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L'esistenza esiste

di Stefano Magni - 19 febbraio 2005

La filosofia oggettivista poggia le sue fondamenta su una base epistemologica realista: la pietra angolare è l'assioma primario "l'esistenza esiste". Come si può affermare e argomentare che l'esistenza esista, assioma che sembra più un gioco di parole che altro? Non si può argomentare o provare o dimostrare l'esistenza: qualsiasi percezione giunga ai nostri sensi presuppone che "esista" un'entità che colpisce i nostri sensi in quella determinata maniera, per cui l'esistenza è implicita a qualsiasi nostra percezione, a qualsiasi nostra esperienza.

Posto che l'esistenza esiste, l'uomo è un'entità che si muove in una realtà oggettiva, che apprende attraverso i suoi sensi. L'uomo alla nascita è una tabula rasa, priva di qualsiasi conoscenza e capacità. L'uomo deve tutto all'apprendimento della realtà esterna. Il processo di apprendimento dell'uomo avviene in tre stadi: entità, identità e unità. Prima l'uomo, attraverso i suoi sensi, percepisce le entità, poi riesce a distinguere una particolare entità dal resto del suo campo percettivo (identità) e infine mette in relazione le somiglianze e le differenze fra le entità percepite (unità). In questo modo, la mente umana incomincia a formare i primi concetti, ad esempio se due oggetti presentano la stessa caratteristica di avere quattro bastoni che reggono un pezzo piatto di materiale solido, essi appartengono allo stesso gruppo di oggetti chiamato "tavolo", differente da un altro gruppo di oggetti, che presentano caratteristiche diverse rispetto a quelle del tavolo, chiamato "sedia". L'uomo, per comprendere la realtà che lo circonda, non fa che aggregare entità in base alle loro somiglianze e isolare un'entità dalle altre in base alle sue differenze. Ciò che distingue l'uomo dalle altre forme di vita esistenti, è proprio la sua capacità di trasformare le entità percepite in unità e tale processo presuppone inevitabilmente che l'uomo sia dotato di consapevolezza.

Al fine di espandere la propria conoscenza al di là del proprio orizzonte percettivo, l'uomo ricorre alla misurazione. Tramite la misurazione l'uomo identifica quantitativamente una relazione quantitativa, per mezzo di uno standard che viene impiegato come unità di misura. La formazione di concetto non è altro che questo: individuare la somiglianza fra due o più unità in base alla presenza in ciascuna di esse di una o più caratteristiche identiche, presenti, però, in differenti misure. Mentalmente, nel formare un concetto, l'uomo isola due o più unità dalle altre e le aggrega fra loro in forza della presenza di almeno una caratteristica comune, indipendentemente dalla misura in cui questa caratteristica è presente.

Prendiamo, ad esempio, il concetto di "cavallo": altro non è che quell'aggregato di unità chiamate "cavallo" con quattro gambe, una testa, due occhi, un naso e altre caratteristiche comuni, indipendentemente dal fatto che le gambe siano più lunghe o più corte nell'uno o nell'altro cavallo, dalle dimensioni differenti degli occhi e della testa, dalla forma del naso, dal colore del pelo, ecc...

Se si integrano per similitudine più concetti in un concetto più ampio che li comprende, si ha un processo di astrazione. In questo caso i concetti che fanno parte dell'astrazione sono trattati mentalmente come unità, come se fossero rappresentatitivi di una singola unità. Tale processo è, naturalmente, solo mentale: in realtà il concetto che viene preso come unità nel processo di astrazione, è rappresentativo di tutte le entità che presentano quelle determinate caratteristiche comuni. Quando il nuovo e più esteso concetto è completato, esso comprende tutte le caratteristiche delle unità che lo hanno formato: quella o quelle che, fra di esse, sono comuni, vanno a costituire le caratteristiche distintive del nuovo e più astratto concetto.

Per descrivere la natura di un'unità, il linguaggio umano impiega delle definizioni. La definizione include le caratteristiche distintive dell'unità (i differentia) e la categoria di entità dalla quale si distingue (il gene). La definizione di tavolo come "un oggetto in legno formato da quattro gambe e un piano", per esempio, comprende i differentia principali (quattro gambe e un piano) e il gene (oggetto in legno). Presupponendo sempre che il concetto esiste anche nella mente, oltre che nel linguaggio, la definizione non si riferisce tanto al significato della parola: una parola è solo un simbolo con cui si identifica un concetto. La definizione serve a distinguere il concetto stesso da tutti gli altri.

