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numero 280
6 marzo 2008
 
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La Sacra Selva. Scultura lignea in Liguria tra XII e XVI secolo.

di Silvia Vallini - 26 febbraio 2005

Rimane aperta fino al 13 marzo «La Sacra Selva», esposizione di scultura lignea che chiude il ciclo di eventi organizzati lo scorso anno a Genova, Capitale Europea della Cultura per il 2004. Il titolo, oltre che un omaggio al ligure Felice Romani, librettista di Vincenzo Bellini, risulta una felice sovrapposizione di concetti chiave legati alla mostra: senso di misticismo e immanenza divina proprio delle immagini sacre, idea cardine del legno come simbolo concreto della vita che si rinnova, e quindi identificazione delle opere riunite in quest'occasione con una singolarissima "selva", la quale condivide con il bosco tradizionalmente inteso la connotazione sacrale associata sia al luogo, sia al materiale utilizzato per la realizzazione delle opere.

L'idea del luogo sacro è concretamente evocata dall'ambientazione della mostra genovese nella chiesa di Sant'Agostino, adiacente agli spazi dell'omonimo Museo Civico. L'allestimento è stato disegnato con l'intento di creare un dialogo con l'ambiente circostante, mantenendo tuttavia una separazione concettuale tra le opere e gli elementi architettonici del suggestivo "contenitore". Si entra dunque nell'edificio, senza lasciare i cappotti al guardaroba anche per via della bassa temperatura - dettaglio che aiuta, altresì, a vivere in maniera autentica questa straordinaria esperienza - e tra la penombra che ci avvolge iniziamo a scorgere i componenti di questa "Sacra Selva".

Il percorso espositivo segue l'impianto longitudinale della chiesa. L'attenzione del visitatore è immediatamente richiamata dal gigantesco Crocifisso tunicato della chiesa di Santa Croce e Nicodemo del Corvo di Bocca di Magra (La Spezia), che, assieme al Retablo con Storie della Passione della chiesa di Santa Caterina di Testana di Avegno (Genova), occupa una posizione privilegiata all'interno del percorso espositivo, l'uno e l'altro essendo poli carismatici posti in evidenza come i venerabili capotavola di un numeroso convito. L'opera spezzina, riferibile al terzo quarto del XII secolo, apre una straordinaria serie di Crocifissi del XIII-XIV secolo, realizzati da varie maestranze - liguri, castigliane, tedesche -, tra cui spicca, per il formidabile espressionismo, quello della chiesa di Santa Maria Maddalena (Genova). La figura di Cristo, lungi dall'iconismo ieratico del precedente esempio di Bocca di Magra, sottolinea gli aspetti che più marcatamente si riferiscono al recente supplizio e allo sfacelo della morte. Ma il Crocifisso della Maddalena esemplifica anche quel complesso di significati a cui si è accennato: la croce, sopravvissuta in originale, è costituita da un ramo di legno di cui, volutamente, è conservata la contorsione originaria, nonché la presenza di gemme che normalmente venivano create ad hoc producendo lacerazioni del tronco, dalle quali nasceva un nuovo ramo. La vita che genera vita attraverso la sofferenza: verità umana ed escatologia cristiana qui perfettamente leggibili e coincidenti.

Ai lati di questo e di altri imponenti simulacri di Cristo, la maggior parte dei quali grandi al vero, prendono posto Madonne, Santi e Pietà di più piccole dimensioni, di provenienza ligure, lombarda e fiamminga. Il dato della moltiplicazione delle figure sacre va messo in relazione con «un significativo ampliamento, tra Trecento e Quattrocento, della gamma dei potenziali committenti, fra i quali si distinguono per dinamicità i laici organizzati in confraternita» (Piero Donati, curatore della mostra). Indimenticabile, poi, il citato Retablo con Storie della Passione, realizzato da maestranze di Bruxelles nel primo Cinquecento, pezzo unico in Liguria e derivante da un modello raro nel suo genere; la compostezza solenne delle sette statue che piangono un Cristo ormai consegnato al regno dei cieli, opere realizzate nel XV secolo da un ignoto maestro della Liguria di Ponente; lo Svenimento della Vergine di anonimo scultore dei Paesi Bassi meridionali.

Molti sono gli spunti di riflessione offerti dalla rassegna genovese, uno dei quali si impone immediatamente all'attenzione del visitatore: i numerosi pezzi non liguri presenti in mostra. Dove e perché sono state realizzate queste opere? Sono state importate o scolpite in Liguria da artisti residenti in loco? O forse si trattava di maestri itineranti di passaggio? Ogni presenza richiede una spiegazione diversa: nel caso delle opere fiamminghe, le intense relazioni tra Genova e i più importanti empori commerciali delle Fiandre, Bruges prima e Anversa poi, residenza di molti mercanti genovesi facoltosi; nel caso delle opere lombarde, la documentata e tradizionale presenza in Liguria di maestranze provenienti da quella regione, specie dei seguaci di Anselmo, Bonino e Guglielmo da Campione; nel caso delle opere piemontesi e tedesche, forse il passaggio a Genova di artisti attratti dalle opportunità che una grande città mercantile in rapida ascesa poteva offrire.

La mostra «La Sacra Selva» porta alla ribalta il tema della scultura lignea, già considerato secondario nel quadro degli studi di storia delle arti in nome di una presunta "gerarchia" dei materiali, secondo cui il legno occuperebbe una posizione inferiore rispetto al marmo. Tali argomentazioni, già efficacemente messe in discussione dal grande storico dell'arte Michael Baxandall, appaiono oggi completamente superate, e l'interesse per la scultura lignea è dimostrato da rassegne simili a quella di Genova - «Sacre Passioni», Pisa, 2000-2001, e «Scultura Lignea in Basilicata», Matera, 2004 - che presentano le rispettive scuole regionali tra i secoli XII-XVI, evidenziando culture figurative dai forti connotati europei.

I curatori della mostra genovese, Franco Boggero e Piero Donati (Soprintendenza per il patrimonio Storico, Artistico e Demoetnoantropologico della Liguria), sottolineano l'importanza del lungo e capillare lavoro sul territorio, «fatto anche di sopralluoghi, schedature, ricerca d'archivio, contatti costanti con le Curie e delicati rapporti con le piccole comunità affezionate al proprio patrimonio». È stata, come si evince dalla lettura del corposo catalogo, un'avventura di scoperte e di fortunati recuperi. Su 73 opere esposte, infatti, 44 sono state sottoposte a restauro negli ultimi 10 anni, e ben 18 in occasione della mostra, utilizzando finanziamenti pubblici e privati. All'appassionato lavoro dei curatori e dei loro collaboratori ha fatto riscontro il grande successo di pubblico dell'esposizione, che continua a registrare un'affluenza compresa tra i 300 e gli 800 visitatori al giorno.

Silvia Vallini

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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