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6 marzo 2008
 
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I soliti noti

di Pietro De Leo - 4 marzo 2005

Gli amanti delle frasi fatte direbbero «a volte ritornano». Però, per questo caso, sarebbe più opportuno dire «a volte ci riprovano». Walden Bello, il faro filippino dei no-global, è venuto in Italia, a Firenze, ed ha partecipato al forum contro la guerra a Firenze. Ha parlato, Bello. Di Giuliana Sgrena, amica dell'Iraq, e di questo mondo occidentale, sempre più avido e accentratore. Ha una visione personalissima della politica estera, che esterna in un'intervista al Manifesto: afferma che Bush ha una diplomazia della disperazione. La sua visita in Europa non è stata è un tour trionfale, ma il tentativo disperato di coinvolgere l'Europa in Iraq. Visione perfetta, se non fosse per il piccolo particolare che contrasta con la realtà dei fatti: credo che a tutti sia chiaro il ridisegno della diplomazia internazionale, specie di fronte alla situazione critica in Iran, in cui Bush ha puntato molto sulla mediazione europea condotta da Francia, Gran Bretagna e Germania.

Persino Le Figaro e Die Spiegel hanno cominciato a rivedere le loro posizioni su Bush e la sua dottrina contro il terrorismo. E no, loro, gli antiglobalisti, sono sempre a sperare su un rigurgito del movimento, che li riporti ai fasti di cronaca di qualche anno fa. Per gente come Bello, o come Naomi Klein, significherebbe anche un gran ritorno di immagine. Libri, pubblicazioni, convegni, il tutto in misura molto maggiore di quanto già non facciano ora.

Per questo Bello auspica ad una «professionalizzazione» del movimento. «Organize, organize, organize», dice al Manifesto. Forse gli hanno spiegato che le cose ripetute tre volte (Borrelli insegna) da noi hanno un certo appeal. Ormai, la pura contestazione non basta più. Serve soprattutto disobbedienza civile, professionalizzare il movimento.

Il movimento italiano - afferma Bello - è in grado di fare tutto ciò. Ha ragione, a vedere la puntata di Punto a Capo andata in onda giovedì 24 febbraio, con le intercettazioni telefoniche tra Caruso e Casarini, sembra che siano molto capaci di farlo. E, infatti, a Genova è successo quel che è successo. E lo stesso a Roma, in cui la manifestazione per la liberazione di Giuliana Sgrena è stata rovinata da un gruppo di facinorosi che non ha perso l'occasione per inscenare la solita pagliacciata anti-berlusconiana.

Bello non fa nulla di nuovo. Prima lancia il sasso, poi è pronto a nascondere la mano nel momento in cui qualcuno prende troppo alla lettera i diktat e ne combina una grossa. Allora scatta l'utilizzo del complotto preconfezionato. Il governo che mette le bombe per incolpare il movimento, infiltrati dei servizi segreti che fanno il diavolo a quattro per gettare fango sugli amateurs della pace. Così è successo a Genova nel 2001, così è successo nelle manifestazioni finite a vetrine rotte e cariche contro la polizia.

Troppo comodo, signori. L'abbiamo capito. Ma a capirlo sono anche molti dei diretti interessati, visto che tanti ammaliati dal movimento, che nel 2001 avrebbero fatto di tutto per non saltare una manifestazione, ora se ne rimangono comodamente a casa. E in piazza ci vanno in pochi, i soliti noti. Meglio per loro, almeno le telecamere non fanno fatica più di tanto ad inquadrarli tra la folla.

! Pietro De Leo
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