|
|||||||
|
|
Il mercante di Veneziadi Andrea D'Elia - 26 febbraio 2005 Liberamente tratto dalla commedia di William Shakespeare l'ultima opera di Michael Radford (regista e sceneggiatore) racconta l'intricata storia di un giovane innamorato (Bassiano - Joseph Fiennes) che per conquistare la sua bella Porzia (Lynn Collins) chiede un prestito ad Antonio (Jeremy Irons), amico fraterno, costringendolo ad indebitarsi con Shylock (Al Pacino), un astuto usuraio ebreo. Shylok, sorprendentemente in un primo momento, sembra amichevole nei confronti del nostro Antonio, nonostante quest'ultimo non avesse mai perso occasione per trattare il vecchio usuraio come un cane: tanti gli sputi in faccia, gli insulti, le umiliazioni e le manifestazioni di profondo disprezzo; infatti nella Venezia del 1500, gli ebrei erano relegati in un sorta di ghetto, costretti a portare un berretto distintivo di colore rosso qualora avessero voluto uscire di giorno in mezzo ai cristiani; erano emarginati e negletti e non potendo possedere nulla, molti di loro accumulavano denaro, per poi prestarlo dietro esorbitanti interessi. Tutto il rancore accumulato da Shylok, a causa della situazione lo spinsero ad inserire una clausola "inumana" nel contratto con Antonio: qualora non avesse onorato il debito entro la data concordata avrebbe potuto esigere una libbra di carne tagliata dal petto del debitore, vicino al cuore. Tutta la vicenda rotea attorno alla corsa contro il tempo, ed alle peripezie amorose di Bassiano, che riesce ad indovinare dove si trova il ritratto delle sua amata, elemento indispensabile e condicio sine qua non per poter ottenere il matrimonio. Tutto sembra scorrere liscio, fino a quando una terribile tempesta distrugge tutto il carico del ricco mercante impedendo a quest'ultimo di poter onorare il suo debito: l'udienza in tribunale è la parte più emozionante del film, il Doge di Venezia sembra costretto ad emettere una sentenza a favore dell'usuraio, ma proprio quando le speranze sembrano ormai svanite del tutto, interverrà uno strano ed efebico Giurista Dottore accompagnato da un assistente altrettanto strano ed ambiguo. Il punto forte di tutta la pellicola è l'eccellente recitazione di Al Pacino, coadiuvata dal formidabile doppiaggio del nostro Giannini, che ci propone uno Shylok astioso, raggomitolato e dolente al punto da ricordare ogni tanto i toni lamentosi delle dizioni poetiche di Umberto Saba. Pacino è uno Shylock umiliato e offeso che vale da solo una reverente visita al film: voce di gola e sguardi lenti, zavorrati dal rancore, rendono la vicenda estremamente realistica e "teatrale". Il film presentato a Venezia 2004 fuori concorso, non ha mancato già allora di suscitare polemiche (non è certo la prima volta per questo testo che ha quasi 500 anni). Questa coproduzione internazionale con la partecipazione anche degli italiani Edwige Fenech, Luciano Martino e l'Istituto Luce, ha ricevuto infatti già l'anno scorso a Venezia attacchi dalla comunità ebraica Usa che sottolineava la non opportunità di questa storia incentrata sulla perfidia dell'ebreo interpretato da Al Pacino. Il regista si era difeso spiegando che si trattava di una storia moderna che utilizza il Cinquecento per parlare di due culture che non si capiscono nei costumi e nei comportamenti; una storia di conflitto drammatica, ma nessun antisemitismo. Infatti per una volta bisognerebbe guardare all'essenza della pellicola, i protagonisti non sono gli uomini, ma la rabbia, il sentimento di angoscia e di astio che accompagnano la vita di Shylok, fino a portarlo a prendere la decisione più tremenda ed abietta: esigere la carne del suo nemico, la sua essenza, la sua anima per sfogare fino all'estremo il suo sentimento di profondo odio, facendoci vedere limpidamente fino a che punto possa arrivare la vendetta di un uomo (il fatto che sia ebreo conta veramente poco). Michael Radford non è un innovatore: prende pari pari il testo teatrale e lo comprime nello spazio cinematografico. Si prende solo una libertà: quindici minuti di descrizione del ghetto ebreo di Venezia. Se, da un lato, il regista non tradisce l'autore, dall'altro non aggiunge nulla, ci propone una scenografia viva eppure estranea al destino dei personaggi, in cui i protagonisti si muovono imprigionati e catturati dalla macchina da presa, mentre vorrebbero, nel caso di Al Pacino, protendersi verso un'immaginaria platea. Tre meriti in questa versione del "mercante": la fedeltà al testo, appunto, la ricostruzione storica minuziosa nelle scenografie di Bruno Rubeo, i costumi dettagliati e preziosi di Sammy Sheldon e, soprattutto, come prima accennato, la presenza di Al Pacino nel ruolo di Shylock..
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.98 del 26/2/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||