La definizione è una struttura aperta: è sufficientemente aperta da poter contenere tutte le successive conoscenze che andranno a formarsi su quello stesso concetto. Per cui una definizione antica, se è corretta, non deve poter essere invalidata da una definizione successiva, ma solo integrata in essa. Una definizione è falsa nel momento in cui non include caratteristiche fondamentali conosciute dell'unità che si propone di descrivere, o anche nel momento in cui contraddice ciò che si conosce di quelle caratteristiche. Se per esempio affermo: il treno è un mezzo di trasporto che non ha le ruote, la definizione è sbagliata. Se affermo anche: il treno è un mezzo di trasporto in ferro, evidenzio una caratteristica non fondamentale e ne tralascio altre fondamentali e la definizione è insufficiente. La verità o la falsità di tutte le conclusioni, le inferenze o le conoscenze umane, dipendono dalla verità o dalla falsità delle definizioni.

L'arte come ricreazione della realtà

Un uomo può sintetizzare la sua visione della realtà in un'opera d'arte meglio che in un libro di migliaia di pagine. L'arte altro non è che un modo di ricreare la realtà da parte dell'artista, per esprimere la sua visione del mondo. La letteratura è l'arte dei concetti: lo scrittore esprime e descrive concetti, tramite la caratterizzazione dei suoi personaggi, i loro dialoghi e la creazione dell'ambientazione di una storia. La pittura svolge lo stesso ruolo, ma il pittore esprime concetti tramite immagini invece che tramite parole. Lo scultore si esprime come il pittore, ma all'immagine aggiunge anche la plasticità della terza dimensione, così da coinvolgere anche il tatto del fruitore della sua opera. L'architettura (che per Ayn Rand è da includersi sicuramente nell'arte e non è mera opera di ingegneria) è l'arte più vicina alla scultura, ma ad essa aggiunge anche una funzione pratica di abitazione o di involucro di una qualsiasi attività umana. Anche l'architetto si esprime, costruendo un edificio che rappresenti il suo scopo. Infine, la musica è la più astratta e soggettiva delle arti, perché il musicista non esprime direttamente concetti, ma trasmette sensazioni tramite suoni, vibrazioni periodiche che stimolano l'immaginazione dell'ascoltatore. Sarà l'ascoltatore ad elaborare il messaggio che il musicista gli sta veicolando, trasformando, nella sua mente, i suoni in sensazioni, immagini e concetti.

L'arte è fondamentale per capire il rapporto tra l'uomo e la realtà che lo circonda. Ayn Rand traccia un confine netto fra ciò che è arte e ciò che non lo è, ma è qualcos'altro (cronaca, propaganda, pubblicità, ecc...). L'arte è una ricreazione della realtà effettuata da un artista che esprime concetti filosofici, non un'asettica e impersonale descrizione di ciò che avviene, né un'esposizione di precetti morali a scopi educativi. In ogni epoca, l'arte ha espresso ed esprime il senso della realtà dell'artista, dell'uomo e della società di quel tempo, per questo è un indicatore fondamentale per capire la filosofia più diffusa di un determinato periodo o di una determinata società. Nel Medioevo europeo, una società dominata dalla religione esprimeva soprattutto arte sacra, con qualche rara e preziosa eccezione. Nell'Umanesimo, l'uomo e la sua dimensione sono diventati il centro dell'interesse degli artisti. In civiltà come quella araba, indiana e cinese, l'arte esprime altri modi di intendere la realtà (compreso un altro modo di intendere il tempo) diverso da quello condiviso nelle società europee. L'arte è, per questo, anche un barometro che indica il grado di libertà di una civiltà. C'è sicuramente più rispetto per l'individuo e la sua libertà in quella società in cui è l'uomo, con le sue passioni, le sue idee e le sue azioni ad essere al centro dell'attenzione degli artisti.

! Stefano Magni
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