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numero 280
6 marzo 2008
 
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Neutralismo prodiano

di Gianni Baget Bozzo - tratto da Avanti! del 1 marzo 2005

Romano Prodi ha definito in un lungo articolo su Il Corriere della Sera la sua concezione della politica estera italiana, pur riservando all'Unione le scelte al riguardo. La sua linea di politica estera sembra omologarsi a quella francese e a quella tedesca, cioè al disimpegno sulla questione irachena: egli definisce l'intervento americano in Iraq una scelta sbagliata. Per Prodi l'opzione europea si situa contro la decisione del governo Berlusconi di intervenire in Iraq.

Prodi non tiene conto del rapporto con il mondo islamico nato dopo l'11 Settembre, definisce cioè una politica estera italiana come se il conflitto aperto con il terrorismo islamico e l'impegno della coalizione dei volontari per la democrazia islamica non esistesse. La sua linea è quella di un'Europa ripiegata su se stessa e l'Italia ripiegata sull'Europa. Anche qui la caratteristica è la definizione di una politica che ha per caratteristica quella di essere contraria alla scelta fatta dal governo Berlusconi. Meno di nessun altro Paese europeo, l'Italia può disinteressarsi dell'area mediorientale, che è diventata il nuovo cortile di casa degli Stati Uniti, dopo che la presidenza Bush ha deciso di impegnare in quest'area tutto il suo peso politico.

In ogni caso, la posizione italiana è diversa da quella francese e tedesca perché l'Italia è impegnata, sia pure in termine non direttamente bellici, nell'area irachena, tanto che il disimpegno del nostro Paese dall'Iraq costituirebbe un grave segno di indebolimento di tutto lo schieramento che punta sulla democrazia irachena. Dichiararsi neutrali nel conflitto tra il terrorismo e la democrazia è già un compito difficile per Francia e Germania, implica l'abbandono di qualunque impegno nell'area mediorientale. Lo stesso sforzo della diplomazia franco-tedesca, unita in questo caso a quella inglese, per impedire che l'Iran si doti di armi nucleari, ha la sua forza solo nel fatto che esistono pressioni militari americane sul governo di Teheran.

Il mondo arabo è oggi diviso tra la linea fondamentalista e la linea democratica; gli Stati Uniti sono riusciti a farsi sentire nel mondo arabo dal Marocco, alla Giordania, all'Egitto. Il terrorismo ha costretto i governi arabi, cha avevano accettato il patto con l'integralismo islamico nella loro politica interna e nella loro cultura religiosa, a praticare una politica diversa, cioè ad affermare il loro vincolo con l'Occidente anche in chiave istituzionale.

Quando Prodi afferma che l'Europa deve lavorare insieme al presidente Bush, dimentica che egli, con il voto contrario al rifinanziamento dell'intervento italiano in Iraq, ha scelto una linea di rottura con gli Stati Uniti maggiore di quella scelta da Francia e Germania. Tutto ciò che si ricava dall'articolo di Prodi è il favore all'intervento militare solo nel quadro delle Nazioni Unite e nel caso di violenza e genocidio o di violenze sul popolo. Sono gli interventi che l'Onu ha rigorosamente mancato, dalla post-Jugoslavia al Ruanda, al Congo ed anche nel Darfur. Dove l'intervento è avvenuto, anche nel quadro delle Nazioni Unite, ciò è avvenuto solo quando si sono mossi gli Stati Uniti.

La politica estera italiana viene definita come la rinuncia alla guerra stabilita dalla Costituzione, il che costituisce un ottativo ma non una realtà. Anche dopo la fine dell'Unione Sovietica, ed anzi a conseguenza di quella, le guerre sono aumentate nel mondo. Perciò trincerarsi dietro le Nazioni Unite e dietro la Costituzione per affrontare i temi della pace e della guerra è nascondersi dietro a una irrealtà: né la Costituzione né le Nazioni Unite sono lo schermo contro le guerre che abitano il mondo.

Questo discorso è fatto per accontentare Bertinotti, ma significa in breve la rinuncia a qualunque definizione della politica estera italiana: l'unico riferimento è la subordinazione all'asse renano di Francia e Germania, proprio quello da cui Berlusconi ci ha affrancato. Ma anche la Francia, se vuole sostenere la sua politica libanese verso la Siria, deve rivolgersi agli Stati Uniti. Il neutralismo europeo, in cui Prodi vuole iscriverci, è una astrazione ed ha i giorni contati.

! Gianni Baget Bozzo
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