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numero 280
6 marzo 2008
 
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Don Giussani e la forza di un'azione comune

di Gianni Baget Bozzo - tratto da Avanti! del 23 febbraio 2005

Luigi Giussani è stato una delle figure centrali del cattolicesimo italiano nel Novecento: la sua novità è stata soprattutto in un metodo; fare della figura di Cristo il centro di una esperienza personale di conversione. Il rapporto con Cristo era personale, era un'adesione senza motivazione che non fosse il Cristo stesso. Il carisma di don Giussani era quello di fare del riferimento a Gesù un motivo di credibilità fondato su una scelta personale.

Il Cristo di Giussani era il Cristo del dogma cattolico, il Dio fatto uomo, era la Chiesa ad esprimerne la presenza nel tempo; tuttavia l'adesione al Cristo veniva, nel metodo di don Giussani, prima della adesione alla Chiesa: era la conversione al Cristo che fondava l'adesione alla Chiesa. Giussani esprimeva la conversione con i termini di "avvenimento": era l'"avvenimento" del Cristo nella vita del cristiano. In questo entrava certamente qualcosa del revival evangelico dei protestanti americani.

Nella tradizione cattolica è nella Chiesa che avviene l'incontro con Cristo, la mediazione ecclesiale è la via di acquisizione del Cristianesimo. Ma nella società del secondo Novecento la mediazione ecclesiale si faceva più debole perché l'evento conciliare aveva messo in crisi l'identità ecclesiale e questo poneva in questione l'elemento di certezza della fede nel singolo cristiano che, per vivere la fede, doveva scegliere tra le diverse teologie. La professione di fede diveniva una interpretazione individuale del suo significato. Tutto era interpretabile e quindi mutabile: per questo il fondamento della fede andava cercato non nella interpretazione della teologia ma nella dedizione alla figura di Cristo. Questo è il fondamento posto da don Giussani. Il cristiano aveva bisogno di certezze e nella Chiesa degli anni Sessanta era la certezza del significato della fede che diveniva dubbio aperto a tutte le prassi.

Vi è un nesso tra la svolta conciliare dei primi anni Sessanta e il '68. La contestazione che investe anche la Chiesa diviene la sostituzione della fede con la rivoluzione per molti cattolici. E' dalla crisi della contestazione che il movimento di Gioventù Studentesca in cui opera don Giussani diviene Comunione e Liberazione, trasferisce cioè la forma del movimento sessantottino all'interno della Chiesa: ma rovescia la direzione del riferimento alla identità ecclesiale, la forma di differenza del movimento dalla società. La Chiesa sostituisce la rivoluzione, l'unità del movimento è interna all'unità della Chiesa e professa obbedienza alla gerarchia.

Don Giussani inventa così la forma che si estenderà anche ad altre esperienze come i Focolarini e i neocatecumenali, iniziative che si inseriscono nel corpo ecclesiastico ma, diversamente dall'Azione Cattolica, non hanno origine dalla gerarchia e si fondano tutti nell'esperienza spirituale personale che fonda una comunità diffusa. Tutte si riferiscono ad un fondatore, cioè ad un carisma personale che viene riconosciuto dalla gerarchia e si manifesta in forme di azione comune. L'unione di carisma e di gerarchia avviene a livello maggiore con Giovanni Paolo II, che sceglie i mezzi di comunicazione sociale quali strumenti del suo governo della Chiesa, ponendo fine - grazie al suo personale carisma di comunicazione al popolo - alla dominanza che la teologia critica della Tradizione aveva avuto nel periodo di Paolo VI.

E' con l'attuale pontificato che don Giussani vede pienamente riconosciuta la forma del movimento nella struttura della Chiesa accanto alla struttura istituzionale delle parrocchie. Diversamente dagli altri movimenti ecclesiali, Comunione e Liberazione si impegna direttamente nella via economica con la Compagnia delle opere e poi nella vita politica, offrendo i suoi esponenti prima alla Dc e poi a Forza Italia.

Ma la Fraternità di Comunione e Liberazione è oggi una realtà operante in tutta la Chiesa, sempre nella formula di don Giussani della conversione personale a Cristo come avvenimento nella vita del singolo che lo inserisce in una compagnia capace di aiutarlo e a vivere da cristiano nella società.

! Gianni Baget Bozzo
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