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La scelta di don Giussanidi Gianni Baget Bozzo - tratto da Tempi del 3 marzo 2005 Don Giussani entra nella città di Dio, nella pienezza della vita eterna, e nella storia del Novecento. La sua opera è stata centrale nella vita della Chiesa nel suo passaggio tra il Vaticano I e il Vaticano II. La Chiesa aveva vissuto a lungo comunicando nella tradizione delle famiglie il cristianesimo alle nuove generazioni: la fede passava attraverso la Chiesa di padre in figlio. Nella seconda metà del '900 comincia a non essere più così, il rapporto tradizionale rimane, ma non è più sufficiente a fare i nuovi cristiani. La fede diventa un'opzione, è il frutto di una scelta. Prima di questo, nel tempo della tradizione, la Chiesa forniva ai credenti le sue argomentazioni sulla vita cristiana; era all'interno della Chiesa che si conosceva Cristo, la fede sosteneva il passaggio dall'accettazione semplice alla conoscenza riflessa senza soluzione di continuità. La Chiesa ha cercato di affrontare i nuovi tempi con il Concilio Vaticano II e quindi si è aperta alla tematica della modernità; ma questo fatto ha spiazzato la trasmissione della fede per via di tradizione e ha creato incertezze nella Chiesa. E' sembrato che la fede dovesse essere accettata mediante il tramite di una teologia. La via della ragione è divenuta la via del pluralismo teologico e non è più un'opzione né unitaria né certa. Nel medesimo tempo è avvenuta in Occidente una crisi culturale, il sistema di civiltà occidentale è stato messo in crisi nei suoi fondamenti, nelle università e nelle culture. La contestazione è dilagata ed ha assunto a un tempo la forma di una contestazione della Chiesa e della società. Don Giussani va visto come duplice sfida, spirituale e civile. Ha delineato per primo una nuova strada, quella della scelta non di una teologia né di una ideologia, ma la scelta di una persona: Gesù Cristo. Egli ha compreso che nella crisi della ragione solo un volto può costituire una via di salvezza, una via di certezza nella forma dell'esperienza di dedizione a una persona. E quale persona può in Occidente avere un fascino maggiore di Gesù Cristo, che nella memoria occidentale vive riconosciuto come Dio e come uomo? Non sarà il solo don Giussani a riconoscere questa realtà, ma sarà il primo a provarla nel crogiuolo della contestazione spirituale e civile a un tempo, e a rispondere congiungendo fede a presenza sociale, economica e politica. La dedizione a Cristo diviene il principio di una compagnia di persone che la condividono e si manifesta in opere nella piena logica dell'incarnazione del Figlio di Dio. Don Giussani ha così dato vita a un ruolo dei laici della Chiesa facendo egli, prete, un movimento che è essenzialmente laicale, si fonda sulla conversione personale e sulla pratica sociale, civile e politica, facendo dell'uno il fondamento dell'altro. Una categoria del '68, il movimento politico, è così trasfigurata in movimento ecclesiale, una categoria che con Giovanni Paolo II troverà piena cittadinanza nella Chiesa, estendendosi a tutte le forme nate dalla grande crisi del trapasso dal tempo della tradizione al tempo della scelta personale e sociale.
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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