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numero 280
6 marzo 2008
 
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I pacifisti e il rapimento di Giuliana Sgrena

di Stefano Doroni - 26 febbraio 2005

Hanno rapito Giuliana Sgrena, e ci dispiace. Perché è un essere umano, perché è italiana e perché odiamo profondamente gli atti bestiali di questi figuri che sono responsabili della guerra mondiale che stiamo combattendo. Siamo sicuri che il governo italiano, com'è successo in tutti gli altri casi in cui sono stati sequestrati dei compatrioti, farà il possibile e l'impossibile per tirarla fuori dalla sua prigione: i servizi stanno già lavorando piuttosto bene; non possiamo e non dobbiamo sapere di più, innanzitutto nell'interesse dell'ostaggio. Qui dovremmo fermarci: sperare per il suo rilascio (e magari pregare, per chi ha fede) tutti insieme, nel composto rispetto per il dramma della vittima e dei suoi cari, ma nel contempo con assoluta fermezza contro quelli che la tengono nelle loro mani; non si tratta con i manigoldi, non si cede ai loro ricatti e non si dà seguito ad alcuna delle loro farneticanti richieste.

I fatti stanno in questi termini solo per il governo e per la maggioranza, per i giornali che conservano un minimo di onestà intellettuale e per i cittadini che hanno ben chiaro in mente dove sta il Bene e dove il Male in questo conflitto scatenato nel nome di Allah. Per tutti gli altri è stata l'occasione per usare i soliti due pesi e due misure, anche quando si parla di vittime, e magari di morti (speriamo non in questo caso). I comunisti italiani aspettavano che gli capitasse l'occasione di una manifestazioncina antiamericana, e i loro sodali tagliagole islamici gliel'hanno offerta su un piatto d'argento. Tutti in piazza compagni! Finalmente si possono tirar fuori di nuovo le bandiere arcobaleno e gridare ancora una volta che i veri cattivi sono Bush e Berlusconi, mica i sequestratori della Sgrena!

I comunisti e la Sgrena hanno sempre dipinto gli americani e tutti quelli che gli hanno dato ragione (governo italiano in testa) come i veri terroristi, gli invasori, gli occupanti, insomma i cattivi; mentre gli islamici in armi, i jihadisti assassini, uomini di Bin Laden e di Al Zarkawi, tagliagole spietati, assassini senza umanità, li hanno raccontati come coraggiosi guerriglieri, partigiani, "resistenti", una specie di eroi in salsa cheguevarista. Ora, i "buoni" hanno rapito una "buona", e la usano spietatamente come mezzo per le loro richieste politiche.

Ma nella manifestazione romana del 19 febbraio gli sbandieratori dell'arcobaleno non si sono pronunciati contro i veri colpevoli della sciagura della Sgrena; come al solito hanno urlato contro il governo «guerrafondaio» di Berlusconi e si sono abbandonati ai deliri sdolcinati dei loro slogan buonisti: «Liberate Giuliana, liberate la pace». Già: formula ad effetto, sicuramente. Mentre invece la Sgrena e i noglobal pacifisti, con tutta la sinistra estrema o rimorchiata da Bertinotti, stanno proprio dalla parte della guerra, perché fanno comunella con chi la guerra l'ha voluta, cercata e ora la sta combattendo fino all'ultimo uomo, in nome delle ragioni dell'odio verso l'Occidente e i suoi valori; è evidente che comunisti e islam jihadista hanno obiettivi simili. Insomma: i pacifisti sono vicini alle ragioni di chi sequestra e taglia le gole, e poi scendono in piazza. Incoerente, ma strategicamente comprensibile: bisogna chiedere che la rilascino, ma come lo si chiede a «compagni che sbagliano». Mentre in realtà i sequestratori non sbagliano affatto: rapiscono infatti proprio colei che più di ogni altra poteva scatenare il lamentio pacifista contro il governo italiano; non a caso il video di Giuliana arriva a ridosso del voto parlamentare sul rifinanziamento della missione «Antica Babilonia». Il calcolo politico è evidente, anche se non è servito perché le speranze di Bertinotti e compagni sono state deluse, e la missione può proseguire.

L'ambiente comunista italiano non aveva comunque bisogno di imbeccate: per muoversi non ha certo aspettato il suggerimento del video, avendo cominciato a solleticare la faciloneria sentimentale italica all'indomani del sequestro. Nel tentare l'ondeggiante umore pietista degli italiani si è distinto il disegnatore Vauro: infami furono le sue vignette sul Manifesto all'epoca del sequestro dei quattro body guards italiani, trattati come «mercenari», pistoleros prezzolati che si meritavano quello che gli stava succedendo. «Eroi di scorta», li chiamavano sui giornali leninisti: li hanno infangati senza risparmiarsi nessuna bassezza, nessuna offesa. E ora, proprio quel Vauro che alzava a mezz'asta banconote come bandiere dopo la morte del povero Quattrocchi, entra nelle sue vignette come personaggio e lancia una colomba con ramoscello annesso nel becco pregandola di «riportarcela», quell'angelo della pace; aspetta il ritorno della Sgrena con mazzolini di fiori in mano e, quando proprio esce allo scoperto, in una vignetta particolarmente rabbiosa, grida ai sequestratori: «Ridateci Giuliana ché voglio tornare a prendere per il culo Berlusconi!».

Ora mi chiedo: forse che la vita della Sgrena (come quella delle due Simone, santini ideologici dell'antiamericanismo da parrocchietta) vale più di quella dei quattro sequestrati dell'aprile 2004? Evidentemente sì: perché lei sta dalla parte "giusta", ce l'ha con gli americani, con il "terrorista" Bush, con il suo "servo" Berlusconi. Dimenticando perciò che proprio grazie alla benedetta guerra di quell'assassino di Bush, e grazie all'impegno encomiabile di gente come i nostri ragazzi in divisa, gli iracheni possono assaggiare uno scampolo di democrazia.

Sappiamo come andrà a finire, o almeno ci auguriamo che finisca così, per il bene della nostra compatriota (mi piace questo termine, è più caldo di «connazionale», che è burocratico e distaccato): il governo, con l'aiuto dei servizi e forse perfino dei «satanici» americani, libererà l'ostaggio. Ancora una volta se finirà bene non lo dovremo alle parole d'odio dei finti pacifisti; ma loro si guarderanno bene dal ringraziare chi lo avrà meritato: ringrazieranno piuttosto la "resistenza" irachena e diranno che si tratta dell'ennesimo successo del «movimento», delle bandiere arcobaleno. Pazienza.

Avremo sott'occhio, una volta di più, tutta la mala fede, tutta la carica d'odio, tutta la cultura guerraiola di quella sinistra estrema e antagonista che oggi tiene in ostaggio l'opposizione italiana, legata all'obbligo di obbedienza alle albagie di Bertinotti e del suo movimento di arrabbiati filojihadisti. Con buona pace di Prodi che sorride sempre per andar d'accordo con tutti e intascare voti (giene frega solo del potere), con buona pace di Rutelli che a volte riesce pure a ragionare e ad avere dei dubbi, con buona pace di Berlusconi e colleghi che continuano a lavorare nonostante chi dovrebbe riconoscerne i meriti continui a corprili d'infamia. Lanciamo un appello anche noi: liberate la Sgrena, liberateci dai pacifisti.

! Stefano Doroni
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