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numero 280
6 marzo 2008
 
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Una certa mentalità

di Davide Cosmello - 4 marzo 2005

«Il comunismo è una teoria perfetta che, a volte e purtroppo, si è realizzata». Non ricordo l'autore della citazione che presento e me ne rammarico, ma essa è talmente pregnante nella sua forza icastica che non ho potuto fare a meno di presentarla. Era assai difficile condensare nel breve spazio di un motto arguto l'essenza stessa del fenomeno che prende il nome storico di comunismo.

Un patrimonio di autentica fede, una militanza vissuta come disciplina religiosa, con sacrifici e dolori inenarrabili da parte di tanti entusiasti; e, altro lato della medaglia, un universo morale di dolore e disperazione, dove milioni di uomini hanno sperimentato sulla loro pelle il rigore ascetico dei primi. In questa dialettica di carnefici e vittime si è consumata tutta la tragedia del comunismo mondiale, dall'Unione Sovietica, paradiso dei lavoratori, all'Asia, passando per il Sud America e per buona parte del terzo mondo che ancora paga le conseguenze del mortale abbraccio (vedi Etiopia).

Il fatto in se stesso potrebbe essere consegnato alla storia, avendo, con l'Ottantanove, esalato il comunismo l'ultimo respiro. Ma le cose, purtroppo, non stanno così e il motto arguto e veritiero di cui sopra acquista una volta ancora minacciosa e reale consistenza. Dal momento che è morto forse il comunismo, come fenomeno strutturato storicamente, ma non sono certo morti (in senso ideologico, ci mancherebbe altro) i comunisti. Anzi sono più vivi che mai. E viva e vegeta insieme a loro è la sempiterna idea, propria appunto del nocciolo duro della dottrina comunista, che ci sia la possibilità di rendere questa terra perfetta, correggendone le deficenze con ricette "strutturali" e drastiche "svolte", che oggi prendono il più blando nome di "riforme": l'idea cioè, perniciosissima, che la realtà sia adeguabile, per usare un termine filosofico, alla giustizia, in forza di mutamenti, pensati come vere e proprie "rivoluzioni" (ma non lo possono più dire, dopo gli anni settanta il lemma è come minimo imbarazzante) che eliminino le cause dell'imperfezione della medesima. Si avrà allora il comunismo realizzato, il paradiso in terra.

Va da se che tali ostacoli al raggiungimento del tanto agognato eden vanno sempre cercati "a monte", alle radici e mai a valle. Sfugge loro ciò che appariva lampante a Macchiavelli ossia che gli uomini sono quelli che sono e che la realtà è quella che è, non quella che vorremmo fosse. Se si getta un'occhiata all'agone politico italiano si noterà come nella coalizione di centro sinistra queste idee siano talmente radicate da strutturare un'autentica seconda natura. Proviamo, brevemente e rapsodicamente, ad elencare almeno un paio di concetti che possiamo ricondurre all'orizzonte ideologico in oggetto.

Primo: se le cose vanno male (ammesso poi che tale corso abbiano realmente) è sempre colpa della parte avversa. Tale assunto, che a prima vista può risultare un legittimo tatticismo politico, in realtà svela una struttura mentale profonda tipica di chi considera la propria posizione in termini massimalisti ed assolutistici, ossia "scientifici". Forse non si voleva il comunismo, appunto, scientifico? Non si è forse attuato con precisione e asettica scientificità l'impoverimento e la conseguente riduzione in schiavitù di milioni di persone? La ricerca del nemico a tutti i costi, l'egheliano ostacolo da dialettizzare (che nel contesto politico vuol dire eliminare) è una presenza costante nel discorso pubblico della sinistra italiana, anzi ha raggiunto tratti talmente volgari da suscitare effetti opposti, come le urne hanno dimostrato.

Secondo: i problemi della società si possono risolvere a tavolino, essendo la società appunto una coltura asettica ove saggiare empiricamente la giustezza di astratte teorie. Questa seconda istanza testimonia pienamente sia l'incapacità di considerare la società come un artefatto umano sempre in costante cambiamento sia l'anchilosi propositiva e propulsiva dell'intelligenza politica che necessariamente si vuole dinamica e flessibile come la realtà stessa. Non paia contraddittorio: chi non ha idee si arrocca su posizioni fisse e cristallizzate, chi ha grandi idee le tiene salde come orizzonte di riferimento, ma è pronto ad applicarle alla mutevolezza del contingente. Si esamini la situazione politica italiana e si consideri, restando ai fatti, chi ha proposto e realizzato e chi ha solo fornito ricette fumose e inconcludenti o, peggio, chi ha provato a metterle in pratica. Tutto, allora, risulterà più chiaro.

Davide Cosmello

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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