la più libertaria d'Europa, poi la riforma della legge sul divorzio in vigore dal 1981, eliminando la separazione e, infine, l'approvazione della legge sui matrimoni gay. Ma tutto ciò era troppo poco. Zapatero e il suo Governo devono scontare altre cambiali elettorali e attaccare un settore nodale, quale quello della informazione.

Il quadro del sistema televisivo spagnolo è pressoché il seguente: tre reti televisive nazionali sono trasmesse in chiaro, la statale Tve, Antena 3 (di proprietà del gruppo italiano De Agostani) e Telecinco (del gruppo Mediaset). Vi è inoltre Canal Plus, la pay-tv, che appartiene al gruppo Prisa.

Il panorama radiofonico, assai forte nel paese iberico, è dominato da Cadena Ser, che sfiora il 50% del mercato audio nazionale. Come Canal Plus anche Cadena Ser, appartiene al gruppo Prisa, proprietario del quotidiano El Pais , il più letto giornale di Spagna, di nette posizioni progressiste, a sostegno del Partito Socialista.

Il governo socialista ha presentato un progetto di legge che prevede il riassetto del sistema radiotelevisivo. Zapatero ha deciso, però, di non puntare sullo sviluppo del digitale terrestre (come ha fatto il Ministro Gasparri), che garantisce il vero pluralismo televisivo, in quanto l'accesso al digitale è illimitato per le aziende che desiderano investire nella televisione (cioè vige il libero mercato: parità di accesso e concorrenza), ad esempio destinando fondi (come accade da alcuni anni in Italia) all'acquisto dei decoder.

La maggioranza spagnola ha invece stabilito di aggiungere due ulteriori frequenze analogiche alle tre già esistenti. Il tutto con procedura d'urgenza. Insomma, in altri termini, Zapatero faciliterebbe la trasformazione della pay-tv, Canal Plus, in rete in chiaro. Non solo, e questo è il punto meno toccato dai giornali: vorrebbe anche far cadere il tetto del 50% delle frequenze del mercato radiofonico che, come detto, è dominato dalla radio Cadena Ser, vicina alle posizioni del governo Zapatero. In tal modo, la radio del gruppo Prisa, potrebbe tranquillamente arrivare a dominare, con più del 50%, il sistema radiofonico iberico.

Come dicevo, l'iter parlamentare scelto dal governo socialista, prevede una procedura d'urgenza. Non si capisce bene per quale motivo: un disegno di legge che prevede il riassetto di un settore importante e vitale quale quello dell'informazione, radicalmente modificato a rapidi colpi di maggioranza. In questo senso si inseriscono le giuste proteste dell'amministratore delegato di Telecinco, Paolo Vasile, che ha parlato di un «eventuale colpo di Stato» nell'informazione.

La risposta di Zapatero non si è fatta attendere. Nell'epoca della globalizzazione, dei diritti agli immigrati, dell'Unione Europea, che ha portato con sé la libera circolazione delle persone, del lavoro e delle imprese, il capo del governo spagnolo, animato da un certo nazionalismo, ha affermato all'agenzia Europa Press: «L'opinione di Paolo Vasile, di questo cittadino italiano, è molto rispettabile, però credo che dovrebbe moderare un po' i termini, dopo quello che ho letto oggi». Insomma, una velata (neanche tanto) minaccia.

Fortunatamente uno dei gruppi politici alleati di Zapatero, il partito catalano Convergenza e Unione, ha chiesto il ritiro della procedura d'urgenza, a favore di un normale dibattito parlamentare. Insomma, sarà cambiato l'iter del disegno di legge, ma molto probabilmente sarà approvato dalle Cortes, il Parlamento spagnolo. Il punto è che un capo di governo socialista promuove un riassetto del sistema radiotelevisivo che avvantaggerebbe palesemente il gruppo che lo sostiene. Che sarebbe successo se, a parti inverse, tutto ciò fosse accaduto in Italia? Contrariamente alla posizione difensiva del leader del Partito Socialista, che ritiene la legge in oggetto un passaggio verso il pluralismo dell'informazione, questa manifestazione di volontà appare un ulteriore attacco alla società e al mondo culturale spagnolo.

! Simone Rosti
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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